Tre libri sopra il cielo

Blog dedicato alla letteratura M/M e Lgbt in tutte le sue sfaccettature

“LOVE STORY: Nuovo progetto per autori emergenti presenta “IO SONO” di SAULA ASTESANO

Vi abbiamo parlato agli inizi di settembre del concorso “Love story: nuovo progetto per autori emergenti”, riservato a tutti quegli autori che hanno appena scritto una storia m/m o lgbt, o che ce l’hanno da tempo spersa in una cartella del pc, ma che non hanno mai avuto il coraggio di pubblicarla o di mandarla a una Casa Editrice. Iniziamo quest’oggi la pubblicazione di questi racconti con uno davvero speciale: “Io sono” di Saula Astesano che, oltre ad essere un racconto, ha anche disegni in stile manga, che vi accompagneranno con la lettura della storia.

 

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TITOLO: Io sono
AUTRICE: Saula Astesano
GENERE: New Adult
PAROLE: 2877

PUNTATE: 3 uscite

TRAMA: “Io sono” è il racconto di una scoperta. Di una delle più difficili a causa della società malata in cui viviamo. Ma è anche la storia di un nuovo amore e della speranza che se uniti, nella vita, si può affrontare tutto.

 

Quando ho scoperto la mia omosessualità? A questo non so rispondere. Sarà colpa di mia madre e del fatto che guardavo con lei Sex and the city? Sarà colpa di mio padre? Perché poi si deve parlare sempre di”colpa”? Dico io: in una società come la nostra deve ancora 1891114_10202968932085887_5119657633306606155_nessere vista come una colpa? Partiamo dall’inizio, probabilmente riesco a chiarirmi maggiormente le idee. Quando avevo sedici anni stavo con una ragazza bellissima, Angela, e infatti lei era come il suo nome, lei per me era come un angelo. Bionda, occhi celesti, un carattere davvero adorabile. E stavamo benissimo insieme! Non eravamo solo due fidanzatini alle prime armi, ma eravamo amici, fratelli, compagni di vita. Sempre con lei ho perso la mia verginità. Oh, che sensazione fantastica, ero certo che nessun’altra persona mi avrebbe fatto provare ciò che poteva farmi provare lei.
Mi sentivo importante, completo, mi sentivo uomo.
Insomma, la mia prima cotta, la mia prima vera storia d’amore. Con Angela durò tre lunghi anni, poi un giorno mi mollò, dicendo che aveva trovato un ragazzo migliore di me. Mi sentii tradito quella volta: un ragazzo “migliore” di me? Io cosa avevo che non andava? Affogai la mia tristezza nella musica, come fanno tutti i giovani, e iniziai ad appassionarmi ai Thirty seconds to Mars, oppure di più al suo cantante: Jared Leto.
Mio Dio, quanto era affascinante! Da subito mi misi in testa che volevo essere come lui. Volevo avere i suoi occhi, la sua bocca, i suoi capelli, essere così seducente. Oh, si, quanto era sexy! Aveva charme, aveva tutto ciò che una ragazza potesse desiderare. Amavo soprattutto la canzone“Kings and queens, la parte in cui diceva “We were the kings and queens of promise.We were the phantoms of our selves.Maybe children of a lesser god,between Heacen and Hell.Heaven and Hell”,“Eravamo i re e le regine della promessa.Siamo stati vittime di noi stessi.Forse figli di un Dio minore tra Inferno e Paradiso.Inferno e Paradiso.”
Anche io ero stato vittima di me stesso, figlio di un Dio minore, ma questo lo scoprii solo avanti.
Era un sabato sera come un altro, avevo diciannove anni, patente appena presa e macchina dei miei genitori a disposizione per qualche ora. Ero stato invitato ad una festa in cui non conoscevo quasi nessuno, ma non mi importava: ero dell’umore giusto per conoscere gente nuova e farmi nuovi amici. La festa era a casa di un ragazzo, un dj di cui conoscevo solo il nome, Tony. Come ad una qualsiasi festa, parcheggiai la macchina ed entrai nella residenza: villa con piscina, ragazzi ovunque e musica alta. Ricordo che c’erano diversi palloncini sul pavimento, alcuni in aria che volavano. Tra loro quella musica e quel casino non riuscivo molto a orientarmi, l’unica cosa di cui ero sicuro era che giravano bottiglie di Vodka e Rum ovunque mi girassi. In un primo momento non mi resi subito conto della singolarità di quella festa, probabilmente non ci davo troppa importanza, e così mi buttai nella mischia a ballare. Non ricordo come era vestito, ricordo solo il suo viso perché assomigliava estremamente a quello del mio idolo, Jared. Aveva i suoi stessi occhi azzurri, simili anche a quelli di Angela, ma quando si avvicinò maggiormente capii che non erano i suoi. No, lui emanava un profumo nemmeno paragonabile a quello della mia ex, e quando si mise a ballare con me capii che tra noi era già nato un rapporto inteso. Amicizia? Non me lo sapevo sapevo spiegare. Mi attraeva, di questo ne ero certo. Tutto il resto era una confusione abissale, fuori per la festa, mentre dentro di me per una serie di farfalle che giocavano a pugilato nel mio stomaco. Più tardi ci appartammo, sedendoci nell’immenso prato dietro la casa. Parlammo per ore e ore di tutto.
Sembrava che ci capissimo perfettamente in tutto ciò che ci dicevamo e lui mi leggeva dentro. Sapeva come stavo, sapeva toccare i tasti giusti e puntava ai nervi scoperti. Mi conosceva e in un attimo non guardai più il tempo, che passò, ora dopo ora, senza più fermarsi. Ero terribilmente a mio agio e l’avrei voluto baciare perché in quel momento esistevamo solo io e lui. Il mondo fuori non era nulla, non valeva nulla. Il lavoro, i problemi, la famiglia… Tutto non aveva più importanza. Eravamo solamente io e lui e quello10639687_10202952419713088_7488200639035762107_nera quello che contava, solo quello. Ricordo precisamente il momento in cui ha alzato il suo palmo della mano destra e l’ha appoggiata di fronte a me. Eravamo seduti sull’erba e mi guardava fisso negli occhi. <<Poggia sopra la tua mano>> mi disse.
Ubbidii.
Ormai ero completamente perso in quel mondo che solo un artista sa creare. Al tocco delle nostre mani sentii un brivido e capii subito che se avessi continuato così me ne sarei innamorato. Mi bastava parlare, scambiare risate, opinioni, riflessioni sulla vita con lui. 
<<In confronto alla mia è davvero piccola>>aggiunse, e
in quell’istante tirai indietro la mano come se bruciasse
come se quel tocco fosse infuocato e sapevo che se fossi stato un momento in più a contatto con lui, il suo volto mi avrebbe invaso la mente divorando ogni parte del mio cervello. Mi accorsi subito che ero suo. Che il mio cuore era rapito e da tutto ciò che lui poteva darmi. Giorgio, così si chiamava, era il ragazzo con cui sarei scappato in un’isola deserta e mi sarei nascosto da tutto ciò che poteva turbarmi. Era la mia ancora di salvezza, e quella sera ,quell’unica sera fu una vera medicina, una cura alla tristezza che mi opprimeva. Passarono i giorni e continuavo ad avere il suo volto in testa, così decisi di dirglielo. Provai a contattarlo telefonicamente, gli spiegai che l’attrazione che provavo per lui non era solo fisica, ma mentale. Tra le righe dei messaggi che ci scambiammo gli feci capire che se fossimo stati ancora insieme e da soli mi sarebbe rimasto in testa per un tempo infinito, forse per tutta la vita. Non so cosa mi aspettavo da lui, non so se speravo davvero che entrambi fossimo corsi l’uno nelle braccia dell’altro. Probabilmente una parte di me lo sperava davvero ,mentre l’altra parte, quella razionale mi diceva che se lui avesse ricambiato i miei sentimenti avrei dovuto affrontare cose che probabilmente solo in parte immaginavo. Dentro di me stava nascendo qualcosa che ancora non conoscevo, che non mi sapevo spiegare. Quel qualcosa mi spaventava e mi attraeva nello stesso istante, Giorgio era colui che non sapeva  darmi le risposte che bramavo, ma mi attraeva perché sapeva tante domande a cui non non sarei stato capace trovare un riscontro. Ma io, chi sono? Io cosa stavo facendo? Era ciò che mi domandavo ogni volta che lo aspettavo nel parco. Volevo nascondermi da tutti e nello stesso istante urlare al mondo il bene che volevo a quel ragazzo. Giorgio era più grande di me ,sapeva farmi ridere, capiva come mi sentivo, e aveva i miei stessi gusti in fatto di canzoni e anche lui fan di Jared Leto. Non volevo rendermi conto di cosa mi stesse succedendo finché Dio non decise di buttarmi addosso l’ira di mia madre. Quel pomeriggio tornai a casa tardi ,ero felicissimo, ero appena stato a parlare con Giorgio per diverse ore e credevo che nulla e nessuno potesse abbattere l’adrenalina e la felicità che lui sapeva lasciarmi. Eppure mi sbagliavo. Appena chiusi la porta di casa capii che di lì a poco sarebbe successa l’apocalisse. Mia madre era in cucina che piangeva, con il viso tra le braccia. Che amarezza vedere la propria madre piangere così. Non so se vi è mai capitato, ma per quanto litigherete, per quanto la odierete è, e sarà sempre la donna che vi ha messo al mondo, e vederla piangere, vederla debole e indifesa quando di lei avete solo il ricordo della donna più forte del mondo, beh potete immaginare quanto possa essere devastante. Pensai che le sue lacrime fossero colpa di mio padre: a volte sa essere davvero offensivo e non ho mai avuto un buon rapporto con lui.
  <<Perché piangi?>> le chiesi avvicinandomi a lei. Tra le lacrime mi rispose <<Lo so cosa stai facendo, lo so chi sei.>>
Quelle parole mi diedero un fremito, sia perché neppure io sapevo chi ero ,sia perché probabilmente non ero riuscito ancora a capire chi, però, ero diventato. Ed ecco che la mia sicurezza si arrestò in un secondo. Le gambe iniziarono a cedermi e dalla mia bocca non uscivano più parole di senso compiuto, ma soltanto balbettii incomprensibili. Respirai a fondo mentre le lacrime iniziarono a solcarmi il volto.
<<Mamma, mi dispiace >> E lì, in quell’istante preciso in cui trovai la forza di dire “mi dispiace” all’unica donna che non mi aveva mai tradito, capii di essere omosessuale. Probabilmente il mio corpo lo aveva già capito prima, ma la mia mente si rifiutava 10649552_10202952419193075_5733713281969355540_ncategoricamente di ascoltarmi. Non volevo ammettere che mi piacevano i ragazzi! Ed ecco che ogni pezzo di puzzle si rimetteva al suo posto. Ed ecco, che non volevo essere bello come Jared Leto, ma io ero davvero affascinato da lui, in senso fisico ,in senso psicologico. Ecco che iniziai ad avere un’ visione di ciò che mi circondava, Giorgio eta stata la  goccia che mi aveva fatto traboccare mentre io ero il vaso che aspettava solo di esplodere e capire chi in verità ero. Ed ecco che di nuovo me ne facevo una colpa, perché mi dispiaceva non essere “normale”, non essere chi in verità volevo essere. Mi è sempre piaciuta l’idea di sposarmi e avere dei bambini, ed ero certo di non essere gay perché una coppia gay queste cose non le può fare, ma queste scuse che mi creavo nella testa non bastavano. Non erano certe cose a farmi cambiare, non era il non atteggiarmi a checca che mi faceva essere etero. A me piacevano gli uomini, a me piaceva Giorgio. Quest’idea mi entrò ogni momento più in testa come un verme entra nella mela fino ai semi. L’unica cosa che mi bloccava era la paura. Inizialmente non era facile accettarmi, e anche la mia famiglia si comportava con me come se avessi una malattia da cui dovevo guarire.
<<Non è colpa tua>> diceva mia madre, << vedrai crescendo capirai meglio la sessualità>>. A me veniva da ridere, perché credevo di saperne più io di sesso che loro. E sicuramente capii di più di cosa mi eccitava quando Giorgio mi propose di provare ad avere un rapporto con lui. Ero spaventato, non sapevo se mi avrebbe fatto male, se avrei provato piacere, non sapevo cosa dovevo fare, se mi eccitava tutto di lui, oppure se  lui mi piaceva solo esteticamente e caratterialmente. Devo dire che ci sapeva fare, sapeva cosa toccare, sapeva farmi sentire vivo come mai Angel mi aveva fatto sentire. Fare l’amore con lui mi piaceva ,mi sentivo davvero a mio agio, mi sentivo bene. Si, mi sentivo estremamente bene. Lo potevo vedere bene e, ciò che vedevo era semplicemente stupendo. Respiri lenti, le mani che si sfiorano ,si lasciano, scorrevano lungo il corpo, piccoli baci, piano piano meno lontani per sentire il calore sulla pelle l’uno con l’altro, le dita che sfioravano la schiena ,passano tra i capelli. I baci diventavano più lunghi, diversi,intensi ,diventava un gioco di sguardi, non sguardi ,mentre i nostri corpi cambiavano di posizione. Potevamo approfondire uno scambio di calore, tattile e sensoriale in genere. Le mani si facevano meno sicure ,i respiri diventavano quasi un’espressione vocale, si fusero ,si mischiarono. Così in un attimo, con un lieve movimento del bacino, entrò dentro di me. Ero concentrato sulle sue spalle larghe ,sul suo sguardo bellissimo e, la sua bocca ,che mimò un <<Tu sei mio>> appena il suo membro si trovò al caldo dentro il mio corpo. I nostri fisici, ormai quasi completamente sudati, continuarono nel loro movimento aritmico, ma sincronizzato, una danza per certi versi, i baci non si limitavano più a essere posati su collo e viso. Ormai si era arrivati a creare quasi un’unica mente e un unico corpo. Arrivati al culmine ,lui scoppiò dentro di me, urlando il mio nome ,come una veemenza, un segno che mi voleva e, io volevo lui. Rimanemmo abbracciati semplicemente, così per diversi minuti a sentire i nostri corpi che sembravano scindersi in un unico soggetto. Quella fu la prima volta e ,dopo di essa si seguirono altre volte, sempre più intense, ogni volta ci mettevamo più passione ,ci piaceva sperimentare cose nuove e io non fui geloso che per lui non ero il suo “primo.” Giorgio aveva avuto altri uomini prima di me, ma non mi importava, a me interessava solo di quei momenti magnifici in cui eravamo solamente noi. Un giorno, la mia migliore amica, Samantha, mi chiese se io e Giorgio eravamo una coppia, se eravamo impegnati solo uno con l’altro, oppure se tra omosessuali c’erano solo relazioni più aperte. Io non seppi darle una risposta, in verità non me lo ero mai chiesto. Per ciò che riguardava me, io avevo solamente lui nella mia testa, ma non ne ero sicuro se per lui c’ero solamente io. Così mi feci coraggio e glielo chiesi.
<<Sono sposato, ho una bambina piccola di cinque anni e in verità sono bisessuale. Noi non potremmo mai stare insieme>>, quella fu la sua unica e ultima risposta.

Fine prima puntata…

 

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Questa voce è stata pubblicata il 15 ottobre 2014 da in Love Story con tag , , , , , .

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