Tre libri sopra il cielo

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POESIA DI UN UOMO PER UN UOMO

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Buon pomeriggio amici e amiche, oggi per la rubrica “Poesia di un uomo per un uomo”, vi proponiamo un componimento di Filippo de Pisis.

fetchimg_autore.asp Il suo genio mosso e variegato, che passava rapido come un volo d’uccello dalla pittura alla poesia alla prosa ha lasciato dietro di sé, fortunatamente per noi tutti, una squisita gamma di opere dove forma, colore e suoni si rincorrono creando di volta in volta un mondo indimenticabile di suggestioni.

Lo stile malinconico e personalissimo di Filippo De Pisis non ha eguali.

La vita avventurosa del pittore-poeta iniziò a Ferrara nel maggio del 1896 ma la città emiliana sembrava, nonostante l’antico splendore, troppo piccola per accogliere il fuoco malinconico di De Pisis. Così, dopo gli studi universitari e l’amicizia con De Chirico, Savinio e Carrà, l’artista si trasferì a Parigi, dove conobbe Manet e Corot, poi fu la volta dell’ Inghilterra. Qui strinse amicizia con la pittrice Vanessa Bell, sorella di Virginia Woolf, e Duncan Grant. Ma con lo scoppio della seconda guerra mondiale, una malattia nervosa che da tempo lo tormentava peggiorò vistosamente e furono necessari diversi ricoveri.

La sua fama di pittore era ormai consolidata, tuttavia la sua omosessualità, questo almeno secondo alcuni critici d’arte, gli impedì di raggiungere quel prestigio che altri colleghi avevano ottenuto. Un ostracismo che il pittore dovette avvertire in modo acuto e che sublimò magnificamente nelle sue opere. Consunto dalla malattia, Filippo De Pisis si spense nella primavera del 1956.

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De Pisis non fece mai mistero della sua omosessualità e anzi la esibiva in modo stravagante. Il pittore-poeta incluse nelle sue “Poesie” un piccolo gruppo di testi esplicitamente omosessuali e gli ultimi in particolare si segnalano per un riutilizzo in chiave omoerotica dell’immaginario biblico-cristiano, un filone assai proficuo nella poesia a tematica gay. Da questa raccolta del 1942 è tratta la poesia che oggi vi proponiamo.

Buona lettura.

GLI ANGELI

L’angelo sostiene Gesù morto
Fra le tue gambe d’oro
armonia di curve,
pesante ricade il corpo immenso
del Gesù morto.
Le tue ali
hanno un brivido di farfalla nel sole,
la bella testa, in ombra,
tutta è bagnata di lagrime ardenti
le mani appena toccano
le grandi spalle sante.
Angelo, mio bell’angelo,
ma io ti conosco!…
Come dall’inferno dei sensi
risorto, venuto qui, purificato?
E il mio sangue ahimè riconosco!
Che fatica per estirpare dal cuore
ogni germe malsano!
Sospiro, mi inginocchio
i piedi bacio di Gesù
e le mie, vedi,
a le tue lagrime confondo.
Ma il tuo bel corpo,
velato, a pena, mi perseguita.
Io non ho ali, e la terra è dura.
“Chi ha bevuto, berrà.”
Son così dolci i lacci della carne
anche se legano, se stracciano,
Gesù, Gesù abbi pietà di me.
E tu, bell’angelo, aiutami a volare.

 

fonti: http://www.queerblog.it

http://www.absolutepoetry.org/

 

Il romanticismo non è prerogativa femminile. Le parole d’ amore sono di tutti proprio perchè l’ amore non ha sesso. Per chiunque voglia segnalarci delle poesie e condividere con noi e con i nostri lettori pensieri e parole rivolti alla persona amata, scriva a: 3librisoprailcielo@gmail.com.

Selvaggia

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Questa voce è stata pubblicata il 19 ottobre 2015 da in Poesia con tag , , .

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