Tre libri sopra il cielo

Blog dedicato alla letteratura M/M e Lgbt in tutte le sue sfaccettature

ARTE E MUSICA: “IO NON POSSO ESSERE” di Claudio Volpe

L’8 e il 9 Maggio 2015, il Teatro Alba di Roma, ha inaugurato la “settimana rainbow”, che precede la Giornata Mondiale contro l’omofobia, con lo spettacolo teatrale “Io non posso essere”.

Claudio Volpe 3

L’opera, del giovane scrittore Claudio Volpe è andata in scena grazie a Enzo Piscopo, che ha raccontato la vita di un giovane gay russo fra soprusi, confusione e amore.

Nel 2015, nella Russia di Putin, si contano ogni giorno milioni di persone sottoposte a soprusi e violenze, impossibilitate a vivere una vita in libertà, costrette alla paura e all’ombra. Milioni di omosessuali, lesbiche e trans costretti a conviverci quotidianamente.

Questo è quanto vuole raccontare e, per la prima volta, mostrare su un palco lo scrittore Claudio Volpe. Il terrore di vivere la propria vita in libertà, la paura della violenza e l’orrore dell’adescamento vanno in scena insieme all’amore, tema centrale di tutte le opere di Volpe, coniugato però con l’impegno politico che il teatro permette. Volpe dichiara: “Il teatro è uno dei migliori modi per fare politica civile come scrittore. Il teatro ha poi la capacità di sapersi fare veicolo del cambiamento della lingua e del pensiero. Una rappresentazione teatrale è più diretta rispetto a un romanzo e arriva prima e più incisivamente allo spettatore consentendogli di vivere sulla sua pelle ciò che viene detto, il dramma che viene messo in scena”.

“Io non posso essere” è il racconto-denuncia di quello che accade nella Russia di Putin a danno agli omosessuali, dove squadre di ragazzi e ragazze adescano i giovani omosessuali per sottoporli a terribili torture fisiche e psicologiche fino a causarne, spesso, la morte.
Durante le mie ricerche sono riuscita a trovare l’incipit dello spettacolo teatrale, e anche il video della versione integrale della magnifica interpretazione di Enzo Piscopo. Vi invito a leggere, e poi ad ascoltare con attenzione le parole di denuncia di Claudio Volpe.

Claudio volpe2

“Non serve a niente gridare quando hai un cordone di persone attorno a te, tenaglia di odio pronto a spezzarti. Non serve a niente piangere davanti a persone con bocche che digrignano i denti in un sorriso beffardo e trasudante cattiveria e sadico divertimento. E non serve a niente pensare agli uomini che nelle tue fantasie solitamente tanto ti eccitano quando te ne devi stare nudo al centro di una stanza, seduto su un letto dalla rete cigolante, e lasciare che occhi spietati di ragazzi e ragazze picchino il tuo corpo prima ancora che a farlo siano le mani e i piedi. Ci puoi provare, con impegno, attenzione, con tutto te stesso ma puoi essere certo che non riuscirai ad avere alcuna erezione. Anche se è quello che vogliono, anche se ti urlano di fartelo venire duro perché le loro menti sfondate vogliono vedere come si masturba un frocio, anche se ogni volta che fallisci e ti ritrovi a stringere tra le mani un cazzo molle e rattrappito dalla paura, ti menano un ceffone in pieno volto o ti sputano addosso. Non riesci. Hai il cuore che perde battiti, che pulsa come un matto e si scontra coi polmoni, collide con lo stomaco, si ferisce arrivandoti in bocca e sfregando contro i denti: sembra un deportato che per sfuggire all’orrore di un campo di concentramento si getta sul filo spinato sperando di morire prima, subito, adesso. E tu vorresti morderlo quel cuore, tuo muscolo della vita, vorresti dilaniarlo, farlo arrestare. Tanto a cosa ti serve un cuore che ti fa vivere se la tua vita è feccia del mondo, merda di topo, sbaglio della natura, aborto di Dio? Vorresti crepare subito e trovare pace. E forse, alla fine, ce la farai a morire, chiuderai gli occhi pesti di botte e morirai in santa pace. Ma la morte devi meritartela, conquistartela. Devi attendere che sopraggiunga, assorbire come una spugna gli schiaffi, i pugni, i calci nel costato, sulla schiena, sui reni. Devi startene accovacciato al pavimento, posizione fetale come quando sei venuto al mondo, quella migliore forse per lasciarlo. Devi accogliere sputi in faccia e seguire il percorso della saliva che dalla fronte cola sugli occhi, sulle labbra, lungo il mento. Devi ascoltare le motivazioni per le quali i giustizieri hanno deciso di fare quello che ti stanno facendo: sei gay e tu devi sapere che meriti la morte. Devi rispondere “sì, credo sia giusto”, devi sentirti una merda perversa, dismessa, riversa a terra come una carogna rifiutata anche dagli avvoltoi, devi renderti conto di essere qualcosa che infetta ed inquina il mondo, qualcosa che fa ribrezzo, tocca lo stomaco, offende la mente, ferisce gli occhi. Sai più o meno come vanno queste cose perché succedono spesso e nessuno fa nulla per nasconderle. Sei in Russia, le autorità sono consenzienti, è vietata la propaganda omosessuale, se denunci una violenza alla polizia ti viene risposto con volto pieno di stupore “di cosa ti meravigli? Sei omosessuale, è normale che ti picchino. Chi dovremmo denunciare?”. Si verifica sempre questa strana inversione tra vittima e carnefice. La vittima diventa colpevole della violenza subita come accade quando una donna stuprata è chiamata a dimostrare di non essere stata consenziente al rapporto sessuale. Dicono che sia contro la tradizione essere omosessuali ma io credo che la modernità consista nel rompere le armonie cui la tradizione stessa ci ha abituato e che ci ritroviamo a vivere passivamente. Il senso del progresso sta nel guardare in faccia il nostro vivere, toccarne le asprezze e gli spigoli senza paura fino a farne nuova armonia. L’armonia sta dentro di noi, nel nostro modo di leggere la realtà dell’umanità e di amarla. Altrimenti la tradizione ci ammazza. Qui se ti trovano per strada, ti si scagliano contro. Avanzano come un plotone pronto a sfondare il reggimento nemico, fedele a una guerra contro avversari nauseabondi da annientare. Ti chiudono in un angolo, ti menano schiaffi, ti fanno cadere, ti prendono a calci, ti calpestano con la punta dura dei loro stivali, ti sollevano e ti scaraventano a terra. Ti afferrano per il collo col braccio e ti tirano giù. Stringono, stringono forte fino a soffocarti e ti fanno sbattere il muso contro staccionate di legno o ringhiere di ferro e tu ti ritrovi con la bocca sanguinante, i denti rotti, le gengive sfondate e la lingua dilaniata a piangere e gemere e urlare e supplicare e pregare mentre sei in una zona pubblica in pieno giorno e ci sono tante persone, passanti, studenti, madri con in grembo i propri figli, anziani che passeggiano con il proprio cane e chiunque potrebbe fare qualcosa, la polizia potrebbe fare qualcosa. E invece nessuno fa nulla e il sole, alto nel cielo, illumina la scena come un occhio di bue sparato su teatranti abili ed esperti. Ti senti una carogna, vieni trascinato e menato a destra e a manca, ti strappano i vestiti, sembri un mendicante, ti tengono per la calotta, ti afferrano i capelli. Ti ritrovi riverso in terra, precipiti senza troppo dolore perché l’erba è alta ma il sollievo per il non doloroso atterraggio svanisce, immediatamente, coperto dal peso di un piede sullo sterno e un altro sulla bocca dello stomaco. Farfugli parole, blateri, vaneggi, chissà cosa dici. Forse non sono discorsi di senso compiuto. Sono solo parole rivestite di sgomento e terrore vomitate insieme all’anima. Il fatto è che queste violenze hanno ormai legittimazione pubblica.”

 

Claudio VolpeClaudio Volpe nasce a Catania nel 1990, si diploma al liceo classico e si laurea con lode in giurisprudenza. Nel 2012 pubblica il suo primo romanzo d’esordio “Il vuoto intorno”, presentato al Premio Strega da Dacia Maraini, vince il Premio Franco Enriquez ed è finalista al Premio Torre Petrosa. Nel 2013 esce “Stringimi prima che arrivi la notte”, anch’esso presentato al Premio Strega e finalista al premio Flaiano. Sempre nel 2013 vince il Premio Internazionale Napoli Cultura Classic e pubblica “Raccontami l’amore”, dialogo scritto a quattro mani con l’ex parlamentare Anna Paola Concia sui temi dell’omosessualità e della violenza sulle donne.

Fonti http://just-humanity.blogspot.it/2014/06/io-non-posso-essere-spettacolo-teatrale.html

 

Tonyella

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 24 settembre 2015 da in Arte e Musisca con tag , , .

Seguiteci su Twitter

Seguiteci su twitter

Follow Tre libri sopra il cielo on WordPress.com

Categorie

Archivi

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: