Tre libri sopra il cielo

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ARTE E MUSICA: “La morte della bellezza”

la morte della bellezza

In questo nuovo approfondimento del teatro omosessuale vi parlerò di un opera teatrale tratta da un libro di Giuseppe Patroni Griffi. Autore di “Metti una sera a cena” (1968), film che fece scalpore per la scena del bacio a tre, Griffi è conosciuto come regista dell’omosessualità e ha scritto, tra i più famosi libri gay del Novecento italiano, “Scende giù per Toledo” e “La morte della bellezza”. Quest’ultimo lavoro, edito da Mondadori nel 1987 (ma oggi fuori produzione), contiene l’essenza dello scrittore napoletano emigrato a Roma dopo la guerra.
“La morte della bellezza”, romanzo classico e storico, segue una duplice storia: quella di una città devastata nella sua bellezza dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e quella di un amore proibito, soffocato ma poi lasciato esplodere tra due ragazzi.
la morte della bellezza2Nel libro si racconta la vicenda di un amore omosessuale fra due giovani, un amore sensuale e sentimentale, controverso e negato, che l’atmosfera crudele e incantata di una città fatale rende simbolico come le fiamme che la esaltano e distruggono. Sullo scenario di una Napoli del periodo della guerra emerge il conflitto fra l’educazione sentimentale e la celata omosessualità del sedicenne Eugenio che, insidiato dal giovane tedesco Lilandt, prima lo rifiuta e poi si getta impetuosamente in un legame amoroso. In una Napoli perduta e devastata dai bombardamenti, tra le macerie e la disperazione, Griffi fa nascere dolcemente l’amore, come un germoglio di speranza, da cui la sua terra potrà risanarsi.
Da queste pagine, Nadia Baldi ha tratto una sorta di reading, un concerto per voci e strumenti dove saranno quattro voci femminili a dare vita ad una storia d’amore e di passione omosessuale.

Dopo il successo al Teatro Segreto di Napoli, “La morte della bellezza”, arriva a Roma al Teatro la morte della bellezza3Millelire nell’Ottobre del 2012. La regia di Nadia Baldi porta in scena il romanzo sotto forma di narrazione corale. Quattro leggii sono l’unica scenografia, resi viventi da un accordo di morbide e graffianti voci. Quattro attrici, la stessa Baldi, Franca Abategiovanni, Marina Sorrenti e Lia Zinno si posizionano dietro i leggii e sfogliano pagine del romanzo. Protagonista assoluta dello spettacolo è la loro voce.
Pochi gesti e grande espressività caratterizzano lo scenario immobile ma emotivamente dinamico. I volti sono appena illuminati, la luce e la musica seguono l’andamento della storia, intrecciandosi con il ritmo delle voci: cadenzato e andante nei dialoghi in dialetto napoletano, dolce e romantico nella descrizione del mare, lento e surreale nella città-fantasma. Parole ripetute all’unisono, si sovrappongono, sfumano, si scompongono e si trasformano in rumori, sibili, urla, singhiozzi, gemiti sommessi. Un’orchestra di suoni e colori che ricrea l’emozione della lettura in una rappresentazione teatrale, lasciando allo spettatore la possibilità di creare la propria immagine virtuale del racconto e dei personaggi. Napoli viene evocata con un lamento malinconico e amaro, un omaggio alla sua bellezza, interpretato dalla musica di Andrea Bonioli e dalla cantante Roberta Rossi.
la morte della bellezza4L’autore ci regala un’immagine della città così come si presentava prima del 1943, in netto contrasto con la desolazione che fa da sfondo alla storia di Eugenio e Lilandt, giovane napoletano il primo e insegnante italo-tedesco il secondo, che tra le macerie di una terra distrutta e sconvolta si amano. Eugenio, alle prime armi con l’amore, indietreggia istintivamente e oppone resistenza a un sentimento che non vuole accettare, che lo spaventa e da cui sente di doversi difendere. Ma Lilandt è un piacevole tortura da cui presto si lascia travolgere con abbandono e confusione dei sensi. Al buio, lontani dai riflettori della cultura moralista, i due innamorati si incontrano e conoscono se stessi.
“C’è un momento, al crepuscolo, in cui il buio si solidifica, oggetti e persone sono masse opache nitide nei contorni, due ombre si misurano con lo sguardo assorbito dall’oscurità”.

La mimesi linguistica, presentata con grazia e ironia dalla protagoniste, celebra la consacrazione, la morte della bellezza5da parte di Eugenio e Lilandt, ai sensi del corpo, alla voluttà di un amore tormentato, negato ed in seguito bramato.
“Ebbe la sensazione che tutta quanta la sua vita, con la rapidità di una fisarmonica che si chiude, si concentrasse per arrivare a questo momento”.
“La morte della bellezza”, nel riadattamento teatrale, rispetta ed esalta lo “stile d’acqua” di Patroni Griffi che, associato alla capacità delle interpreti nel trattare con una rara attitudine gestuale e vocale un argomento così delicato come l’omosessualità, scorre fluente come acqua.
La rielaborazione del testo evidenzia una grande abilità femminile a raffigurare con destrezza e maestria l’avvenenza e la riluttanza di un amore maschile.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 ottobre 2015 da in Arte e Musisca con tag , .

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