Tre libri sopra il cielo

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IN ESCLUSIVA: “LA STORIA DI VESPER” di Patricia Logan

La serie Master’s boys è terminata e siamo tutti in attesa di poter leggere quella nuova ambientanta in Texas. Ma c’è stato qualche personaggio del DOMZ.com che vi è entrato nel cuore? A quanto pare l’autrice ha riservato a Vesper un angolino del suo e così ha deciso di scriverle un romanzo che verrà pubblicato a puntate in esclusiva qui sul nostro blog. Oggi potrete leggere la prima puntata di quella che si preannuncia essere una storia molto tenera e romantica.

la soria di Vesper

Vesper Cosgrove si stava fissando nello specchio leggermente chinata in avanti, apportando gli ultimi ritocchi al rossetto scarlatto. Frank Ciarello, il suo corteggiatore, sarebbe passato a prenderla di lì a poco presso il suo ufficio. Era così felice di avere un uomo tutto per sé, sempre che potesse davvero chiamare Frank il “suo” uomo. Il solo pensiero le faceva volare le farfalle nello stomaco. Il pasticcere italo americano era un bell’uomo, alto circa un metro e settanta, con grandi ricci sale e pepe ma la ragazza lo dominava con il suo metro e novanta d’altezza. Naturalmente Vesper era ancora un uomo, ma mentre esaminava il suo volto nello specchio in cerca di tracce di peluria, si rallegrò che l’elettrolisi, che aveva faticosamente subìto, avesse fatto il suo dovere e, mesi di trattamento, l’avevano portata ad avere una mascella priva di peli. La terapia ormonale alla quale si era sottoposta negli ultimi 5 anni aveva dato forma ai seni e ora aveva una voce più alta di quanto non avesse mai avuto come Lester Cosgrove, il nome con il quale era nata.

Vesper aveva vissuto come donna negli ultimi cinque anni. Emotivamente aveva identificato se stessa come tale per la maggior parte della sua vita, pur dovendosi nascondere per cercare di trovare la sua strada in un mondo omofobo. In passato non si sapeva assolutamente nulla sui transgender. C’erano voluti la notorietà della coraggiosa Billy Jean King e del suo rivale omofobo Bobby Riggs, per far conoscere per la prima volta le parole transgender e transessuale negli anni ‘70. Sì, come no… non in una casa conservatrice come quella di Lester. La parola ‘gay’ era un insulto che suo padre, omofobo, usava quando voleva insultare qualcuno.

Quando suo padre morì, Lester fece coming out con sua madre cercando di spiegarle come si sentisse in realtà. Sua madre però era una mamma degli anni ’50, lasciata all’oscuro di tutto dal marito e che doveva solo occuparsi della casa e dei figli. Suo fratello Scott, il suo unico fratello, non aveva voluto capire e si era immediatamente allontanato da lei. All’età di trent’anni Vesper decise che si sarebbe lasciata l’uomo che era alle spalle e sarebbe diventata una donna. Ora, a cinque anni dalla sua trasformazione, il suo guardaroba era rigorosamente femminile, anche se trovare scarpe da donna numero 48 era pur sempre una sfida. Si guardò allo specchio un’ultima volta e afferrò una piccola scatola rettangolare. Aprendola, prese un cotton fioc, scelse un piccolo cuore nero adesivo e lo posizionò appena sopra il labbro superiore. Lo lasciò asciugare e sorrise tra sé a quest’ultimo ritocco del trucco. Soddisfatta di quell’aspetto che aveva così tanto voluto, chiuse la scatola e uscì dal bagno.
Guardò l’orologio che era appeso alla parete del suo ufficio e vide che aveva solo un paio di minuti prima che arrivasse Frank. Ancora una volta sentì un brivido di eccitazione scorrerle nelle vene al solo pensiero dell’uomo che stava per incontrare. Vesper non riusciva a credere che stesse per avere il suo primo appuntamento come donna. Fino a quel momento era sempre stata alla larga dagli uomini che le avevano prestato un po’ di attenzione. La sua statura e la dimensione delle sue mani, così come i lineamenti del viso ancora un po’ maschili, generalmente la rendevano oggetto di scherno, però, appena il cambiamento di sesso fosse stato completato, grazie alla chirurgia plastica che sperava un giorno di potersi permettere, la mascella e la fronte si sarebbero ammorbidite, portando così a compimento la sua trasformazione.

Vesper ripensò all’anno appena passato e a quanto fosse riuscita ad ottenere. L’economia era terribile e quando Bertha Meadows, l’anziana signora con cui conviveva, era scomparsa, Vesper si era trovata senza alcun reddito e un posto dove vivere. Aveva vissuto con Bertha per quasi dodici anni, le aveva preparato pasti nutrienti, l’aveva portata alle visite dal medico, l’aiutava nelle compere e nelle pulizie generali della casa. Alla fine, Vesper aveva voluto far sì che il passaggio di Bertha nell’aldilà fosse il più confortevole possibile, aveva decorato la sua stanza con fiori freschi e le aveva fatto ascoltare della musica dolce. Le faceva il bagno e la vestiva e faceva sì che potesse passare almeno un’ora al giorno fuori, specialmente al mattino, spingendola sulla sedia a rotelle verso il patio dove le leggeva sempre qualche romanzo. Quando il figlio di Bertha le offrì di restare nella casa in cambio di un affitto ragionevole, Vesper si rese conto di essere stata molto fortunata. Assicurarsi uno stipendio fu la sua seconda priorità. Ancora in lutto per la morte della sua coinquilina, Vesper era terrorizzata per il suo futuro, fino a quando non rispose ad un annuncio come segretaria in un sexy club gay chiamato DOMZ.com.

Vesper era sempre stata timida e mortificata da un terribile difetto di pronuncia del quale soffriva e che il padre aveva usato per abusare verbalmente di lei fin quasi dalla nascita. Quando entrò nell’ufficio del suo futuro capo e Zack Teak l’assunse, quasi non riuscì a contenere la sua felicità. Da quel momento in poi, l’obiettivo di Vesper fu quello di compiacere chiunque lavorasse con lei. Spesso a casa preparava delle piccole sorprese da portare al lavoro e condividere con i Doms e con i sottomessi che lavoravano all’interno del sex club. Faceva in modo che il signor Teak avesse il suo caffè preferito, pronto ogni mattina, proprio come piaceva a lui. Tagliava dei danesi in piccole forme geometriche e li serviva al suo capo su piattini di porcellana, che adornava prima con centrini di pizzo. Mr. Teak sembrava molto riconoscente per il suo lavoro. Un giorno però, la chiamò nel suo ufficio per dirle, nel modo più gentile possibile, che il suo difetto di pronuncia stava creando qualche problema alla sua attività. C’erano state delle lamentele da parte dei membri del sito on-line, i quali sostenevano che quando chiamavano per prenotare un appuntamento con uno dei Dom, non riuscivano mai a capirla. Quindi disse a Vesper che avrebbe dovuto fare un cambiamento.

Vesper si ricordò del brivido che aveva sentito attraversare il suo corpo al solo pensiero di essere sbattuta per strada senza più una casa. Fu una sensazione spiacevole che la terrorizzò non poco. Ad un certo punto, il signor Teak l’aveva guardata dall’altra parte della scrivania con la fronte corrugata e, miracolo dei miracoli, se ne era uscito con un’alternativa. Quando le offrì il lavoro di concierge, Vesper volò sul tavolo e lo baciò proprio sulla bocca. Anche se non c’era mai stato nessuno a ricoprire questo ruolo al DOMZ.com, il signor Teak le diede carta bianca e la rassicurò sul fatto che, di sicuro, avrebbe svolto un buon lavoro. Vesper prese immediatamente le redini della situazione e così, come era già accaduto in passato, si sarebbe presa cura delle persone che lavoravano e che si divertivano al club. Dopotutto era quello che sapeva fare meglio.

Vesper era sulle spine quando il suo cellulare squillò.
“Pronto?”
“Pronto, Tortorella? Sono nell’ingresso, ma non c’è nessuno a farmi entrare,” disse Frank. Dopo le sei, quando Logan terminava il turno, i sub che avevano prenotato un appuntamento venivano scortati da Frederick, la guardia che lavorava di notte al DOMZ.com. Il tecnico notturno operava da casa. A Vesper parve strano che Frederick non fosse alla sua postazione. “Oh, che ftraneffa. Dovrebbe efferci Frederick,” fece. “Arrivo fubito, Frank.” “D’accordo, Tortorella. Non vedo l’ora.” Lei sorrise e riattaccò. Era molto eccitata per questa uscita. Frank gli piaceva davvero tanto. Si scrutò un’ultima volta nello specchio verticale e prese la borsetta, uscendo dall’ufficio. Per poco non andò a sbattere contro il signor Teak e Frederick, che chiacchieravano camminando in corridoio. “Oh, eccoti qui, Frederick. Buonafera, fignor Teak,” disse lei al capo. “Mi cercavi, Vesper?” chiese Frederick. “Oh, no, è che fono venuti a prendermi. Mi hanno chiamato dalla refepfion.” “Sono venuti a prenderti, Vesper?” s’intromise il signor Teak. Vesper sorrise timidamente. “Beh, fì. Ho un appuntamento ftafera. Vuole conoffere il mio cavaliere?” “Ma certo,” rispose il signor Teak. Sembrava molto incuriosito. “Beh, allora venga, glielo prefento,” disse lei con un ghigno. Camminarono fino alla reception, dove Frank era in piedi accanto al bancone con un contenitore di plastica trasparente che racchiudeva un minibouquet. Vesper si sentì battere forte il cuore quando vide l’espressione adorante nei suoi occhi. Lui le sorrise e fece un passo avanti; indossava un completo col panciotto che gli dava un’aria affascinante. Si alzò sulle punte, e lei si chinò così che lui potesse darle un bacetto sulla guancia. Doveva essere una ventina di centimetri più alta. Si rivolse al signor Teak e a Frederick, che aspettavano sorridendo. “Fignor Teak, le prefento Frank Fiarello, il mio cavaliere. Frank, quefto è il mio capo e queft’altro è Frederick, la guardia notturna,” spiegò. Frank sorrise e strinse loro le mani. “Lieto di conoscervi entrambi. Vesper parla del DOMZ.com come di una famiglia,” disse col suo marcato accento di Brooklyn. “Piacere mio,” rispose Zack. “Frank è il pafticcere che ha preparato la torta di Wade e Ivan,” aggiunse Vesper. “Ah, allora è così che vi siete conosciuti,” fece Zack. “Beh, era una torta sia bella che buona.” “Grazie, ma la parte migliore di quel lavoro è stata conoscere la mia Tortorella,” ribatté Frank. Vesper arrossì. “Dai, andiamo, tesoro. Ho prenotato il ristorante. È stato un piacere conoscervi,” concluse lui. La prese per mano, e lei si affrettò a salutare con un gesto gli altri due prima di uscire dalla stanza. Un attimo prima che la porta si richiudesse, udì i due uomini bisbigliare.
“Beh, non capita tutti i giorni,” disse Frank. Zack rise. “L’amore è nell’aria,” rispose con gioia.

****

Frank prese la mano di Vesper e la avvolse attorno al suo braccio, prima di aprire la porta e di uscire dal DOMZ.com. La ragazza gli aveva detto di aver condiviso per un lungo periodo un piccolo bungalow a Glendale, con una compagna anziana che era mancata da poco ma, dato che era il loro primo appuntamento, non aveva voluto chiederle il suo indirizzo. Aveva però insistito per passare a prenderla in ufficio, dove sapeva che si sarebbe sentita più al sicuro. Anche se era una donna alta e imponente, la vulnerabilità che emanava era sorprendentemente dolce. Sembrava fosse sulla trentina, probabilmente aveva qualche anno in più, ma non gli importava. La sua innocenza era stata una delle prime cose che lo avevano attratto di lei. C’era qualcosa di speciale nella sua Vesper e, scoprire che cosa fosse, stava diventando la sua priorità assoluta.

Per quell’occasione Vesper indossava un bell’abito anni ’50 e una parrucca biondo platino che lui adorava. Si ricordò che sua madre e le sue zie si vestivano con lo stesso stile quando era poco più che un ragazzo. Notò piccole cose di lei che gli ricordavano le donne della sua grande famiglia italiana: il modo in cui si mise i guanti bianchi, il suo sorriso quando le agganciò il minibouquet, e il modo in cui brillarono i suoi grandi occhi azzurri, quando sorrise con timidezza sbattendo le lunghe ciglia finte. Credette che fosse semplicemente incantevole.
” Pensavo di portarti al mio ristorante preferito e poi di andare a vedere l’ultimo spettacolo al cinema, se per te va bene, Tortorella.” Disse Frank mentre si dirigevano verso la sua auto. Vesper guardò in basso e poi gli rivolse un piccolo sorriso soddisfatto, giocando un po’ con le sue bellissime labbra.
“Certo Frank, fembra meravigliofo”, balbettò. Molti uomini avrebbero potuto essere infastiditi dal suo difetto di pronuncia, ma Frank ne era rimasto affascinato fin dal primo momento in cui aveva sentito la sua dolcissima voce al telefono.
“Bene. E’ difficile trovare del buon cibo italiano in questa città ma il ristorante “Da Evangelina” è il mio preferito. Camminarono fino alla sua Chevy Cavalier del 1964 e Frank si diresse verso il lato del passeggero per aprire la lunga porta della vettura bianca e gialla. Vesper scivolò all’interno sui sedili in pelle chiara, Frank chiuse la portiera e tornò verso il lato del conducente per sedersi e partire. Era seduta con grazia sul grande sedile che Frank aveva spinto all’indietro, per permettere alle sue lunghe gambe di stare comode. Vesper gli sorrise mostrandogli dei denti bianchissimi.
“Quefta macchina è uno fpettacolo, Frank,” disse, allungandosi per ammirare e accarezzare il cruscotto con la mano guantata. Frank era molto orgoglioso di quell’auto d’epoca che era stata parcheggiata nel garage di suo padre per quasi quarant’anni, prima che Frank decidesse di trasferirsi in California, per espandere la sua attività di pasticcere fin sulla costa occidentale. Avviò il motore potente e afferrando il grande volante bianco, fece manovra per uscire dal parcheggio.
“Beh, grazie tesoro. Questa era l’auto di mio padre. Ero l’unico figlio maschio circondato da sei sorelle, così questa è stata una parte della mia eredità “, disse, sentendo che stava riaffiorando il suo accento da ragazzo di Brooklyn. “Puoi portare via un ragazzo da Brooklyn, ma non potrai mai portare via Brooklyn da un ragazzo.”
“Beh, è molto bella.” Frank si girò verso Vesper che continuava a guardarsi intorno nella macchina, ammirando tutti quei piccoli dettagli che l’uomo cercava di tenere in ottime condizioni.
“Allora, ti piace la cucina italiana Tortorella?” Chiese Frank cominciando a sentire per la prima volta le farfalle nello stomaco. Voleva a tutti i costi fare una buona impressione.
“Adoro tutto ciò che è italiano, Frankie”, disse e poi ridacchiò, probabilmente rendendosi conto che la risposta poteva avere più di un significato. Frank le sorrise prima di rivolgere la sua attenzione di nuovo all’ampio parabrezza, mentre guidava giù verso Santa Monica Boulevard. Gli piaceva il soprannome che aveva usato per lui. Sua madre e la maggior parte dei suoi zii e zie lo chiamavano Frankie e ciò gli diede la sensazione come di essere a casa. Si fermò a un semaforo e la guardò. Teneva la borsa di vernice bianca in grembo e la copriva con le grandi mani. Il fatto che Vesper fosse più alta e più grande di lui in realtà non lo preoccupava più di tanto. Frank era a suo agio con se stesso e dopo un matrimonio fallito in maniera disastrosa era ansioso di trovare finalmente una compagna. Dopo la separazione dalla ex moglie avvenuta quasi dieci anni prima, si era seppellito completamente nel lavoro, lasciando poco tempo a disposizione per qualsiasi tipo di vita sociale. Anche quando aveva incontrato per la prima volta Vesper era preso dal lavoro fino al collo ma nonostante ciò, era ansioso di tuffarsi di nuovo nel mondo degli appuntamenti.
Il ristorante in cui la stava portando non era troppo lontano e Frank non vedeva l’ora di essere seduto con lei, assaporare gli ottimi grissini che servivano e poter finalmente parlare davanti a un buon bicchiere di Chianti.
Guidò in un confortevole silenzio per qualche minuto, fino a quando vide il “Da Evangelina” e svoltò nel parcheggio. Un addetto si avvicinò alla macchina e Frank scese prendendo il biglietto che gli veniva dato, prima di girare attorno all’auto verso il lato del passeggero, dove Vesper veniva aiutata a scendere da un secondo cameriere. Non appena uscì dalla macchina, Frank era lì e sorrideva come uno stupido mentre le prendeva la mano e la conduceva verso il ristorante.
“Oh, che profumo meravigliofo Frank,” disse Vesper non appena l’intenso aroma dell’aglio, dei peperoni grigliati e della salsa marinara le colpì le narici. Il maître in smoking nero li accolse, con in mano due spessi menù.
“Buona sera, Signore, Signorina. Avete una prenotazione?” Chiese con un sorriso.
“Sì, Frank Ciarello per le sette e mezzo,” rispose Frank mentre il maître annuiva, scendendo dallo scalino e appuntando una piccola nota sull’agenda.
“Molto bene Signore, da questa parte” disse voltandosi e conducendoli attraverso il ristorante. Più si avviavano all’interno, più il profumo diventava intenso e Frank sentì il suo stomaco brontolare. Vennero condotti verso un tavolo riservato a forma di mezza luna, vicino al retro del locale. Una candela rossa vi era sistemata al centro e irradiava morbida luce dando la giusta atmosfera di un tradizionale ristorante italiano. Frank prese la mano di Vesper mentre l’aiutava a prendere posto, prima di girare attorno al tavolo e sedersi di fronte a lei, in attesa che il cameriere arrivasse con il menu e un cestino di pane.
“Questo è William,” disse il maître, presentando loro il cameriere. “Vi servirà lui questa sera.” Frank era entusiasta dell’elegante servizio ed era molto orgoglioso del fatto che tutti fossero così solleciti di fronte alla sua dama. Il cameriere consegnò i menu ad entrambi e, nel frattempo, prese l’ordine di un ottimo Chianti che lui scelse all’interno della loro carta dei vini, prima di andarsene. Frank guardò dall’altra parte del tavolo. Alla tenue luce della candela la sua Tortorella era bellissima, con gli occhi che scintillavamo proprio come la prima volta che si erano incontrati. Vesper sorrise timidamente verso di lui.
“L’atmoffera è meravigliofa, Frank,” disse, sporgendo la mano guantata attraverso il tavolo per sfiorare la sua. Lui l’afferrò, amando la sensazione del morbido tessuto del guanto e se la portò al naso, odorando il leggero profumo del bouquet che le aveva messo al polso.
“Oh, sono così felice che ti piaccia, Tortorella. Volevo farti una buona impressione” confessò Frank sentendosi un po’ in imbarazzo. Non voleva che le sue parole suonassero come un discorso stereotipato da itlao-americano alla Jersey Shore. Guardò le loro mani ancora intrecciate sul tavolo. “Io … io spero che non pensi a me come a uno dei tanti bastardi di Brooklyn. E’ così difficile fare una buona impressione su una vera signora “, mormorò, alzando lo sguardo quando lei gli strinse la mano.
“Frank, poffo raccontarti una ftoria?” chiese Vesper. L’uomo si illuminò guardandola in quei due grandi occhioni.
“Certo, Tortorella”, le disse notando che il cameriere stava venendo verso di loro.
“Signori, siete pronti per ordinare?” Chiese William. Frank non aveva nemmeno aperto il menù ma sapeva già ciò che voleva, perciò guardò sicuro verso Vesper.
“Tortorella, mi permetti di ordinare anche per te?” Chiese. Lei annuì, chiudendo il suo menù e riconsegnandolo a William.
“Certo, Frankie”, disse sorridendo.
“Ottimo, beh, vediamo, vorremo iniziare con una Caesar salad, a seguire ostriche alla fiorentina, scaloppine di vitello con cappesante avvolte nella pancetta e capelli d’angelo alla marinara” ordinò Frank.
“Ottima scelta” disse William e poi, chiudendo il taccuino, li lasciò soli. Frank guardò Vesper che si toglieva i guanti e li sistemava sul tavolo, prima di prendere un pezzo di pane al rosmarino e intingerlo nell’olio d’oliva che William aveva versato per loro, mentre Frank stava ordinando. La ragazza si mise il pezzo di pane fragrante in bocca e sospirò, emettendo un suono che poteva essere solo di gioia. Anche Frank ne prese un pezzetto da intingere per sé. Si sentiva in imbarazzo poiché temeva di apparire goffo agli occhi di Vesper che era invece una creatura così delicata.
“Dimmi Tortorella, hai detto che avevi una storia da raccontarmi,” azzardò. Lei sorrise timidamente e lo sguardo di Frank fu immediatamente attratto dalle sue labbra perfette. Era incantevole.
“Quefta ftoria parla di un ragazzino che nacque negli anni fettanta in una famiglia di ceto medio. Quefto ragazzino fi fentiva fempre fuori pofto. Fuo padre era omofobo e lo diceva apertamente ogni fera a tavola. Il bambino fapeva di effere diverfo dagli altri fin dalla più tenera età. Adorava Dolly Parton e ogni volta che poteva, fi nafcondeva nella camera da letto di fua madre e fi provava i fuoi veftiti e le fue fcarpe. Un giorno cominciò anche ad ufare i fuoi trucchi. Si mise il fard e capì che lo avrebbe meffo per il refto della fua vita. ” Vesper si fermò e i suoi occhi si inumidirono mentre guardava verso Frank, il quale capì subito quanto fosse importante quel momento e dove quel discorso sarebbe arrivato. Sapeva di essere già coinvolto, ma sentiva che si stava innamorando di questa donna. In quel preciso istante, capì che Vesper era una delle persone più coraggiose che avesse mai conosciuto. Le sorrise e allungò di nuovo la sua mano sul tavolo per raggiungere quella senza guanto di lei. Le sue unghie erano dipinte di rosso vivo e la sua mano era morbida e bellissima.
“Ho capito Tortorella. Niente di quello che mi dirai potrà mai cambiare quello che provo per te. Penso che tu sia una delle persone più coraggiose e belle che abbia mai incontrato e voglio che tu sappia, fin da subito, che prenderemo questa cosa solo nel modo in cui tu vorrai” rispose Frank, mettendo in quelle parole quanto più cuore poteva. Non avrebbe cambiato Vesper con nessun’altra donna al mondo. Mai. Guardò i suoi occhi che stavano diventando lucidi e lei abbassò lo sguardo, guardando le loro mani unite.
“Grazie, Frankie. Fpero di non averti delufo ” disse, la sua voce era diventata appena un sussurro. Gli lanciò un’occhiata e lui inclinò la testa e sorrise.
“Non c’è nessuna possibilità che tu lo faccia, tesoro, nessuna.”

6 commenti su “IN ESCLUSIVA: “LA STORIA DI VESPER” di Patricia Logan

  1. mokina
    9 gennaio 2015

    Che bel regalo da parte di Patricia. Adoro Vesper e sono contenta di scoprire le cose per lei come andranno a finire. 🙂

    Piace a 1 persona

  2. anto p.
    10 gennaio 2016

    Ragazze ma come mai la storia e stata interrotta

    "Mi piace"

    • Francesca
      10 gennaio 2016

      Ciao Antonella, la storia è stata interrotta perché l’autrice ha portato avanti alcuni suoi romanzi e anche se non subito, entro quest’anno la storia di Vesper avrà il suo prosieguo.

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      • Antonietta
        16 gennaio 2016

        Grazie bellissima notizia

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  3. anto p.
    29 marzo 2016

    Che bello grazie

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    • Francesca
      29 marzo 2016

      Antonella, purtroppo questa storia è stata interrotta dall’autrice e non abbiamo ancora idea di quando potrà rimetterci mano

      "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 9 gennaio 2015 da in Romance con tag , .

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