Tre libri sopra il cielo

Blog dedicato alla letteratura M/M e Lgbt in tutte le sue sfaccettature

CORREVA L’ANNO… 1995

Buongiorno amici e amiche, continuiamo con il nostro viaggio tra le bandiere LGBT.

CORREVA L’ANNO 1995 – LA COMUNITA’ URSINA

ORSI1La bandiera BEAR fu ideata nel 1995 da Craig Byrnes. “Bear” è un termine gergale affettuoso per i soggetti appartenenti alla comunità ursina, sottocultura della comunità omosessuale maschile e sottoinsieme emergente delle comunità LGBT, con eventi, codici e identità specifica, e sviluppatasi in maniera trasversale in tutte le nazioni e in tutte le estrazioni sociali. Nella terminologia gay, per orsi si intendono uomini dalla corporatura robusta, spesso pelosi, oppure semplicemente sovrappeso, in genere dall’aspetto mascolino.

Molti tendono a proiettare l’immagine della mascolinità della classe operaia nel proprio as-ORSI2petto, ma in realtà nessuna delle peculiarità citate ne è un requisito o un indicatore. Il concetto di “orso” può essere applicato come identità, appartenenza e ideale di vita, ma nella comunità ursina non vi sono dibattiti in merito. Alcuni affermano che l’auto-identificazione come orso è l’unico requisito per essere parte della comunità, mentre altri sostengono che i bear devono avere specifiche caratteristiche fisiche (come un petto villoso e la barba o un fisico imponente) e un determinato modo di vestire e di comportarsi.

La bandiera scelta dalla comunità ursina è ritenuta un simbolo internazionale e contiene l’impronta di un orso su uno sfondo a strisce. I colori contemplano sia i colori del pelo dell’orso che le nazionalità della razza umana, quindi ha un significato di apertura a tutte le etnie, a tutte le età e alla diversità nelle persone e nei gusti. Infatti, i colori delle strisce più in alto sono ispirati al colore della pelle di persone di diverse etnie, neri, mulatti, asiatici e caucasici, mentre i colori delle strisce più in basso sono quelli del “Pelo dell’orso”, nero, grigio o bianco, a seconda dell’età.

Nata attorno alla metà degli anni ’80 del secolo scorso, la ”bear culture” si sviluppa nella comunità di lingua inglese statunitense, anglosassone e australiana. Il successo repentino di tale cultura gay è legato alla contrapposizione della figura dell’orso (in carne, villoso) a quella del gay effeminato (magro, depilato). Le mutate condizioni sociali e l’accettazione delle comunità gay hanno contribuito in modo massiccio alla diffusione della cultura ursina, che conta comunità in quasi tutti gli Stati dove l’omosessualità è consentita e tollerata, ma anche in paesi (come l’area mediorientale) dove l’omosessualità è proibita o repressa. ORSI3

Nell’immaginario collettivo, che è un luogo pieno di pregiudizi, i gay sono ragazzi esili ed effemminati (twinkie), che si comportano come ragazzine un po’ ochette. Questa è la visione stereotipata del gay, ma gli omosessuali sono per la maggioranza persone dallo stile e dal comportamento normalissimo. La visione stereotipata arriva dagli estremismi, e se il gay estremo è l’effemminato, l’etero estremo è un omone grande grosso e peloso, che je piace de beve e de magnà. E invece non è vero, stereotipi su stereotipi che sono puntualmente smentiti dalla realtà, e la realtà è rappresentata anche dalla comunità ursina che riunisce, appunto, ragazzi e uomini omosessuali grandi grossi e pelosi, a cui piacciono altri ragazzi e uomini omosessuali grandi grossi e pelosi, che je piace de beve e de magnà. Ma qui si va oltre l’identità sessuale, e si entra nella sfera dei gusti veri e propri.

LA COMUNITA’ ITALIANA

Soltanto all’inizio degli anni ’90 la cultura ursina arriva in Italia ad opera di alcuni pionieri che crearono un gruppo a Milano, “Orsi italiani – Girth & Mirth“, riprendendo l’esperienza dei vari gruppi Girth & Mirth già operanti nel mondo, laddove con il primo termine si intende letteralmente “tronco di albero” e, per estensione, “girovita”, “robustezza”, mentre con il secondo si intende dire “allegria”, “benessere”, “voglia di vivere”. Girth & Mirth quindi inteso come espressione del vivere il proprio fisico oversize con naturalezza e gioia. ORSI4 “Siamo nati per rendere visibile un modello veramente diverso di vivere la propria identità. Lo stereotipo vuole l’omosessuale giovane, efebico e palestrato per meglio identificarlo con la convinzione che, la nostra identità, sia una fase transitoria. Noi dimostriamo che così non è.” (Cit).

L’ORSO ITALIANO è quindi un omosessuale robusto e/o peloso e felice di esserlo, è un uomo “naturale”, contento della propria età, del proprio corpo robusto e dei propri peli. Il loro motto è:

Felice di essere Grosso – Contento di essere Peloso – Orgoglioso di essere Omosessuale

Gli orsi, dicevamo, si pongono come testimoni di un’omosessualità adulta, andando contro alla visione di un gay come uomo giovane, insicuro e confuso. Il mondo occidentale moderno vede con timore l’affrancarsi delle libertà omosessuali, teme che portino al decadimento dei valori familiari e a chissà quale infausta conseguenza nell’evolversi della società, ed è per questo che ha sempre avuto interesse a dipingere l’omosessuale come una persona da rassicurare, borderline, cercando di definirlo, di dargli un ruolo preciso, magari di ridicolizzarlo e di renderlo impotente, una figura debole non in grado di influire realmente sulla società. I “bear” invece arrivano a dimostrare che loro sono tutt’altro che ragazzini confusi, sono uomini sicuri e saggi, anche di una certa età, che dimostrano come l’essere gay non sia una fase transitoria giovanile, e che essere omosessuali non significhi corrispondere a quella macchietta definita dai media. Il rischio è che per cancellare una “macchietta” se ne crei un’altra, insomma la comunità ursina combatte contro uno stereotipo creando uno stereotipo diverso ma parallelo. Ma forse questo è uno strumento necessario per aprire gli occhi della società, e per educarla a non convogliare in un’unica categoria tutte le persone, per imparare ad apprezzare le diversità e a non averne paura, fino a quando non ci sarà più alcun bisogno di differenziare i “gay” e gli “etero”, ma si inizierà a parlare soltanto di “persone che amano altre persone”.

UN PO’ DI STORIA

Prima che si riunissero in un gruppo, nessuno in Italia conosceva gli Orsi. Hanno dato visibilità in Italia ad un tipo di omosessuale che prima non esisteva nell’immaginario collettivo, non solo eterosessuale. Grazie ad un passaparola tra amici e conoscenti, ma anche al numero 0 e al numero 1 della fanzine “Orsi Italiani”, nel pomeriggio di domenica 10 maggio 1992 al bar Querelle di Milano, hanno organizzato la prima festa degli Orsi. Il successo di questo evento li ha convinti che c’era spazio per una realtà ursina anche in Italia. ORSI5L’appuntamento al Querelle divenne così un appuntamento mensile fisso e, a grande richiesta, venne aggiunto anche un appuntamento in una sauna milanese. Si aggiunse successivamente un terzo appuntamento mensile presso la sede del CIG – Centro di iniziativa gay – Arcigay Milano di via Torricelli. Come citato nel loro logo, gli orsi italiani accettano felicemente il loro fisico “controcorrente” ma anche la loro omosessualità. Comincia così la loro partecipazione alle attività della comunità gay-lesbica milanese e nazionale per la difesa dei diritti civili, iniziando nel giugno 1992 con l’organizzazione dei nove ‘matrimoni’ in piazza della Scala a Milano, seguita nel 1993 dalla cucitura, insieme a tante altre associazioni gay-lesbiche, di una monumentale bandiera gay Rainbow sempre in Piazza della Scala: naturalmente agli Orsi tocca l’onore di cucire la striscia arancione, il colore della marmellata! Sempre nel 1993, l’affiliazione di Orsi Italiani all’Arcigay nazionale. I tesserati, che aumentavano in tutta Italia, ricevevano come veicolo di comunicazione la loroORSI6 pubblicazione, che nel frattempo aveva acquisito status di rivista. Contemporaneamente, hanno sentito come fondamentale il contatto con gli altri gruppi Bear europei e nel resto del mondo. Arriva il 1994 e a New York c’è la grande marcia per il 25° anniversario dei moti di Stonewall e il 2 luglio 1994 il primo gay pride a Roma, con 10000 persone. Gli Orsi Italiani sono presenti a entrambe le marce con il proprio striscione.

Negli anni la subcultura ursina ha sviluppato un gergo peculiare, alcuni dei termini più comuni sono:

  • Orso – Un uomo dalla corporatura robusta, dall’aspetto mascolino, spesso peloso o con barba/baffi o ancora un uomo corpulento, sovrappeso.
  • Cacciatore – Chi, pur non essendo classificabile come orso, è attratto dagli orsi o da una delle varianti (qui di seguito), o più generalmente dall’opposto dello stereotipo gay comune.
  • Cucciolo o cub – Un orso giovane (o dall’aspetto giovanile), tipicamente, ma non sempre, meno corpulento di un orso.
  • Orsone – Un orso di grossa stazza. Nel linguaggio comune un “ciccione”, termine che ha però legata un’inscindibile intonazione denigratoria, al contrario del termine “orsone”.
  • Papà orso o Daddybear – Un orso maturo, dall’aspetto rassicurante e dall’atteggiamento paterno.
  • Orso Koala o Koala bear – Un orso con capelli e peluria bionda.
  • Orso polare – Un orso maturo e brizzolato o bianco.
  • Orso lesbico – Un orso a cui piacciono altri orsi.
  • Muscle bear – Un orso muscoloso.
  • Lontra o otter – Un uomo molto peloso, in genere con barba o pizzetto, ma non sovrappeso

A differenza degli Stati Uniti, dove si usano definizioni diverse per “Bear” (orso) e “chubby” (cicciotto), in Italia ci si riferisce ad entrambi con il termine “orso”. Per “Chaser” o “Hunter” (cacciatore) invece si intende semplicemente una persona gay attratta dagli “orsi”. ORSI7

ORSI8Piccola postilla da parte mia: vi ricordate il libro “Cacciatore” di Ricky R. Reed, che tanto ci aveva fatto parlare qualche mese fa? Nella recensione che feci allora, accennavo al fatto che il titolo fosse fuorviante. Beh, come vi ho appena esposto, quel titolo non era fuorviante per niente perché Cacciatore, inteso come identificativo di una persona che si muove in questo ambiente, è attribuito a chi cerca, cioè caccia, proprio gli orsi, anche quando il Cacciatore non fa parte della comunità. Eccomi servita, quindi, e tante scuse.

Fonti:  wikipedia

http://scuderiemichaelcollins.blogspot.it

http://www.orsiitaliani.com

Selvaggia

5 commenti su “CORREVA L’ANNO… 1995

  1. Anonimo
    15 giugno 2015

    Selvaggia volevo farti i comlpimenti per questi bellissimi topic mi sto facendo una cultura grazie .
    Maria

    "Mi piace"

  2. Maria
    15 giugno 2015

    Carissima Selvaggia volevo farti i complimenti per questi bellissimi topic mi sto facendo una cultura grazie .
    Maria

    "Mi piace"

    • selvaggia
      15 giugno 2015

      Grazie infinite Maria, devo dire che me la sto facendo pure io!!! Alla prossima

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  3. Milly
    16 giugno 2015

    Cara Selvaggia, grazie di questo prezioso approfondimento.
    Io non conoscevo assolutamente né gli orsi -intesi come organizzazione-, né il mondo che gravita loro intorno.
    Riguardo allo stereotipo del gay giovane, confuso, efebico, anche a me fa molto arrabbiare perché è un modo di sminuire e relegare quasi a “moda dell’età problematica” l’essere gay, come se col passare degli anni la cosa si assestasse nel “ritorno alla normalità”.
    Forse, per chi ha interesse a diffondere l’idea del gay a “intermittenza”, è anche facile inculcare questo pensiero distorto in quanto è parimenti difficile trovare gay dichiarati apertamente di età avanzata, proprio perché hanno vissuto un’Italia ancora più ignorante e omofoba di quanto non sia oggi e quindi sono stati costretti a imparare a “mimetizzarsi” e a non uscire allo scoperto per non essere presi di mira.
    Io sono molto contenta di aver conosciuto l’anno scorso un signore già in pensione con un’identità ed una personalità molto ben delineate, di una educazione e una cultura non comuni, apertamente e dichiaratamente gay.
    Ora che ci penso, lui non particolarmente alto, decisamente magro, elegante e spigliato, era accompagnato da un orso (un omone grande e grosso che lo guardava con amore). Una bella coppia.

    Ritengo che anche le lesbiche vengano parimenti ridicolizzate appioppando loro una figura grottesca tendente troppo al mascolino.
    Che tu sappia esiste una qualche organizzazione femminile parallela agli Orsi?
    Grazie ancora di tutte le informazioni che hai raccolto.
    Milly

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    • selvaggia
      16 giugno 2015

      Cara MIlly, grazie a te per il tuo commento esaustivo e articolato. Concordo assolutamente con te circa il fatto che l’idea del gay a intermittenza sia socialmente più accettata, perchè in questo modo si può sempre dire…sono fasi, poi passano. Ecco, credo che sia questo il punto cruciale della discussione, ancora troppe persone pensano che essere omosessuale sia una scelta consapevole. Essere gay in passato, nella nostra Italietta, doveva essere un incubo, secondo me molto peggio di adesso, perchè sempre socialmente eri costretto a “mimetizzarti” come dici tu, sposandoti e facendo dei figli. Almeno adesso possono anche non farlo.
      Relativamente al movimento lesbico (che in effetti tratterò più avanti, per ora ho raccolto ancora poche informazioni), anche lì sono d’accordo con te. Anzi, io credo che proprio in Italia l’omosessualità femminile sia ancora più distorta che nel resto del mondo. Guarda solo le polemiche per il ritorno di un personaggio di elevatissima caratura come la Cristoforetti. Le stesse donne si sono permesse di fare commenti poco lusinghieri nei suoi confronti, tra cui anche che fosse lesbica altrimenti non avrebbe potuto fare quello che ha fatto.
      Nell’immaginario collettivo, specie in quello maschile, essere lesbica non è grave come essere gay. Per la maggioranza degli uomini, il lesbismo è comunque una fantasia sessuale, mentre l’omosessualità maschile una devianza.
      Purtroppo la nostra società, quella italiana intendo, è talmente infarcita di pregiudizi e preconcetti da rendere certe discussioni inutili sprechi di energia. Ma non voglio abbattermi, io ci credo ancora che le cose possano cambiare. Anche solo “tentando” di fare chiarezza su argomenti poco conosciuti, come ad esempio, la comunità ursina o quella leather.
      Grazie di seguirci con così tanto affetto e alla prossima

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Questa voce è stata pubblicata il 15 giugno 2015 da in Correva l'anno con tag , , .

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