Tre libri sopra il cielo

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PAROLE NEL WEB: “DIARIO DI UN ADULTERO” di M.B. Sullivan

Buongiorno amici e amiche, continuiamo per la nostra rubrica “Parole nel web“, la pubblicazione de “DIARIO DI UN ADULTERO – Ode a Shakespeare”.

Buona lettura.

 

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Atto tre

– L’Othello innamorato –

Vieni, notte gentile,
vieni notte amorosa dalle nere ciglia,
dammi il mio Romeo,
e quando sarò morta prendilo e
taglialo in tante piccole stelle:
egli renderà così bello il volto del cielo
che tutti al mondo s’innamoreranno
della notte e non pregheranno più
il sole chiassoso.

(Giulietta, “Romeo e Giulietta”, Atto III, Scena II)

 

James, James, James.

Quel nome gli suonava in testa da due lunghissimi mesi ormai. Superato il primo, aveva ampiamente dimostrato di riuscire a stare dietro e anche davanti al resto degli attori, anche ai migliori.

Di giorno poteva vederlo camminare tra i corridoi della casa in cui viveva insieme alla sua famiglia. Quella villa in cui ospitava tutti i suoi attori. Compreso lui.

Anche mentre stava nel suo studio, nella sola triste compagnia delle carte, poteva sentirlo passare e avvertire distintamente il desiderio di oltrepassare la porta e trascinarlo con lui.

Ogni notte, poi, lo sognava. Macchiava il talamo nuziale con il suo perverso pensiero: i capelli morbidi e biondi, il viso giovane, i fianchi snelli, i muscoli non troppo sviluppati, le gambe lunghe, la bocca morbida e sensuale e gli occhi tempestosi, colmi di malizia e un apparente divertimento per tutto ciò che non era lui.

James. Dopo due mesi già lo amavano tutti. Nessuno aveva idea di chi veramente fosse, da dove venisse, quale che fosse la sua storia non importava a nessuno.

Nemmeno a lui.

Ma non poteva fare nulla. James era tanto bello, quanto irraggiungibile e incomprensibile ai più.

Oscar sapeva. Ne era certo. Quel ragazzino nascondeva qualcosa, ma non capiva cosa.

La vera domanda che si poneva, guardandolo, era: “Cosa c’è di vero in lui?”

Chi è James?

Così bravo a interpretare altro, da sembrare sempre qualcuno di diverso. Non c’era, forse, un vero James.

Oscar avrebbe voluto capire come raggiungerlo. Come poter afferrare qualcosa che non poteva e non sarebbe mai riuscito a capire. Come toccarlo e smascherarlo.

Ma, probabilmente, finché fossero rimasti nel teatro, non lo avrebbe mai fatto. Il teatro era per loro il luogo in cui potevano essere chi volevano a loro piacimento. Nessuno poteva impedire di essere qualcuno o qualcun altro.

Oltre quel sipario il loro io era lasciato nel buio, perché sotto i riflettori c’era altro.

E Oscar passava le sue giornate, fissando la finestra del suo studio, oltre la quale poteva vedere il mondo, con l’aria persa e affranta di chi non riesce a ottenere ciò che desidera. Molte cose erano dimenticate da quando James era giunto nella sua vita.

E qualcuno lo aveva avvertito.

E qualcun altro avrebbe voluto fermare quel peccato.

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Oh Puck.

Se solo sapessi cosa mi stai facendo! Mi porterai alla rovina e porterai la rovina di tutti.

Ma non lo fai con la consapevolezza, no. Sono sicuro che tu non sia così crudele. Fingi, forse, di esserlo. Hai paura di qualcosa, ma non so cosa.

Puck, mio caro.

Faremo adirare qualcuno. Farò anzi, tu non c’entri nulla. Sei solo l’oggetto del mio peccato e nessuno ormai mi può fermare.

Non riesco a non pensarti, a non odiarti, a non amarti, a non desiderarti.

Ogni notte giungi fatato nei miei sogni malvagi ed io sfogo su di te la mia lussuria. Non deve saperlo nessuno. Se qualcuno lo sapesse… Se qualcuno capisse.

Mi prenderei ogni colpa.

Non voglio che ti sia fatto del male. Il teatro è un luogo in cui rifugiarsi. Non è un luogo crudele come il mondo fuori.

Vorrei potertelo dire. Vorrei che almeno tu capissi.

O forse lo sai. Forse hai notato come ti guardo ogni giorno.

Hai notato come mi perdo nelle tue parole, mentre la tua voce mi fa viaggiare lontano?

Sei la mia musa, Puck.

E, forse, sarai anche il mio oblio e la mia distruzione.

Ma non m’importa.

Non m’importa più finché mi guardi e cammini vicino a me, permettendomi di ammirarti e osservarti come solo io posso fare.

Puck, vieni da me.

Il tuo re te lo impone.

Oberon, re delle fate, t’impone di venire.

Aiutami a lenire questo dolore, basterà la tua voce.

Basteranno i tuoi occhi ed io tornerò a stare bene.

Ti prego, Puck.

Oberon.

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Un commento su “PAROLE NEL WEB: “DIARIO DI UN ADULTERO” di M.B. Sullivan

  1. M. B. Sullivan
    20 febbraio 2016

    L’ha ribloggato su Pensiero Satellite.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 20 febbraio 2016 da in Parole nel web, Racconti originali e talenti nascosti con tag , , .

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