Tre libri sopra il cielo

Blog dedicato alla letteratura M/M e Lgbt in tutte le sue sfaccettature

PAROLE NEL WEB: “DIARIO DI UN ADULTERO” di M.B. Sullivan

Cari amici e amiche, anche la rubrica “Parole nel web” torna tra noi. Da oggi, e per le prossime settimane, vi proporremo un racconto con uno stile tutto nuovo, una rivisitazione di un’opera del grande Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate.

Ecco perciò a voi DIARIO DI UN ADULTERO – Ode a Shakespeare

Buona lettura.

A voi che ci siete sempre stati,

Manuela, Andrea e Alessandro.

A voi che posso chiamare

Mamma, papà e fratello.

Grazie

 

12656402_10201262559162313_414846559_o

 

Introduzione

– Oberon, il folle –

 

Hai indovinato:
io sono quell’allegro vagabondo notturno,
il giullare di Oberon, e lo faccio sorridere
quando inganno la foia dello stallone ben pasciuto
nitrendo come una giovane puledra.

(Puck, “Sogno di una notte di mezza estate”, Atto I, Scena II, 43-47)

 

In questa seconda parte delle mie memorie – perché queste, ormai, sono memorie, confessioni forse – mi firmerò con un nome diverso.

Mi chiedo dove esattamente stia il confine tra la prima e la seconda parte. Forse, sono quelle pagine bianche che ho lasciato nel mio primo diario, quando ancora portavo il mio vero nome.

Quel primo diario in cui ho riversato tutti i miei sogni, desideri. Quel primo diario che ho abbandonato.

Il mio nome è dimenticato. Non voglio sporcarlo con il mostro che sono ora, perché quel nome è troppo innocente e puro e richiama, sì, la mia innocenza e purezza, quando ancora potevo dirmi tale.

Quel mio io non esiste più.

Probabilmente è stato bruciato, chiuso in una stanza e abbandonato. Ma io non sono più io.

Mi chiamerò Oberon.

Oberon come il re del popolo fatato in “Sogno di una notte di mezza estate”. Il mio, di sogno, ormai, stato perso, lasciato vagare nell’oblio di qualche pièce teatrale d’infima categoria e che nessuno ricorderà mai.

Oberon, sì. Io sono il re qui. Io comando.

Oh, vorrei che fosse così.

Io sono Oberon.

E il punto di non ritorno, la mia dolce e terribile distruzione, il Nerone della mia bella Roma, ciò che tutto sconvolge e getta nel caos per poi più non riordinare, l’anima né nera né bianca, l’arma letale che – è certo ormai – mi porterà alla rovina…Si chiamerà Puck.

Sarà chiamato Puck, qui.

Non posso scrivere il suo nome, infangando così la sua reputazione nel caso – malaugurato – in cui questi scritti cadano nelle mani sbagliate.

Puck, sì. Quel folletto volutamente maldestro che tutto scombussola. Quella sottile incognita che non saprai mai come agirà, non la puoi prevedere.

Una cosa sola puoi sapere.

Niente sarà più come prima dopo il suo arrivo.

Io sono e sarò Oberon.

La mia incognita è e sarà Puck.

Oberon e Puck.

Atto uno

– Amleto delle grandi speranze –

 

Shall I compare thee to a summer’s day?
Thou art more lovely and more temperate.
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer’s lease hath all too short a date.
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimmed;
And every fair from fair sometime declines,
By chance, or nature’s changing course, untrimmed;
But thy eternal summer shall not fade,
Nor lose possession of that fair thou ow’st,
Nor shall death brag thou wand’rest in his shade,
When in eternal lines to Time thou grow’st.
So long as men can breathe, or eyes can see,
So long lives this, and this gives life to thee.

(Sonetto diciotto, “Sonetti”)

˷

 Ricordo che decisi di tenere un diario, quando iniziai a lavorare in teatro. Ero giovane e sciocco e affascinato da tutto ciò che vedevo e da chi incontravo. Volevo appuntare ogni cosa di quella vita passata in quel luogo che per me era casa, rifugio e salvezza.

Iniziai alla “tenera” età di quindici anni. La prima data del mio diario riporta come giorno il quattro Marzo. Una giornata non troppo calda, ma nemmeno fredda.

L’inizio, sì, di una vita nuova, dopo anni passati in una prigione che qualcuno aveva l’ardire di chiamare casa.

Ricordo ancora le mie fughe, perché provai disperatamente più di una volta a fuggire, ma sempre ero ricacciato nel buio.

Poi, improvvisamente, la soluzione: una compagnia teatrale passava in città per reclutare nuovi attori o manovali.

Scappai. Scappai con loro quel quattro Marzo, iniziando la stesura di quelle che ora, rileggendole, mi sembrano stupide confessioni di un bambino con grandi speranze.

Non toccavo questo diario da ormai dodici lunghissimi anni. Lo avevo abbandonato in un cassetto insieme ai miei sogni di bambino e al mio vecchio io.

Perché sto scrivendo di nuovo?

Perché confesso di essere diverso a qualcuno che non potrà mai capire a pieno quanto diverso sono? Scrivo forse per vantarmi dei miei grandi successi? Scrivo per smentire quelle voci che un tempo mi aveva soprannominato Romeo, quando in realtà dentro di me c’era solo la corruzione di Macbeth? Oppure voglio solo confessare di essere Oberon, il re delle fate? Sto scrivendo per quel rumore di guerra che sta gettando scompiglio nelle anime e nei cuori di quella povera gente ignorante?

No.

No, certo.

Sto scrivendo, sì. Scrivo per confessare a me stesso chi sono ora.

Scrivo per avere la consapevolezza del mio io così rovinato e corrotto.

Scrivo sì, scrivo per me.

Scrivo per lui.
Oberon.

˷

 

“Un altro!” Urla con voce bassa e maschile. Si passa una mano sul viso, visibilmente stanco e disfatto.

Un’intera giornata passata a sentire lo scempio delle opere del suo grande mito, Shakespeare. Non esiste nessuno che lo sappia recitare in modo decente da poter essere ammesso nella sua compagnia.

La donna accanto a lui è sua moglie, la sua prima attrice e la sua musa, così come la sua peggior critica. Lei sorride, tenendogli la mano e incoraggiandolo.

“Oscar, caro: se sei stanco, dovremo smettere.” Sussurra lentamente, sperando di non farlo innervosire ancora di più.

Oscar scuote la testa, spingendo via la sua mano in quel gesto così falso. Da quanto non si amano più?

“C’è qualcun altro?” Sbotta pochi secondi dopo, non vedendo entrare nessuno.

Un’altra donna. Ancora. Un’altra puttana convinta di saper recitare solo perché brava a simulare un appagamento nel sesso.

“Fuori! Un altro!” Urla ancora, stringendo il foglio tra le dita, mentre la rabbia lo fa quasi vibrare.

Un uomo.

No, un ragazzino.

Un ragazzino?

“Giovanotto, cerchiamo adulti, non bambini. Fuori di qui.” Soffia, rivolto a quella presenza scomoda, senza nemmeno fissarlo per più del tempo dovuto. Meno di trenta secondi per essere precisi.

“Ho ventidue anni.” La voce melodiosa e calda giunge alle orecchie di Oscar che solleva lo sguardo, fissando quello che aveva scambiato per un ragazzo.

“Come prego?”

“Ho ventidue anni. Mi chiamo James.” Sorride con aria sbarazzina e lievemente maliziosa. I capelli arricciati dalla pioggia incessante della Londra che vive fuori da quel teatro.

“Non m’importa il tuo nome. Fammi vedere cosa sai fare.” Lo liquida semplicemente con un gesto della mano.

“Captain of our fairy band, Helena is here at hand; And the youth, mistook by me, Pleading for a lover’s fee. Shall we their fond pageant see? Lord, what fools these mortals be!”

Le parole lentamente affiorano nella mente di Oscar che apre la bocca, stupefatto. Solleva gli occhi, osservando quel ragazzo la prima volta davvero.

James, ventidue anni. Ne dimostra forse sedici. Ha i capelli biondastri, forse rossicci, dipende dalla luce. Sono bagnati. Non aveva il cappello. Sono arricciati, sì, i vestiti quasi zuppi.

Oscar si alza dalla poltroncina, avvicinandosi a lui. “Puck.” Sussurra, in modo che solo lui lo possa sentire. “Puck solitamente è una donna o un bambino a recitarlo.”

“Puck sono io. E sarò una donna se vorrai, un bambino. Qualsiasi cosa. Ma fammi entrare in questa compagnia.” Gli occhi dall’espressione vispa si fanno seri.

Sta scappando. Come aveva fatto lui anni prima.

“Da cosa scappi?”

Avrebbe potuto dire che fuggiva dalla povertà, da una famiglia che non sentiva sua, da un orfanotrofio. Ma non dice nulla.

Lo guarda e basta, mentre nei suoi occhi passano ricordi che Oscar non riesce ad afferrare. “Non ha importanza. Qui sarò al sicuro.”

“Un mese di prova. Se non stai dietro alla compagnia ti caccerò fuori.”

“Te lo prometto, Oscar.”

Sale un brivido lungo la schiena mentre lui pronuncia quelle parole. Quando il suo nome corre sulle sue labbra arcuate e piene ed è soffiato fuori.

Oscar non si volta.

James scende dal palco, presentandosi alla moglie del direttore del teatro.

E nello sguardo di lei c’è puro odio e rabbia.

˷

 

Sono sposato da quattordici anni ormai. Sono il felice e soddisfatto marito della prima attrice di questa compagnia, la mia.

Sono caduto nella trappola di questa bella Titania quando avevo solo diciotto anni. Due anni dopo ci siamo sposati.

Ho due figli, due maschi. Due adolescenti pieni di voglia di donne e divertimento. E nei teatri, è risaputo, le puttane non mancano.

Non m’importa. Sono così giovani e avidi di esperienze. Che facciano.

Dirigo questa compagnia da ormai sette anni, gestendo anche il nostro teatro da cinque. Non sono il più anziano qui, ma ormai conoscono ogni angolo di questo posto. Ogni nascondiglio e ogni pericolo.

I miei attori sanno che devono prepararsi a recitare Shakespeare. Io amo il grande e, forse inesistente, William Shakespeare.

Non recitiamo altro qui.

Questo teatro è il tempio di quel grande autore.

E al popolo piace, oh se piace. Li fa sentire più colti, massa di ignoranti.

Sono un uomo all’apice del successo, nonostante tutto. Sono stato fortunato, anche se il successo mi ha rovinato.

Ma, recentemente, qualcosa è cambiato.

Qualcosa che ha sconvolto tutto, soprattutto me.

 

Oberon

4 commenti su “PAROLE NEL WEB: “DIARIO DI UN ADULTERO” di M.B. Sullivan

  1. M. B. Sullivan
    30 gennaio 2016

    L’ha ribloggato su Pensiero Satellitee ha commentato:
    Una mia creatura, spero vi piaccia.

    Mi piace

  2. Pingback: To be or not to be “Anonymous”? | Pensiero Satellite

  3. Manuela
    2 febbraio 2016

    La premessa mi incuriosisce molto, ho avuto modo di leggere già qualcosa di questa autrice e trovo molto piacevole il suo stile di scrittura, in questo primo capitolo mi piacciono molto i riferimenti a Shakespeare, denotano una buona conoscenza dello scrittore e di intuisce anche un grande amore per la sua arte
    Aspetto il seguito ….

    Liked by 1 persona

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 30 gennaio 2016 da in Parole nel web, Racconti originali e talenti nascosti con tag , , .

Seguiteci su Twitter

Seguiteci su twitter

Follow Tre libri sopra il cielo on WordPress.com

Categorie

Archivi

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: