Tre libri sopra il cielo

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CORREVA L’ANNO… 1998

Buon pomeriggio amici e amiche, non so se ne siete al corrente ma in questo mese di Ottobre ricorre un triste anniversario, cioè il rapimento, la tortura e l’omicidio di un ragazzo che è stato citato in uno degli m/m romance più belli di Andrew Grey, “Una prateria divisa”: questo ragazzo si chiamava Matthew Shepard. In verità, allora, neppure io ne avevo mai sentito parlare e fu proprio grazie a quell’accenno che mi misi a fare delle ricerche. Ecco quindi la sua tragica storia e le conseguenze che essa ebbe sulla comunità LGBT.

CORREVA L’ANNO… 1998

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Era passata da poco la mezzanotte del 7 ottobre 1998 quando il ventunenne Matthew Shepard incontrò in un bar Aaron James McKinney e Russell Arthur Henderson. Secondo McKinney, Shepard chiese loro un passaggio a casa.

lead_largeSuccessivamente Shepard fu derubato, picchiato selvaggiamente, legato a una staccionata e lasciato lì a morire. McKinney e Henderson trovarono anche il suo indirizzo, con l’intenzione di svaligiare la sua casa. Matthew fu trovato 18 ore dopo da un ciclista di passaggio, vivo e in stato di incoscienza.

Il ragazzo aveva una frattura dalla nuca fino oltre l’orecchio destro. Parte del cervello era stata danneggiata in modo tale da risultare compromessa la capacità del suo corpo di regolare il battito cardiaco, la temperatura corporea e altre funzioni vitali. C’erano inoltre circa una dozzina di piccole ferite sulla testa, sul collo e sulla faccia. È stato riportato che Matthew era stato colpito con una violenza tale da rendere il suo volto completamente ricoperto di sangue, a eccezione di dove era stato lavato dalle sue lacrime. I medici giudicarono le sue lesioni troppo gravi per poter essere operate. Non riprese più conoscenza e rimase sempre in rianimazione dove morì alle 00.53 del 12 ottobre all’ospedale Poudre Valley a Fort Collins, in Colorado.

capt_gay_attack_ehsLa polizia arrestò McKinney e Henderson poco dopo, trovando l’arma insanguinata, le scarpe della vittima e la carta di credito nel loro camion. I due assassini avevano cercato di procurarsi un alibi grazie alle loro fidanzate.

Nel 1999, al processo gli accusati di questo orribile omicidio affermarono alla corte che le proposte omosessuali di Shepard li avevano “incolleriti” fino al punto di spingerli a torturarlo, rapinarlo e ucciderlo. Il giudice Barton Voigt ricusò questa strategia affermandone l’inapplicabilità nello stato del Wyoming. Dopo la loro incarcerazione, gli assassini di Matthew ritrattarono la loro storia durante un’intervista, dicendo che l’omicidio era stato un tentativo di rapina effettuato sotto l’influsso di droghe.

Henderson fu dichiarato colpevole il 5 aprile 1999 e accettò di testimoniare contro McKinney per evitare la pena di morte; ricevette due condanne a vita, senza possibilità di essere rilasciato anticipatamente per buona condotta. Nel processo di McKinney la giuria lo dichiarò colpevole di omicidio volontario. Quando si iniziò a considerare la pena di morte, i genitori di Shepard patteggiarono un accordo, che fruttò anche a McKinney due condanne a vita senza possibilità di essere rilasciato anticipatamente per buona condotta.

Gli assassini di Matthew stanno attualmente scontando la pena in prigione. Il suo caso, grazie anche alla famiglia che ha scelto di non mettere a tacere l’episodio ma di parlarne in pubblico, è diventato un simbolo contro tutte le violenze e le discriminazioni subite dalle persone LGBT in tutto il mondo.

CHI ERA MATTHEW

ms-4309aMatthew Wayne Shepard nacque a Casper nel 1976, primo figlio di Dennis Shepard e Judy Peck Shepard. Frequentò la Crest Hill Grade School, Dean Morgan Junior High e i primi due anni delle scuole superiori al Natrona County High School. Divenne anche membro della St. Mark’s Episcopal Church. Matthew, successivamente, frequentò alcuni anni la scuola americana in Svizzera, diplomandosi nel 1995.

Frequentò poi anche il Catawba College e il Casper College prima di trasferirsi a Denver. Iniziò, quindi, il primo anno di Scienze politiche all’Università del Wyoming a Laramie. I suoi genitori vissero per un certo periodo a Dhahran in Arabia Saudita, dove suo padre lavorava per la compagnia petrolifera Aramco.

IL PROCESSO

Durante le udienze entrambi i difensori usarono varie strategie per difendere le azioni degli imputati. Quella più degna di nota fu la cosiddetta “difesa da panico gay”. I due sostennero di essere diventati temporaneamente incapaci di intendere e di volere per colpa delle avances sessuali che dichiararono di aver ricevuto dalla vittima. In un altro momento i due sostennero invece che volevano solamente rapinare Shepard e che non avevano mai avuto intenzione di ucciderlo.

La difesa da panico gay (in inglese: gay panic defense) è una strategia legale difensiva, tipicamente anglosassone piuttosto rara, utilizzata in casi di accuse per aggressione od omicidio nei confronti di persone omosessuali o scambiate per tali nel compimento del reato. In Gran Bretagna è conosciuta anche come guardsman’s defence.

È utilizzata principalmente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, ma anche in altri Paesi della Common law. Gli avvocati utilizzano la difesa da panico gay per dimostrare che l’accusato ha agito in uno stato di infermità mentale temporanea, causata da una non comprovata condizione psichiatrica chiamata panico omosessuale. Questo tipo di difesa si è finora dimostrato sempre infruttuoso per l’ottenimento di una completa assoluzione dell’imputato, ma è spesso fruttuoso per la riduzione della colpa e la mitigazione del verdetto.

Secondo le tesi della difesa da panico gay, le proposte romantiche o sessuali di natura omosessuale possono risultare così offensive e spaventose per certuni individui da indurli in uno stato psicotico temporaneo che può sfociare in una violenza inusuale.

matTutto ciò è considerato oltraggioso dalla comunità LGBT, che la considera invece come una strategia che mira a “colpevolizzare la vittima”. In effetti, nessuna strategia difensiva similare è mai stata tentata relativamente a proposte romantiche o sessuali perpetrate da eterosessuali.

La difesa da panico gay è utilizzata principalmente negli Stati Uniti, in particolar modo nelle aree dove l’intolleranza sociale (l’omofobia e la disapprovazione) nei confronti dell’omosessualità è assai diffusa. Occasionalmente, è stata utilizzata anche in casi di violenza contro transgender, transessuali e lesbiche. Anche se non usata molto diffusamente in passato, la difesa da panico gay è ora sempre meno applicata grazie alla maggior tolleranza nei confronti dell’omosessualità. I giudici permettono questa strategia difensiva solo nel caso in cui siano convinti dell’onestà dell’imputato nel credere imminente un’aggressione sessuale da parte della vittima. È da notare la somiglianza con l’uso nei tribunali, fino a qualche decennio fa, di considerare le vittime di stupro partecipanti alla colpa. Fino a poco prima del ’68, infatti, quando una donna veniva violentata, era diffusa l’idea che essa avesse probabilmente ‘provocato‘ il suo aggressore con comportamenti troppo procaci.

 

glaadUna variante transgender della difesa da panico gay è stata utilizzata nel 2004-2005 dai tre imputati per l’omicidio di Gwen Araujo (nato Eddie), che affermarono la loro “collera” alla scoperta che Araujo, una ragazza transgender che viveva come donna, era biologicamente un uomo. Il primo processo si concluse in uno stallo della giuria; nel secondo gli imputati Mike Magidson e Jose Merél vennero accusati di omicidio di secondo grado, ma la giuria si bloccò nuovamente sul caso del terzo imputato, Jason Cazares, successivamente condannato a sei anni di carcere per omicidio volontario.

LE CONSEGUENZE

bildeI genitori di Matthew dichiararono «Stiamo offrendo la sua vita in memoria di uno che non vive più». Il clero della locale comunità cattolica acquisì una controversa pubblicità opponendosi alla pena di morte per questo specifico caso; in prigione McKinney ed Henderson avevano entrambi cercato di razionalizzare l’accaduto affermando che le loro azioni erano state dettate dalla Bibbia.

Nel mondo iniziarono diverse manifestazioni a favore di Matthew, subito dopo la brutale aggressione. Queste manifestazioni portarono alla ribalta mediatica il caso e l’attenzione dell’opinione pubblica si concentrò sull’omofobia e sulla discriminazione sessuale che il ragazzo era stato costretto a subire.

fred-phelps-300Un gruppo di oppositori omofobi, capeggiati dal pastore della Chiesa Battista Fred Phelps, protestarono con picchetti ai funerali del ragazzo e al processo dei suoi assalitori.

La violenta protesta si concretizzò con cartelli e slogan come «Matt Shepard marcisce all’inferno», «L’Aids uccide i finocchi morti» e «Dio odia i froci».

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Successivamente Phelps chiese l’autorizzazione cittadina per la costruzione di un monumento «di marmo o granito, alto 5 o 6 piedi», da porre nel parco di Casper, sul quale avrebbe dovuto essere apposta una targa in bronzo con l’immagine di Shepard e le parole: «MATTHEW SHEPARD, entrato all’inferno il 12 ottobre 1998, in spregio all’avviso di Dio: “Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio.” – Levitico 18:22».

69Durante il processo ad Henderson, Romaine Patterson, un’amica di Matthew, insieme ad altri sostenitori, organizzò una controprotesta nei confronti di Phelps circondando il suo gruppo. I dimostranti di Patterson indossavano una lunga tunica bianca e immense ali che nascosero completamente al pubblico di passaggio la vista del gruppo di Phelps che già era stato confinato dalla polizia in una piccola area. Nonostante il gruppo non avesse un preciso nome durante la dimostrazione, è stato successivamente soprannominato come Angels of Peace ed Angel Action.

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Tattiche simili a quelle utilizzate dagli Angels of Peace sono state riutilizzate in numerose occasioni di protesta contro le manifestazioni omofobe di Phelps, ottenendo però risultati meno efficaci a causa dell’intervento della polizia che le ha confinate in zone diverse per evitare un contatto troppo ravvicinato tra i due gruppi.

ap_shepard_parents_981120_tI genitori di Matthew, Judy e Dennis, sono oggi attivi sostenitori dei diritti gay ed educatori alla tolleranza. Lo steccato sul quale il loro ragazzo venne legato e lasciato a morire è stato rimosso dal proprietario del terreno.

Il caso Shepard spinse il presidente Bill Clinton a rinnovare i tentativi di estendere la legge federale in materia di crimini per pregiudizio includendo individui gay, lesbiche e disabili. Questi sforzi sono stati frustrati, nel 1999, dalla maggioranza repubblicana della Camera dei Rappresentanti americana. Successivamente, durante l’Amministrazione di Barack Obama, e fortemente volute dallo stesso, le modifiche alla legge sono state riproposte e definitivamente approvate dalla maggioranza democratica di Camera e Senato nell’ottobre del 2009.

IL RICORDO

Importanti personalità del mondo dello spettacolo hanno espresso il loro sdegno e ricordato in diverse maniere l’attacco dal giovane:

  • Coretta Scott King, vedova di Martin Luther King, ha scritto a Judy Shepard, madre del ragazzo ucciso, esprimendo il proprio cordoglio e la speranza che i diritti civili includano, in futuro, i diritti di gay e lesbiche.
  • L’attrice Ellen DeGeneres ha presenziato a un servizio commemorativo su Shepard a Washington, dove ha affermato che il proprio coming out avvenuto poco prima dell’attacco era stato per «evitare che questo tipo di cose accadessero».

Sono stati prodotti tre film sulla storia di Shepard:

  • The Laramie Project (basato sull’omonimo dramma teatrale),
  • The Matthew Shepard Story e
  • Anatomy of a Hate Crime.

Nel novembre del 2004 gli assassini di Shepard sono stati intervistati al programma 20/20 della rete televisiva ABC News, spiegando che l’omicidio non era stato indotto da motivazioni omofobe bensì da una collera indotta da metilanfetamine, un’affermazione dimostrata falsa dagli investigatori originali del caso. Entrambi hanno dichiarato di avere avvisato immediatamente i loro avvocati, ma che questi preferirono intraprendere allora l’inutile difesa da “panico gay“. L’ABC è stata criticata dai sostenitori dei diritti omosessuali per il pezzo.

matthew-shepard

 

fonti: www.wikipedia.org

Selvaggia

10 commenti su “CORREVA L’ANNO… 1998

  1. mokina
    30 ottobre 2015

    Mi piacciono molto questi articoli di approfondimento. Conoscevo la storia di questo bellissimo e sfortunato ragazzo, ma non in tutti i suoi particolari. Sono rimasta sconvolta nell’apprendere che esiste una legge Antipanico Gay!!!!!! E’ veramente vergognoso. Però considerato che anche il reato di violenza sessuale sulle donne è stato considerato non “contro la persona” fino a qualche tempo fa, non mi stupisco più di nulla.
    L’unica nota positiva (se così si può dire) di questa tragica vicenda è che i colpevoli sono ancora in carcere. Non amo il garantismo, ma neanche l’inasprimento esagerato delle pene. La prigione non dovrebbe punire, ma rieducare. In questo caso i responsabili devo “imparare” veramente molto. E una vita non gli basterà.

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  2. cesanta
    30 ottobre 2015

    bellissimo articolo, ammirazione smisurata per i genitori di Matthew che hanno trovato la forza, nonostante il loro dolore, di portare avanti la battaglia per i diritti gay…anche se preferisco definirli diritti affinchè tutte le persone possano liberamente esprimere se stessi ed i propri sentimenti.

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    • selvaggia
      30 ottobre 2015

      Un coraggio infinito. Grazie per i complimenti e continua a seguirci. A presto

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  3. valeriadepaula
    30 ottobre 2015

    Mi ha commosso questo articolo, molto bello e triste.
    Complimenti e grazie per farci conoscere meglio le storie LGBT.

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    • selvaggia
      30 ottobre 2015

      Grazie Valeria per le tue belle parole, sono per noi uno spunto a continuare!! A presto

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  4. sandra q
    30 ottobre 2015

    la strategia di panico gay l’ho vista da poco nella soap Un posto al sole,seguita da mia madre e persino lei l’ha trovata ridicola

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    • selvaggia
      31 ottobre 2015

      Ehh, capisco che sia poco credibile se applicata in un paese mediterraneo come il nostro, ma evidentemente altrove non è così. Speriamo che venga eliminata del tutto!

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  5. taylorkinney
    31 ottobre 2015

    Bellissimo articolo, complimenti!!

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Questa voce è stata pubblicata il 30 ottobre 2015 da in Correva l'anno con tag , , .

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