Tre libri sopra il cielo

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NON TUTTI SANNO CHE… TAMARA DE LEMPICKA

Buongiorno amici e amiche, oggi per la rubrica “NON TUTTI SANNO CHE…” vi parleremo di una straordinaria pittrice (la mia preferita) del XX Secolo, una donna che visse al massimo e che seppe esprimere le proprio fantasie segrete come nessun’altra artista prima di lei. Il suo nome è TAMARA DE LEMPICKA.

Buona lettura.

M41458Tamara de Lempicka è stata la “donna d’oro”, icona dello stile e ‘Dea dagli occhi di acciaio nell’era dell’automobile’ come la definì nel 1978 il New York Times (rifacendosi al suo più famoso autoritratto che la ritraeva nella sua Bugatti verde).

Per parlare in termini tecnici, fu una pittrice appartenente alla corrente dell’Art Déco (anche se il suo stile resta piuttosto originale), che predilesse per i suoi dipinti nature morte, le donne gelide e perfette e la piccola figlia Kizette. Tamara dipinse la donna e l’eros femminile con uno stile d’avanguardia, luminoso e fotografico, antesignano delle passerelle di moda trasgressive della nostra epoca.

UN PO’ DI STORIA

tamaraFiglia di una polacca benestante e di un avvocato, Tamara nacque a Varsavia il 16 maggio 1898. Celò sempre la sua vita privata dietro un velo di mistero e piccole bugie e così, ad esempio, non sappiamo con certezza se suo padre sia scomparso prematuramente dalla sua vita per un divorzio o un suicidio.

1928_Tadeusz-in-cannesDopo i primi studi d’arte eseguiti prima in Polonia e poi in Svizzera, si trasferì a San Pietroburgo e fino alla Rivoluzione d’ottobre visse una vita borghese apparentemente tranquilla con il marito avvocato, Tadeusz Lempicki.

 

Tadeusz Lempicki Lempicka PrintSchierati con il regime morente, si trovarono costretti a fuggire a Parigi dove, per riempirsi la vita, Tamara rispolverò la sua vecchia passione infantile per la pittura, ritraendo la sorella Adrienne, che si stava preparando per la professione di architetto, e la figlia Kizette (nata nel 1920).

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Il ritorno all’arte ebbe un effetto esplosivo sulla personalità della pittrice, la figlia Kizette era ancora piccolina quando Tamara scoprì  la sua passione per le donne. Ritratto_di_Madame_Ira_PerrotNel 1921 cominciò una relazione con Ira Perrot (foto a lato), una benestante che Tamara ritrarrà più volte, con occhi innamorati. La pittrice entrò così nei “roaring twenties”, che furono il suo decennio più importante dal punto di vista artistico. Il suo stile inconfondibile, post-Art Nouveau, metà cubismo, metà poster, insomma, il suo stile Art Déco le fruttò molte commissioni di ritratti da parte di nobili e grandi borghesi. Arrivò così anche la fama e il benessere economico ma, nello stesso periodo, si ruppe definitivamente il legame con il marito, poiché lei non riuscì più a frenare la sua passione per il suo stesso sesso.

Con le sue figure femminili di origine elitaria, sembrò aver inventato un terzo sesso che si adattava molto bene al contesto decadente dell’ambiente lesbico che Tamara frequentava.

Vivo una vita ai margini della società” diceva Tamara, “e per gli outsider le regole della società comune non valgono”.
Tamara esprimeva su tela le sue fantasie segrete e la figlia Kizette non esitò a riferire, nelle sue memorie, aneddoti come l’incontro di sua madre con la modella Rafaela (il cui dipinto venne definto come uno dei più grandiosi nudi del secolo dal “Sunday Times Magazine”).

rafa Tamara la vide per la prima volta per strada e, dal momento che nessuno riusciva a distogliere lo sguardo da una tale bellezza,  le rivolse subito la parola: “Mademoiselle, sono pittrice. Sarebbe disposta a posare per me?“. E la detta Rafaela fu tanto sorpresa che rispose senza pensarci due volte: “Si, perchè no?”. Tamara, s’intende, voleva ritrarla soltanto nuda. Arrivate nel suo atelier, le ordinò di spogliarsi e di distendersi su un divano. La relazione sentimentale e le sedute di posa sarebbero durate un anno. Secondo Kizette, “La bella Rafaela” esponeva la vita interiore di Tamara almeno tanto quanto faceva il suo ritratto e questo si spiegava certamente anche col desiderio suscitato nell’artista dal soggetto dipinto. Qui più che mai si notava la brama celata dietro le ferree catene della sua tecnica. “Il desiderio diventa quasi tattile. Ho semplicemente una voglia matta di possedere quella donna…”.

96e403c_tumblrm44o4jjmfx1qzn0deo11280Tra le sue amanti più accreditate ci fu la duchessa Marika de La Salle, che aveva a Parigi un’agenzia di artisti illustratori: la Die Dame. Forse fu in questa veste che conobbe Tamara, e poi posò per lei nel 1925, l’unico ritratto che la pittrice tenne sempre nella sua camera da letto (foto a lato). Il dipinto divenne d’un tratto famoso e celebrato quale ritratto della donna moderna. Col tempo sarebbe stato riconosciuto anche quale perfetto ritratto del suo tempo.

 

 

tamara5Fino alla metà degli anni trenta, Tamara condusse una vita dispendiosa dal punto di vista economico, artistico e amoroso.solidor Divorava le amanti che venivano puntualmente ritratte, come, ad esempio, la cantante e attrice Suzy Solidor, che alla fine aprì un night club a Parigi.

 

 

 

Ormai divorziata, si risposò con un barone ungherese, il ricchissimo Raoul Kuffner, con il quale però chiarì di voler mantenere la sua libertà sessuale ed egli accettò. kuffnerQualche nube, però,  cominciava ad affacciarsi sulla corsa sfrenata della vita di Tamara quando, alla fine degli anni trenta, cominciò a soffrire di crisi depressive.

 

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Cominciarono anche i suoi quadri a tema religioso e mistico e il suo stile cambiò rispetto alla fase più creativa.

 

 

La seconda guerra mondiale vide la coppia De Lempicka- Kuffner, ormai ricca e famosa, trasferirsi in America, prima New York, poi California e Messico. Nel dopoguerra la stella della De Lempicka si spense, nonostante le sfarzose feste e la frequentazione del jet set di Hollywood. Tamara era provata, nonostante il suo carattere fosse sempre assertivo, e non colse le ultime tendenze artistiche, come la Pop-art, lei che era stata una grande innovatrice. Dopo la morte per infarto di Kuffner nel 1962, Tamara affrontò un’altra forte crisi depressiva e si trasferì a Houston in Texas, dove sviluppò una nuova tecnica pittorica consistente nell’utilizzo della spatola al posto del pennello, avvicinandosi così all’arte astratta.

img020Le sue nuove opere, vennero accolte freddamente dalla critica, tanto che la pittrice giurò di non esporre più i suoi lavori in pubblico, ma una grande mostra antologica, organizzata presso la Galerie du Luxembourg  nel 1972, riportò al successo l’anziana pittrice.

Ormai la sua vita era ripiegata sul privato. Ottuagenaria, conservò il culto della personalità eccentrica e del Moderno. Ai pranzi voleva intorno solo gente giovane, per sentirsi viva, a cui raccontava le bizzarrie dei suoi anni folli non facendo mai mistero sul fatto che aveva amato sia uomini che donne.img016p

 

Risulta innegabile il fascino di una vita divisa tra genio e sregolatezza che, per una volta, non hanno portato al suicidio o al sacrificio ma che anzi Madame Tamara de Lempicka ha saputo condurre e governare fino alla non indifferente età di ottandue anni. Nel 1978 si trasferì a Cuevernaca in Messico in compagnia di un maggiordomo-compagno molto più giovane e omosessuale, dove morì nel sonno il 18 marzo 1980. Come da sua volontà, il suo corpo venne cremato e le ceneri sparse dall’amico Victor Contreras e dalla figlia sul vulcano Popocatepetl, che la pittrice vedeva negli ultimi anni della sua vita dalla finestra di casa.

UNA VITA AL MASSIMO

lempicka tamara prace 8_6828875Tamara de Lempicka visse secondo il motto: “meglio un giorno da leone che cento da pecore”. Tra droga e trasgressione diede vita nella sua produzione artistica a uno stile unico e irripetibile nella storia dell’arte. Tamara fu perfida, arrogante, spregiudicata e glamour. Frequentò solo ricchi e potenti per ottenere favori e prestigio e cercò spasmodicamente il successo, vestiva come Marlene Dietrich – famosi i suoi stivali di vernice nera da amazzone – senza inibizioni, non era bella ma era tanto fascinosa da conquistare chiunque. S’invaghì di lei anche Gabriele D’ Annunzio ma Tamara lo etichettò come “l’orribile nano in uniforme”, concedendogli l’umiliazione del bacio solo di un’ascella. Quando D’Annunzio si presentò in camera da letto con la sua valigetta degli “attrezzi” per fare sesso (oli, profumi, cocaina e oggettistica varia), Tamara lo scacciò in malo modo: “Ho orrore per la pornografia“, disse seccata. Il malcapitato, che le aveva regalato un anello costosissimo, uscì da quella camera urlando un patetico: “Sono vecchio per questo non mi vuole”.

Tamara de Lemp.Femmes au bain (Women Bathing) 1929, private collectionDella bisessualità di Tamara de Lempicka s’è sempre sentito parlare, era risaputa la sua appartenenza alla cultura lesbica d’inizio ’900. Questa è decisamente presente nelle sue stesse opere che danno infatti ampio spazio all’eros femminile, alla materia del desiderio e della seduzione della donna e sulla donna nella sua nuda forza, ed è altrettanto celebre la sua capricciosa promiscuità, che fece di lei la diva tanto dell’art déco quanto del panorama artistico della prima metà del Novecento.

rafaeDel resto, la pittrice non nascose mai la sua passione ambigua e anzi diffuse o fomentò le leggende che gravitavano, già allora, attorno alla sua figura, non certo senza trarre divertimento dalla facilità con cui ascoltatori diretti o indiretti si scandalizzavano. Si dice, per esempio, che durante il suo soggiorno italiano abbia consumato lentamente una cena sul corpo di una donna e ribattezzò il pasto “midnight meal”, ma si mormora anche che avesse un tale appeal sulle donne da riuscire a sedurne in una serata più di quanto non sarebbero riusciti a fare cinque uomini e non si può certo negare che buona parte del suo successo – meglio, della sua popolarità – si debba proprio ai suoi rapporti con le donne. In primis perché la sua attrazione per le donne dava un tale scalpore negli ambienti parigini da renderla protagonista perfino delle serate che non presenziava; in secundis perché furono proprio due donne a consacrarla, in maniera diversa, e di cui abbiamo già parlato: Ira Perrot, sua prima amante, che le pagò interamente un viaggio e un intero periodo nel Belpaese che le permise di farsi notare come artista, e Rafaela Fano, l’amante italo-americana che le ispirò i sei ritratti che le diedero fama mondiale d’eccezionale pittrice e – chiaramente – tombeuse de femmes.

tamara-de-lempicka_180x316 Tamara visse freneticamente, viaggiò in tutta Europa, ospitata dal duca o dal ricco di turno e per mantenere certi ritmi si faceva aiutare dalla cocaina. Amava le copertine di Vogue, il glamour, il patinato, l’eleganza e lo charme come regola di vita. Tutto questo lo riportò, come è evidente, nella sua arte. Non fu di certo una “signora” nell’accezione classica del termine ma è di certo la più famosa signora della storia dell’arte. Cercava il moderno in ogni cosa e per il suo stile pittorico scelse il Déco che all’epoca, siamo negli anni venti, la faceva da padrone. Gli artisti bohemiénne che elemosinavano e stentavano a campare le facevano ribrezzo, lei amava il lusso e la bella vita.

LA SUA INFLUENZA SULLA CULTURA LESBICA

tamara-iiTra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, con la nascita della cosiddetta “questione omosessuale”, e parallelamente alla nascita del movimento delle suffragette, si assistette all’esplosione della Cultura lesbica. È il periodo del Bloomsbury Group di Virginia Woolf, di Natalie Clifford-Barney, Gertrude Stein, Vita Sackville-West, Radclyffe Hall, Frida Kahlo, Eleonora Duse, Colette, Djuna Barnes, Liane de Pougy, Sibilla Aleramo e molte altre ancora: quasi tutte artiste, tutte dichiaratamente lesbiche o bisessuali.

La cultura lesbica (di cui parleremo prossimamente) è stata per lungo tempo all’interno del grande filone della cultura femminile e, più specificatamente, della cultura delle donne. Per molti anni la cultura di scrittrici, musiciste, poete lesbiche si è mimetizzata all’interno di essa. Solo in tempi più recenti alcuni studi hanno identificato molte protagoniste della cultura del ‘900 come lesbiche o bisessuali e Tamara de Lempicka era una di queste. Per quanto riguarda la sua produzione artistica la de Lempicka ha spesso utilizzato elementi formali e narrativi nella sua galleria ritratti femminili e studi di nudo atti a produrre effetti di sopraffazione del desiderio e della seduzione, che la fecero diventare anche l’artista di riferimento della cultura lesbica degli anni ’70 del secolo scorso.

lechemiseroseCome non rimanere sedotti da certi occhi languidi, grandissimi, su labbra rosse e sensuali o da seni marmorei coperti da sofisticata lingerie. Conturbanti i corpi scultorei, talvolta avvolti da vesti fluttuanti dai colori accesi, pietrificati in un godimento che s’annuncia pieno e totale. Le donne di Tamara de Lempicka sembrano non conoscere lacerazioni o sofferenze, gli sguardi sono sempre rivolti a un altrove sconosciuto. I corpi grossi, pesanti, sembrano vivere in una perenne estasi di se stessi come se al di fuori non ci potesse essere null’altro e riempiono la scena del quadro, appagati del loro essere, reclamando sguardi, in un narcisismo esasperato. Le sue immagini sono patinate come le copertine di Vogue, artificiali, vagamente fumettistiche, strizzando l’occhio al cubismo. 5I corpi quasi legnosi evocano la pesantezza della carne quando è bramata.

Come accadde per Caravaggio e per pochi altri nomi della storia dell’arte, entrati a far parte dell’immaginario collettivo, non si finirà mai di andare a ripescare l’ultimo aneddoto, l’ultimo ritrovamento, la foto sconosciuta, l’ultimo piccolo grande scoop, insomma purché se ne parli, tanto la fila al botteghino è assicurata e questo è esattamente ciò che avrebbe fatto impazzire di gioia Tamara de Lempicka: una folla adorante disposta a pagare per vederla.

Offrirebbe quindi molti spunti per una rubrica sugli amori celebri, Tamara, perchè fu una sorta di diva dell’Art Déco, una chiacchierata protagonista del jet set internazionale, nonché grande curatrice della sua immagine. Una donna libera, che davvero rispecchiava le sue tele e che attraversò il novecento a folle velocità tra fughe per rivoluzioni e guerre, matrimoni, viaggi tra continenti lontani.

tamara de lempicka1dc8cTamara de Lempicka oggi è una vera icona che vanta tra i suoi collezionisti star come Jack Nicholson, Barbra Streisand, Madonna, Donna Karan. I suoi dipinti, sarà per quel patinato erotismo soft o per quegli accenni erotici conditi di colorato gusto decorativo, non disturbano neppure la critica sofisticata.

 

 

 

Per vedere una carrellata delle sue opere, ecco il link di un bellissimo video:

 

Selvaggia

fonti: http://www.wikipedia.org

http://www.tropismi.it

http://www.paginerosa.tv

http://www.lettereaviapavoni.blogspot.it

http://www.lapiazzacastelmadama.com

http://www.daringtodo.com

2 commenti su “NON TUTTI SANNO CHE… TAMARA DE LEMPICKA

  1. sandra quaglia
    6 novembre 2015

    bellissimo articolo sulla mia pittrice preferita,non per nulla la uso abitualmente come foto-profilo

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Questa voce è stata pubblicata il 6 novembre 2015 da in Non tutti sanno che con tag , .

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