Tre libri sopra il cielo

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NON TUTTI SANNO CHE… “RODOLFO VALENTINO”

Buongiorno amici e amiche, oggi per la rubrica “Non tutti sanno che…” parliamo di un attore che fu molto famoso nei primi anni del Novecento e della cui omosessualità si discute ancora: Rodolfo Valentino. Buona lettura.

Rudolph_ValentinoRodolfo Alfonso Raffaello Pierre Filibert Guglielmi di Valentina d’Antonguella, in arte Rodolfo o Rudolph Valentino, nasce a Castellaneta (TA) il 6 maggio 1895 e condivide con altri super-divi del cinema il destino di pochi (cinque) intensi anni di successo delirante, seguiti da una tragica morte, precoce e improvvisa. La fine lo raggiunse infatti a trentun anni, per un attacco di peritonite, appena prima che imboccasse il “viale del tramonto” e soprattutto prima del trionfo del sonoro che avrebbe di lì a poco condannato all’oblio gran parte delle “star” del cinema muto. C’è però una differenza rispetto agli altri divi come James Dean o River Phoenix divenuti “icone” collettive, Valentino infatti fu il primo divo maschile prodotto dalla celluloide. Prima di lui nessun uomo era mai diventato così famoso a livello mondiale grazie al cinema. 

Il giovane Rodolfo Guglielmi era giunto a diciotto anni in America dalla natia Castellaneta in cerca di fortuna. Non era un emigrante come gli altri, era figlio infatti (per quanto decisamente scapestrato) d’una buona famiglia e aveva ricevuto una buona educazione, parlava quattro lingue e partiva con in tasca un diploma di perito agrario e 4.000 dollari di eredità.

19Fece ovviamente i lavori poco qualificati disponibili per un ragazzo “extracomunitario” dell’epoca: lavapiatti, giardiniere, guardaparco e anche “gigolo“, cioè il ballerino a pagamento.  Nella danza rivelò un autentico talento, che avrebbe dimostrato più e più volte nei suoi film. La sua bellezza era straordinaria (anche se all’epoca era considerata di un’eleganza europea eccessivamente raffinata).

Quando iniziò una relazione con l’attore del muto Norman Kerry (vero nome Arnold Kaiser, 1897-1964 – foto sotto) il giovane Guglielmi ebbe probabilmente da lui il consiglio di provare a cimentarsi nella giovane industria del cinema.  normankerryakaarnoldkaiserCosì nel 1917 lo troviamo a Hollywood come “Rodolfo di Valentina” e successivamente come “Rudolph Valentino“. Gli inizi non sono però incoraggianti e per il suo aspetto tenebroso è relegato a piccoli ruoli di gangster o insidiatore di giovanette immacolate.

La celebrità arrivò perciò come un fulmine a ciel sereno, nel 1921, quando ottenne un ruolo ne I quattro cavalieri dell’Apocalisse del regista gay Rex Ingram (1893-1950, lo stesso che avrebbe poi lanciato come anti-Valentino il suo amante Ramón Novarro – che finì la vita ucciso da due marchette e di cui forse parleremo più avanti). La scena iniziale, che lo vedeva protagonista di un tango scatenato, lasciò tutti senza fiato e lo trasformò da un giorno all’altro in una celebrità (se volete vederlo, ecco qui il link):

Da allora fu un susseguirsi di successi e di ruoli in cui Valentino interpretava sempre l’amante latino focoso e molto, molto esotico, al punto che tra i film da lui interpretati figurano titoli come Lo sceicco (1921), Sangue e arena (1922), Il giovane Rajah (1922), Il figlio dello sceicco (1926), che lo vedono di volta in volta sceicco arabo, torero spagnolo, gaucho argentino, cospiratore russo, comunque sempre straniero e sempre rubacuori.

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220px-JeanAckerPer tenere testa alle aspettative d’eterosessualità del pubblico si trovò una moglie di facciata, Jean Acker, lesbica e anzi amante della celebre e potente attrice Alla Nazimova. Il matrimonio non fu mai consumato (come la moglie si premurò di fare sapere in giro) e non durò più di ventiquattr’ore. alla

Valentino chiese il divorzio ma per impicci burocratici non riuscì a ottenerlo subito, cosicché quando si risposò in Messico nel 1922 con Natasha Rambova, ballerina e costumista, anch’essa amante della Nazimova, al suo ritorno sul suolo statunitense fu incarcerato per bigamia e subì anche un processo che suscitò molto scalpore.

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Per lui fu un vero trauma. Le complicate vicende private di Valentino risaltavano nei titoloni dei giornali e alimentavano il suo mito d’amante instancabile, ma lui avvertiva che l’astio diffuso nei suoi confronti era soprattutto dovuto alla sua immagine di “straniero”, ridicolizzato sui giornali anche in qualità di gigolò esotico dello schermo, anche se all’epoca giravano già alcune voci che Valentino avesse avuto diverse relazioni con uomini, alcuni che contribuirono anche al suo successo a Hollywood e, tra questi, proprio il regista Rex Ingram.220px-Rexingram2

Infatti, sebbene non tutto fosse apertamente divulgato dalla stampa, i mormorii sulla sua prevalente omosessualità cominciarono però a circolare attraverso doppi sensi, allusioni e punzecchiature. Sulla sessualità assai articolata del divo s’accanì quella stampa americana non proprio felice che un “extracomunitario” rubasse tutti i cuori delle donne americane. E’ celebre l’insulto scagliato nel 1926 da un anonimo cronista del Chicago Herald Examiner, che lo chiamò “piumino per cipria rosa“, accusandolo d’essere un dandy effeminato, corruttore dei costumi americani, e le famose accuse secondo cui Valentino sarebbe stato il capofila d’una nuova generazione di uomini troppo dediti ai “piumini per la cipria”, nascono in fondo dall’immagine un po’ troppo leziosa, tutta nappe e lustrini, su cui avevano calcato la mano i costumisti dei film per accentuare l’esoticità dei personaggi da lui interpretati.

IL DIVO E LA SUA INFLUENZA SULLE DONNE       

0bb9afe320a7e5d77c42c905d9ae93c5Valentino amava le donne più forti di lui e chiamava sua moglie “il principale“. Lei si mostrò all’altezza del nome, organizzandogli perentoriamente la carriera. Natacha si dava un sacco di arie, faceva la presuntuosa sofisticata, guardava tutti dall’alto in basso ed era d’una antipatia insostenibile con quelli che non le andavano a genio. Il marito litigò per colpa di Natacha con la casa cinematografica con la quale era vincolato in esclusiva e legalmente gli fu proibito di girare film per altri studios. Così per ben due anni Valentino si ritrovò in ristrettezze economiche e dovette sopravvivere con esibizioni pubbliche di tango argentino in coppia con sua moglie, durante tournée organizzate dai cosmetici Mineralava, ditta di proprietà del patrigno di Natasha. Rudy intratteneva con la moglie un ménage mistico-artistico e rilasciò a un giornalista una dichiarazione ambigua: “Un uomo può amare una donna senza desiderarla“. Frase che fece scandalo e che fomentò le dicerie su una sua presunta impotenza. Ormai tutto quello che diceva era travisato pur di metterlo in cattiva luce. In realtà, ciò che Valentino voleva dire, è che si può vivere in coppia senza prevaricare la propria amata, portandole rispetto e intessendo un legame fatto di mille sensibilità, cosa questa che sconcertava l’opinione pubblica che tendeva invece a confonderlo con i personaggi di tombeur des femmes che interpretava sullo schermo.

Tali affermazioni facevano, invece, infiammare ancora di più d’amore i cuori delle sue ammiratrici. Mai, prima dall’allora, un attore aveva scatenato scene d’isterismo collettivo come accadde per Valentino. Dal punto di vista sociologico è stato individuato come il primo, importante approdo d’emancipazione per la donna americana.

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In U.S.A. le donne, avevano dato col loro lavoro in fabbrica, impulso decisivo per la vittoria nel primo conflitto mondiale. Non è un caso che, nel 1920, alle americane fosse finalmente riconosciuto il diritto al voto politico. Un salario mensile, permetteva loro di vivere da sole e d’avere libertà di scelta sui divertimenti preferiti nel tempo libero e al primo posto figuravano proprio il cinematografo e i locali da ballo. mqdefault

Non è neppure un caso che l’immagine di Valentino regnasse, in quell’epoca, sia sullo schermo che fuori, con i tanghi di gran moda. Le donne avevano incominciato ad associarsi e confrontarsi. I loro gusti sessuali coincisero col desiderio di un uomo eroico, onesto, esoticamente bellissimo, innamorato di loro fino allo spasimo e al sacrificio estremo. Volevano essere, alla fine, possedute e sessualmente appagate. Era così nata l’immortale figura, all’epoca assai moderna e spregiudicata, del “grande amatore”. Mai esistita così prima, né mai più eguagliata dopo.

Ipaul ivanontanto, Valentino, ebbe anche due importanti relazioni con uomini: l’attore Paul Ivano (con lui sul set di Camille, insieme alla Nazimova) e il francese André Daven, scrittore e sceneggiatore. 158full-andré-daven

Con quest’ultimo, conosciuto a Parigi, interpretò anche  il film Monsieur Beaucaire nel 1924.

Nel frattempo Natacha, frustrata nel suo arrivismo e invidiosa dell’enorme popolarità di Rudy, scappò in Francia. Valentino si sentì solo, abbandonato e tradito come non mai. A confermare le voci di un grave screzio tra di loro, ci sarebbe il diario di Valentino pubblicato postumo nel 1931. In esso si trovano annotazioni “compromettenti” che non lasciano dubbi, l’unico problema è che si sospetta che il diario sia un falso, anche se per il momento non ci sono certezze né pro né contro l’autentiticità.

Sia come sia, ecco una significativa annotazione del 1924, scritta da Rudy a Parigi dove si trovava per inseguire la moglie, che aveva deciso di poter fare benissimo a meno dell’uomo più desiderato del mondo:

5 luglio (…) Un bellissimo ragazzo mi segue da un quarto d’ora e finalmente mi ferma davanti all’Opera. (…) Mi sono recato a casa sua e mi ha baciato con frenesia già sulle scale (…) Io ero come scatenato (…) Abbiamo fatto l’amore come due tigri fino all’alba. (…) Così mi sono vendicato di Natacha”.

rodolfovalentino2Comunque, al di là delle polemiche e delle difese a oltranza d’una sua presunta quanto indimostrabile “eterosessualità”, restano oggi i fatti, cioè che Valentino fu il primo vero divo, il primo sex-symbol maschile prodotto dalla nascente industria del cinema, fiero rappresentante della latinità italiana e che a tutt’oggi il suo sex-appeal non ha perso nulla del suo smalto sfavillante.

 

 

 

LA DELUSIONE ITALIANA

La vera delusione della sua vita, però, gli giunse dall’Italia. Nel 1925, infatti, il divo per motivi finanziari, decise di chiedere la naturalizzazione americana e per averla avrebbe dovuto esibire un documento d’idoneità al servizio militare. Purtroppo nelle liste di leva nella nativa Taranto risultava nell’elenco dei renitenti come disertore, in quanto richiamato alle armi nel 1915 ma mai rintracciato, essendo “fuggito” in U.S.A. l’anno precedente. Riuscì a farsi falsificare i documenti in Italia, preferendo una dichiarazione di non idoneità al servizio militare a causa di una presunta miopia all’occhio sinistro. In più dichiarò d’aver cercato inutilmente d’arruolarsi in Canada e negli Stati Uniti durante il conflitto mondiale. A bugia aveva aggiunto, probabilmente, altre menzogne.

Intanto la domanda di cambio di nazionalità era pervenuta all’ambasciata italiana e da qui, giunse notizia in Italia dove scoppiò uno scandalo. Dal 1922 avevano preso potere assoluto i fascisti, i quali professavano il culto nazionalista e della supremazia del genio della razza italiana. Anche non sapendo tutta la verità, esplosero sui giornali articoli denigratori contro il divo italiano, accusato come “traditore” perché anteponeva interessi finanziari e personali all’Amor di Patria. Durante un viaggio che Valentino fece in Europa quell’anno, evitò con grande dispiacere di tornare in Italia. Aveva paura d’essere linciato dalla stampa e temeva per la sua incolumità personale. Era accaduto che suoi film fossero boicottati nelle sale e a Bergamo, per esempio, un drappello di camicie nere fasciste vietò l’ingresso al pubblico per la proiezione del suo film Monsieur Beaucaire. Pur prendendolo in giro come dandy e cascamorto sullo schermo non c’erano allusioni alla sua sessualità. La leggenda, proliferata solo in anni a noi recenti, secondo la quale Valentino fosse osteggiato dal fascismo in quanto presunto gay, non ha nessun fondamento.

bcf302b13afa45cecc2c26706b730be5Nel 1925, certi aspetti razzisti del fascismo non erano ancora approdati ai dictat dello strapotere mussoliniano degli anni ’30 e ’40, inoltre in quei giorni furoreggiava il dandismo, per certi versi ben più effeminato e ridicolo di Valentino, del Vate eccentrico Gabriele D’Annunzio, considerato eroe di guerra e grande artista di fama mondiale. Ai fascisti non faceva gioco incolpare pubblicamente Valentino d’omosessualità.

Dopotutto era il più celebre attore del mondo ed era anche il più famoso italiano al mondo, dopo lo stesso Benito Mussolini. Quindi, il “frocio” più famoso del pianeta non doveva assolutamente essere italiano per non compromettere la reputazione della Nuova Italia Fascista. Ufficialmente, l’omosessualità non fu mai perseguitata da Mussolini, semplicemente perché: ” Gli italiani certe cose da pervertiti non le fanno, quindi da noi il problema non esiste e perciò è inutile parlarne”. La stessa tattica fu applicata alla querelle con Rodolfo Valentino.  Il divo quindi scrisse una lettera a Mussolini, ripresa dai giornali, in cui esprimeva tutto l’Amor di Patria possibile ma anche tanta riconoscenza verso gli Stati Uniti, ai quali doveva la sua carriera e la sua fortuna d’emigrante. Così, alla fine, Mussolini ordinò alla Milizia di Roma di cessare ogni boicottaggio e il pubblico scherno verso l’attore. Non voleva più noie di sorta che potessero metterlo in cattiva luce, come persecutore, con gli americani. Ordinò, in segreto, di non parlare mai più sui giornali di Rodolfo Valentino, salvo che sulle riviste a carattere strettamente cinematografico. Il divo però, assai scosso, stilò in quei giorni un testamento e lasciò l’espressa volontà che il suo corpo, assolutamente, non dovesse mai più tornare in Italia per esservi sepolto. Decise anche di sospendere per il momento ogni richiesta di cambio di nazionalità. L’ironia della sorte volle che al momento della sua morte, l’anno seguente, fosse ancora a tutti gli effetti italiano.

LA FINE

Nessun interprete maschile prima di lui era diventato così famoso a livello mondiale grazie alla settima arte. La sua stella era però destinata a non durare a lungo, si spense infatti all’età di trentuno anni al Polyclinic Hospital di New York, dov’era stato ricoverato per un malore dovuto a un’ulcera gastrica, di cui soffriva da tempo e a un’infiammazione dell’appendice. Colpito da un attacco di peritonite, fu sottoposto a intervento chirurgico ma tutto si rivelò inutile e alle 12:10 del 23 agosto 1926 Valentino morì. Il suo ultimo film, Il figlio dello sceicco, uscì postumo. Le sue spoglie furono sepolte nel Mausoleo della Cattedrale all’Hollywood Memorial Park (ora Hollywood Forever Cemetery) di Los Angeles, California. Il resto è storia.

3352194-620x350Seguirono le onoranze funebri più sensazionali e turbolente mai viste in città. La folla incominciò a raccogliersi davanti alla camera ardente in cui il divo giaceva nella bara scoperchiata, perfettamente truccato e coi capelli impomatati.

cache_42319194Ci furono più di cento feriti e alcuni attimi di terrore quando le vetrate della sala mortuaria vennero sfondate dalla folla. Occorsero ben due giorni per far passare il corteo funebre e innumerevoli carri per sgombrare la zona da quintali di fiori spediti da ogni angolo del pianeta. Scene di isteria e fanatismo, oltre che una trentina di suicidi – non si sa quanto legati alla sua morte – si registrarono nel giorno dei suoi funerali a New York, che non hanno più avuto uguali nella storia del cinema statunitense. Quello stesso giorno furono organizzati in realtà due cortei funebri, uno appunto a New York, l’altro a Hollywood. Quando, il 30 agosto, il corteo funebre attraversò un quartiere di New York, furono decine di migliaia le persone che vi parteciparono e c’era anche una corona con nastro che si diceva inviata da Mussolini e quindici giovanotti in camicia nera, ma un giornale scoprì che la corona era una trovata del capoufficio stampa delle pompe funebri, il quale aveva anche provveduto a mascherare almeno due dei quindici giovanotti.

ThesonofthesheikIntanto il suo “prodotto”, come divo, faceva guadagnare Hollywood più da morto che da vivo. Dopo l’iniziale smarrimento, le folle di spettatori presero d’arrembaggio le sale dove si proiettava Il figlio dello Sceicco. I vecchi film vennero riprogrammati in tutto il mondo, sfruttando fino all’osso l’inedito fenomeno divistico-necrofilo. Durante gli spettacoli accadevano scene inaudite, scatenate dalle socie dei vari fan-club che costellavano ogni città americana. Apparvero, immediatamente, spartiti musicali di canzoncine appassionate, foxtrot e tanghi, dedicate al divo morto. Una era stata scritta, si disse, dalla prima moglie Jean Acker ed era proprio il volto di lei che appariva sulla copertina. La Acker non era stata neppure citata nel testamento di Valentino. Alla Rambova lasciò invece un solo dollaro, come sberleffo estremo, lei però ne seppe guadagnare molti di più, dando alle stampe, l’anno dopo, un libercolo dal titolo Recollections in cui sosteneva d’essere in costante contatto spiritico con l’ex-marito dall’oltretomba e che il suo compito era di trasmetterne le “verità supreme”, sul senso della vita, al mondo intero! A suo fratello Rudy lasciò in eredità, oltre agli ingentissimi debiti, anche trecento cravatte, mille paia di calze, quattrocento vestiti, sette orologi, costose automobili, alcuni cavalli di razza e dei cani.

Negli anni a seguire, una misteriosa donna, velata di nero, continuò a portare dei fiori sulla sua tomba il giorno dell’anniversario della morte dell’attore. Nonostante in molte si siano professate come la “donna in nero“, nessuna ha poi saputo comprovare la veridicità delle sue parole e questa figura è tutt’ora avvolta nel mistero. Mistero che ha lanciato una sorta di tradizione, ancora viva adesso, che vede parecchie figure femminili velate di nero portare fiori sulla tomba di Valentino.

Oggi a Castellaneta (Taranto) non sono rimasti molti luoghi a ricordarlo. Tuttavia per le strade potreste notare insegne come Bar Rudy, Lavanderia Valentino o addirittura una strada intitolata a lui. All’entrata della sua casa natale, vi è però questa targa:

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IL VALENTINO NASCOSTO

Forse l’aspetto meno noto della personalità di Rodolfo Valentino riguardava la sua intelligenza, che era di gran lunga superiore a quella che si attribuisce in genere ai divi cinematografici, ma soprattutto la sua grande cultura che compensava parzialmente la sua poca praticità e scaltrezza. Valentino possedeva libri che una biblioteca sarebbe stata lieta di possedere allora come adesso. Molti di quei testi erano esemplari perfetti dell’arte della stampa, scelti giudiziosamente. Erano volumi in latino, francese, tedesco, spagnolo, inglese antico, greco, russo e naturalmente italiano. Rudy aveva letto tutti i libri che possedeva e ne conosceva a fondo il contenuto. Vantava una memoria precisa e tenace. La gamma dei suoi interessi era dimostrata da una collezione di costumi di ogni nazionalità e di ogni epoca. Collezionava inoltre volumi sulle costumanze di ogni paese. In genere, leggeva i soggetti in due lingue, l’inglese e l’italiano, per essere sicuro di afferrare ogni particolare e di poter ben valutare l’impressione che gli facevano.
Per completare la collezione di costumi possedeva esemplari di ogni tipo di lancia, freccia, spada, coltellaccio e pugnale e li teneva tutti esposti in bella vista su velluto rosso. Accanto a queste armi figuravano statuette di avorio lavorato, argento antico, giada e onice. Inoltre Rudy conosceva la storia di ogni soggetto della sua collezione.

Durante alcuni viaggi in Italia venne a contatto con i più importanti letterati del momento, tra cui Gabriele D’annunzio. Valentino infatti era anche poeta e alla sua morte vennero trovate molte sue poesie che lui, per testamento, lasciò al fratello. Eccone una decisamente rivelatrice:

Sogni ad occhi aperti
(All’Amico)

Ieri – In ponderazione
sognammo la possibilità
di un amore e nel sognare
tessemmo un arazzo d’amore.
Oggi – Viviamo il nostro sogno
ad occhi aperti per poi realizzarlo,
colorando il nostro romanzo
con la grande magnificenza
di una rosa focosa.
Domani – Come sarà il nostro risveglio?
Il nostro arazzo si frantumerà?
Diventerà suadente – glorificato
dal riflesso dell’amore?
Sono curioso.

firma

 

 

fonti: http://www.wikipedia.org

http://www.deor.com

http://www.giovannidallorto.com

http://www.culturagay.it

Selvaggia

9 commenti su “NON TUTTI SANNO CHE… “RODOLFO VALENTINO”

  1. mokina
    16 ottobre 2015

    Un articolo veramente interessante. Praticamente Valentino è stata una delle prime vittime dei media. Tante cose non le sapevo, ma da quello che ho letto, posso immaginare che fosse una persona intelligente e sensibile, ma forse non molto forte di carattere e facilmente manipolabile.

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    • selvaggia
      16 ottobre 2015

      Queste ricerche mi stanno assolutamente aprendo un mondo, io non sapevo neppure che Valentino fosse omosessuale tanto per dire. E’ proprio vero che non si finisce mai di imparare. Un abbraccio

      Mi piace

  2. Tulsi
    3 aprile 2016

    Mi spiace solo che non si possa difendere da tutte queste accuse, basate su di un unico documento dimostrato falso. Una persona riservata come Guglielmi non avrebbe mai dichiarato apertamente i suoi sentimenti. Credo che la sua anima si possa solo capire attraverso i suoi scritti. Quindi prima di etichettare chiunque è necessario conoscere il periodo storico in cui è vissuto, dove tutti gli attori si truccavano, vedi Charlie Chaplin, ed era possibile enfatizzare le emozioni solo attraverso il trucco e la gestualità. Eravamo lo zimbello degli americani, designati a ruoli sociali umili e un uomo di quella bellezza era solo da denigrare. Io non ero nel suo letto, ma non credo che vi fossero nemmeno coloro che professano la sua omosessuale.

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    • selvaggia
      3 aprile 2016

      Diciamo che nessuno può smentire nessuno a questo punto. E se è vero, come riportano le fonti, io non ci vedrei nulla di male, nè tantomeno vedrei scalfito lo charme di un uomo che ha comunque segnato un’epoca.

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      • Tulsi
        3 aprile 2016

        Vero quello che dici, ma tu per prima hai fatto un affermazione precisa ” io non sapevo neppure che Valentino fosse omosessuale ” attribuendo veridicità ai suoi presunti orientamenti sessuali. Solo perché una persona è morta non dovrebbe perdere i propri diritti alla privacy. Sicuramente la sua immagine non rimane scalfita considerando le donne che a tutt’oggi sono affascinate da lui. Comunque, se queste asserzioni sono piacevoli da leggere, bisognerebbe chiederlo ai parenti.

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      • selvaggia
        3 aprile 2016

        Perchè non dovrei prestare fede a ciò che viene detto? Io ci credo, tu invece no. Non c’è niente di male. Per quanto riguarda la privacy, la vedo dura… cioè, non è che io sia andata a profanare nulla, le informazioni che ho trovato sono in rete, in decine e decine di siti e probabilmente anche i parenti che tu citi ne sono a conoscenza. Mi spiace che tu abbia interpretato il nostro approfondimento come un insulto alla sua memoria, non era mia intenzione. Un caro saluto

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  3. Tulsi
    5 aprile 2016

    Grazie per la risposta, anche se i nostri pareri sono discordanti, è stato un dibattito interessante. I pochi parenti rimasti parlano inglese e non credo conoscano l’italiano. Magari vi chiedo cortesemente se potete eliminare la parola “frocio”, che anche se citata in altri siti e libri”, è tanto brutta per qualunque orientamento sessuale. Grazie ancora.

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    • Francesca
      5 aprile 2016

      Gentile Tulsi, la parola non è offensiva perché si sta dando il punto di vista del fascismo che taceva su D’Annunzio e di conseguenza scelse di tacere anche su valentino, ma l’accezione della parola è negativa e di spregio proprio perché portata a esempio del pensiero fascista. Se il termine fosse stato usato in altro contesto, quando si parla delle donne che si emancipano anche grazie a lui, allora in quel caso sarebbe stata sia di spregio che denigratoria, e offensiva al massimo. Pertanto non riteniamo di dover modificare l’articolo.

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  4. Tulsi
    5 aprile 2016

    Grazie comunque.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 ottobre 2015 da in Non tutti sanno che con tag , .

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