Tre libri sopra il cielo

Blog dedicato alla letteratura M/M e Lgbt in tutte le sue sfaccettature

PAROLE NEL WEB: “RICORDI COME ERAVAMO, OLLIE?” – di Quokka Sorride

PAROLE NEL WEB
Amate scrivere, ma fino a ora non avete mai osato far leggere a nessuno un vostro lavoro?
Vi piacerebbe mettervi in gioco e conoscere il parere dei lettori?

Tre libri sopra il cielo” vuole mettere il proprio blog al servizio degli autori emergenti che scrivono racconti M/M e LGBT, creando uno spazio apposito a loro dedicato, all’interno del quale verranno presentati gli autori e verrà pubblicato il racconto.
Oltre che sul blog, pubblicizzeremo sulla pagina Facebook, su G+ e sul profilo Twitter.

Quindi se avete un racconto chiuso in un cassetto e volete farlo conoscere, contattateci alla nostra mail 3librisoprailcielo@gmail.com, o tramite messaggio privato su Facebook o Twitter e vi forniremo tutti i dettagli.

Come sapete, stiamo già pubblicando un romanzo a puntate, ma oggi vorremmo proporvi una cosa diversa. Una nostra gentile lettrice ci ha inviato una sua oneshot slash e ci ha chiesto se poteva essere pubblicata sul nostro blog. Questo racconto, assolutamente amatoriale così come la sua cover, ci ha molto emozionato ed è per questo che gli diamo lo spazio che secondo noi merita.

Buona lettura

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RICORDI COME ERAVAMO, OLLIE?

– We were young and beautiful –

“Ciao, piacere di conoscerti, mi chiamo Sam.”

“Ciao Sam. Io mi chiamo Oliver.”

Te lo ricordi, Oliver?
Così è iniziata la nostra storia. Avevamo cinque anni: quel giorno portavamo delle sciarpe pesanti e avevamo le guance rosse per il freddo dell’inverno che stava arrivando…E eravamo anche molto in imbarazzo.
Ricordo che balbettasti tu le prime parole. Più avanti mi dicesti che la causa del tuo balbettare fu il mio bellissimo sorriso. La verità è che ho i denti storti ancora adesso, quindi non so cosa ci fosse di bello nel mio sorriso.

Quello fu il giorno in cui la nostra vita cambiò. Il tuo trasferimento cambiò il corso della nostra esistenza.

Vivevamo in un quartiere molto calmo, pieno di cottage e giardini curati. Niente di pretenzioso, ma a noi piaceva. La gente era tranquilla, ci conoscevamo tutti e nessuno aveva paura.

Ricordi? Dicevamo che quando saremmo stati abbastanza grandi, avremmo costruito una casa come quelle della nostra infanzia, in quartiere altrettanto bello e tranquillo.

Io e te siamo sempre stati bambini semplici, con desideri semplici. Correvamo in bicicletta, giocavamo a nascondino o a “acchiapparella”, buttavamo le uova marce sulle finestre di tua zia e poi ci prendevamo anche di quelle legnate incredibili. Ma noi ci divertivamo così.

Lo sai, Oliver?

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di passare nel nostro vecchio quartiere.

Ho pianto. Ho pianto tanto. Non esiste più nulla di quello che ricordavo. Hanno buttato giù i resti delle ultime case, costruendo quegli orribili grattacieli: alti, imponenti, grigi, pieni di finestre e abitati da ricconi. I bambini non corrono più per le strade, perché ci sono le auto e rischiano di morire. Nemmeno i miei nipoti lo fanno più…Sono sempre appiccicati alle schifezze moderne. Ti ricordi mia sorella? Ha avuto dei figli che ora hanno dei figli.

Oh cielo, quanto tempo è passato da quando ti ho visto l’ultima volta? Sicuramente molto, dato che i miei nipoti ridono di me quando racconto le nostre avventure. Mi hanno detto che quelli sono giochi da vecchi.

Il mondo, mio caro Oliver, è diventato strano e non uno strano bello, come lo eravamo noi agli occhi di tutti. Non uno strano migliore di quello che abbiamo dovuto passare. Quello di oggi è uno strano frenetico, folle, in corsa, non c’è più tempo per niente e per nessuno che non sia “Io”.

Io non sarò più così giovane, ma mi sembra che siano tutti diventati egoisti, maleducati, che non ci sia più rispetto nemmeno per qualcuno che non ha più l’uso delle gambe.

Mi manchi molto, Oliver.

La vita è davvero noiosa senza di te. Non c’è più nessuna avventura da vivere. Ne abbiamo combinate davvero tante insieme e ora…Ora sono qui a osservare il mondo seduto sulla mia poltrona preferita, mentre la vita scorre fuori dalla finestra della nostra casa e mi annoio.

Ti ricordi quando abbiamo fondato il club esclusivo? Oh dio, non ricordo nemmeno come lo avevamo chiamato. Ovviamente, era solo per noi due. E come ci divertivamo insieme. C’era sempre qualcosa da fare: correre, gareggiare, cucinare con le nostre mamme, travestirsi con dei semplici stracci. Forse, l’ho già scritto…La vecchiaia avanza per tutti, mio caro Oliver.

Ma era bellissimo. Andavamo ovunque insieme e quando non eravamo vicini diventavamo tristi e ci scambiavamo una quantità enorme di lettere, come quella che ti sto scrivendo ora. Le ho conservate tutte, le tengo vicino alla scrivania.

Ho dei bellissimi ricordi della nostra infanzia e molti documentati in quelle pagine piene di parole. Andavamo in montagna a passeggiare e fingevamo di essere alpinisti, al mare e fingevamo di essere creature dell’oceano con quei costumi coprenti che ora non si usano più.

Ritengo sia una buona cosa, anche se c’è una via di mezzo anche per i costumini osceni che portano le ragazze di adesso.

Una cosa però mi manca più di tutte di noi due: avevamo sempre le mani strette. Era un gesto che ci dava sicurezza. Come al primo giorno di scuola, durante il quale ci davamo forza a vicenda. Tutti ci guardavano perplessi, ma per noi quella era la normalità. Quelli eravamo noi.

Mia madre un giorno disse che noi due eravamo “due anime destinate l’una all’altra”.

Ma poi arrivò la guerra.

E ogni notte era orribile mettersi a letto e cercare di dormire, perché avevamo paura che la mattina dopo non avremmo più trovato nessuno a svegliarci. Le prime notti le passavamo a guardarci da una finestra all’altra. Alcune notti sgattaiolavi da me e ti infilavi nel mio letto per farmi dormire. Era pericoloso, ma tu lo facevi ugualmente.

Andavamo a scuola spauriti, nonostante non fossimo già più dei bambini. Tornavamo con il pensiero che il giorno dopo non ci sarebbe stata nessun compagno, nessuna lezione, nessun intervallo, nessuna scuola. Era tutto brutto, scuro, triste. Eppure in tutto questo noi due continuavamo a vivere la nostra amicizia fatta di luce, risate, allegria.

Poi…Poi quel giorno ti ammalasti di febbre e io credevo saresti morto, ma non potevo fare nulla per te. Mi trascinavo a scuola, in solitudine, sperando che, quando avessi fatto la strada a rovescio, tu saresti stato ancora lì a sorridere nonostante la voce roca, la tosse e il naso tappato. Io amavo studiare e tu no e forse ti ammalasti per quello.

A pensarci ora è stato un bene che tu non ci fossi.

Non ricordo molto, Oliver. Un rumore assordante, un fischio – forse la sirena? – le urla, tutti che correvamo come pazzi, cercando di sopravvivere.

Le mie gambe non avrebbero più funzionato, così dissero i dottori. Mi trovarono sotto una trave, schiacciato, seppur vivo.

La scuola non esisteva più e molti dei nostri compagni finirono al cimitero tra tanti altri corpi che ogni anno, il giorno dell’incidente e del bombardamento, vado a trovare.

Ormai ci ho fatto l’abitudine. Non mi da più fastidio la sedia. Ma ricordi? Quando mi dissero che non avrei più camminato persi la speranza. Ero triste, non potevo più correre con te. Tu amavi correre, eri davvero veloce. E io potevo solo guardarti con lo sguardo triste e la consapevolezza di non poterti più raggiungere.

Ma tu. Oh Ollie. Tu riuscisti a farmi uscire dal quel periodo. Facesti di tutto e io tornai a essere come prima, solo senza usare le gambe.

Suonava così bene il tuo nomignolo: Ollie. Così nostro, così intimo, così vero, così bello. Sapeva di casa, di dolcezza, di pienezza. Di amore.

Amore, Ollie. Come il giorno più triste e più felice della mia vita.

Il giorno in cui capii che non ti avrei mai più rivisto e il giorno in cui dicesti che mi avresti amato per sempre. E che sempre mi avevi amato.

Piansi tutte le mie lacrime nel vederti andare via. E anche tu. Ti pregai di non andare, di non lasciarmi. Nonostante tutto sapevo che, se mai fossi tornato, saresti tornato nella nostra casa – quella che avevamo costruito prima che io iniziassi a studiare al college.

Ce la siamo goduta poco, ma io vivo ancora qui. Nel luogo in cui mi hai regalato tanti altri bellissimi ricordi, seppur per un breve periodo.

Dopo la tua partenza, tornasti qui solo in un’occasione. In licenza ci fu il tempo di un saluto, di un bacio, il tempo di dormire abbracciati ancora una notte.

Ma quella fu l’ultima volta che ti vidi, ormai molti anni fa. Non so neppure quanti, perché ad un tratto ho smesso di contarli. Ma ho continuato ad amarti e a crederti vivo, nonostante tutti mi abbiano sempre dissuaso dal pensarci.

Nessuno è mai venuto alla mia porta con un cappello e una bandiera. E nemmeno alla porta di tua madre. Sei semplicemente sparito nel nulla. Nessuna lettera, nessun necrologio.

“Scomparso”. E tale sei rimasto.

Torna da me, Ollie. O verrò io da te, ovunque tu sia.

Non so a chi spedirò questa lettera. Ma hai promesso che mi avresti amato per sempre e così io credo. E così io ti amo.

Per sempre. Anche se non siamo più giovani e sicuramente non più belli. Anche se non sono più quelle notti e quei giorni d’estate in cui correvamo e facevamo i falò sulla spiaggia. Anche se ormai siamo vecchi, io non cammino più e tu chissà dove sei. Anche se i giorni in cui fissavo il cielo per ore, sperando di vederti apparire anche in aereo sono finiti. La guerra è finita da un pezzo, ma tu non sei tornato.

Ma io sono ancora vivo e so che anche tu lo sei.

E sto venendo da te, Ollie. I miei giorni stanno finendo, lo sento nelle ossa. Non è più il tempo di aspettare.

Mi hanno detto che al di là dell’oceano c’è qualcuno che si chiama Oliver e che potresti essere tu. Nella foto sei molto invecchiato, ma il mio cuore ha fatto un balzo nel petto quando l’ho vista.

So che sei tu.

Parto per questa ultima avventura con te.

Prendo l’aereo, incredibile.

Io! Io che ho sempre avuto paura di volare! Lo sto facendo per te.

Sto arrivando, Ollie. Aspettami un altro po’, ti prego.

Per sempre tuo,

Sam.

***

Sam e Oliver si ricongiunsero nel 2000 a New York, dopo anni di devozione profonda l’uno all’altro. Dal 1945 – anno in cui Oliver tornò l’ultima volta a casa prima di sparire definitivamente dalla vita di Sam nel corpo, ma non nell’anima – non si erano più visti.

Oliver venne ferito, fatto prigioniero e sfiorò la morte in guerra, addormentandosi poi di un coma profondo. I medici riferirono che al suo risveglio la sua prima parola fu “Sam”. Nessuno seppe come riuscì a sopravvivere e a riprendersi quasi completamente.

Lui raccontò, anni dopo, che fu il ricordo di Sam a spingerlo a svegliarsi.

Lo cercò invano per anni, senza potersi più muovere, fino a quando i nipoti di Sam – grazie a quelle schifezze tecnologiche – riuscirono a metterli in contatto.

Nonostante tutti quegli anni, quando si rividero, fu come se non si fossero mai lasciati. Ollie e Sam andarono ad abitare nella casa in cui Oliver aveva vissuto – celibe anche lui, nonostante tutto quel tempo – nella speranza che un giorno Sam arrivasse da lui.

Non presero mai l’aereo per tornare indietro e non si sposarono, se non qualche mese di prima di morire entrambi a poche ore di distanza l’uno dall’altro.

Fu volere di entrambe le famiglie di seppellirli assieme come avrebbero voluto.

I nipoti raccontano ancora la storia di Sam – il fratello in sedia a rotelle della loro nonna – e del suo fidanzato Oliver.

“Ti amerò anche se non sarai più giovane e bello.
Ti amerò anche quando non sarò con te.
E ti troverò se fuggirai, andando anche in capo al mondo per averti.
Ti amerò anche dopo la morte.
Ti amerò per sempre.”

Queste furono le loro promesse. E furono queste esatte parole che vennero incise sulla loro lapide, nel cimitero di Londra – città in cui erano cresciuti – lo stesso in cui erano stati seppelliti anche i loro compagni di classe morti nel bombardamento.

Sam e Oliver furono veramente “due anime destinate l’una all’altra” per tutta la vita e anche dopo di essa.

di QUOKKA SORRIDE

Potete trovare il trailer di questa tenerissima e commovente storia, anche questo preparato dall’autrice, a questo link:

https://www.youtube.com/watch?v=ZCqXyQ2P4Qw.

La canzone utilizzata è la stessa a cui l’autrice si è ispirata per scrivere il racconto ed è la stessa che si dovrebbe ascoltare quando lo si legge: “Young and beautiful” di Lana Del Rey

L’autrice:

Quokka Sorride è nata e vissuta per ventitré anni vicino a Venezia, è un’amante dei felini, della scrittura, della lettura, del teatro – il suo grande amore resta Shakespeare – e dello spettacolo. Ha cambiato undici volte (volta più o volta meno) il colore dei propri capelli corti o del ciuffo che la caratterizza, spesso sconvolgendo i parenti.
Da che ne ha memoria, ha iniziato a creare mondi e personaggi fin da piccola, riuscendo a scriverne solo più avanti nel tempo, in seguito agli studi classici che l’hanno aiutata nel lato più tecnico. Dopo un anno e mezzo di università – un tentativo mal riuscito di frequentare il Dams – si destreggia tra un lavoro e l’altro, un viaggio a Roma e un corso di doppiaggio nella Capitale, un corso di teatro e uno spettacolo, utilizzando ogni momento libero per riversare parole sulla carta.
Scrive per lo più racconti originali di non troppe parole, soprattutto di genere slash.

5 commenti su “PAROLE NEL WEB: “RICORDI COME ERAVAMO, OLLIE?” – di Quokka Sorride

  1. Alice
    27 ottobre 2015

    Molto commovente questo racconto, mi è piaciuto davvero molto. Mi è sembrato di capire che sia ispirato ad una storia vera, almeno da quanto scritto nella nota alla fine. Ma perché Oliver, dopo essere uscito dal coma non cerca mai più Sam, pur amandolo? Forse sono io che non ho colto il motivo…

    Mi piace

    • selvaggia
      27 ottobre 2015

      Ciao Alice, trasmettiamo i tuoi complimenti e la tua domanda all’autrice…

      Mi piace

    • QuokkaSorride
      27 ottobre 2015

      Prima di tutto grazie per aver letto questa piccola creatura.
      Secondo…non so se sto rispondendo nel modo corretto, perché non sono così pratica di blog.
      Ad ogni modo, avevo scritto questo “Lo cercò invano per anni, senza potersi più muovere […]”. Semplicemente, nella mia testa – ammetto che forse non era scritto chiaramente – non si sono più ritrovati, fino a quando i nipoti di Sam, grazie alle tecnologie quali internet, sono riusciti a metterli in contatto.
      Oliver ha cercato Sam senza trovarlo.
      È ispirato a una storia vera? No, è ispirata solo alle parole della canzone “Young and Beautiful”. Comunque, le coppie divise durante le guerre non si contano. E non solo coppie, ma famiglie intere.
      Sam e Oliver, però, non sono mai esistiti – se non nella mia fantasia -, ma allo stesso tempo esistono e sono esistiti in tutte quelle coppie che si dividono e si sono divise a causa dei conflitti tra paesi.
      Non so se sono stata esaustiva o comprensibile, dato il mio entusiasmo nel vedere quanti hanno apprezzato il mio lavoro, ma spero proprio di si.
      Grazie ancora Alice,
      Quokka.

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      • Alice
        28 ottobre 2015

        Grazie a te per avermi risposto Quokka…
        Da quello che avevo capito mi era sembrato che fosse stato Sam a cercare Oliver senza mai riuscire a rintracciarlo, dato che Oliver era dall’altra parte del mondo mentre Sam era sempre rimasto nel suo paese…
        Ti faccio ancora una volta i complimenti per la piccola storia che hai scritto pensando a tutte quelle coppie e a quelle famiglie che le guerre di ogni epoca hanno fatto soffrire..
        Mi sono davvero commossa leggendola…
        Grazie Quokka..

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  2. M. B. Sullivan
    14 gennaio 2016

    L’ha ribloggato su Pensiero Satellitee ha commentato:
    Creaturine di qualche anno fa, a cui voglio molto bene.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 ottobre 2015 da in Parole nel web con tag , , .

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