Tre libri sopra il cielo

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PAROLE NEL WEB: “DIARIO DI UN ADULTERO” di M.B. Sullivan

Buongiorno amici e amiche, continuiamo per la nostra rubrica “Parole nel web“, la pubblicazione de “DIARIO DI UN ADULTERO – Ode a Shakespeare”.

Buona lettura.

 

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Atto quattro

– Sogno di una notte di mezza estate –

Magnifica trovata dell’uomo puttaniere, quella di mettere i suoi istinti da caprone a carico di una stella. Mio padre si accoppiò con mia madre sotto la coda del Drago e la mia natività ebbe luogo sotto la Ursa major: ne consegue che io sono sensuale e lascivo.

(Edmund, “Re Lear”, Atto I, Scena II)

 

“Che cosa stiamo facendo?” La voce preoccupata e spaventata di Oscar.

“Shhht.” Quel suono pronunciato con dolcezza che quasi pare ci sia un bambino davanti e non un uomo di quasi quarant’anni. James gli sorride, incoraggiante, mentre le sue mani sfilano la camicia bianca. “Non è nulla di sbagliato.”

Oscar afferra quei ricci un po’ biondi, un po’ rossi e li stringe con cattiveria. “Sono sposato. Questo è sbagliato!”

“Allora perché mi stai permettendo di farlo? Sbagliato o no è quello che vuoi, non puoi dire di no.” Le mani di James sono sul suo collo, non stringono, ma basterebbe così poco. Non gli permette di rispondere, posando le labbra sulle sue e baciandolo con dolcezza. Anche lui lo vuole.

“James…” Sussurra Oscar, abbandonandosi a quel bacio, stringendolo e percorrendo quel corpo che troppe volte ha solo osservato da lontano senza toccare. Gli sfila la camicia, fissandolo negli occhi e tenendo la sua testa tra le mani, quando finalmente riprendono fiato. “James…Mio dolce James. Perché proprio tu? Che cosa mi hai fatto?”

“Un incantesimo. Sei mio per un incantesimo. Questo è un sogno e domani ti sveglierai e non sarà accaduto nulla.” Parla lentamente, la voce bassa come se qualcuno li potesse sentire.

“Non deve succedere. Ti voglio qui. Con me. Qui è il tuo posto.” Mormora, appoggiando la sua fronte alla propria. “Se tu sei Puck, io sono Oberon e tu mi appartieni. Sono il tuo re e voglio che tu mi obbedisca.”

“Io non appartengo a nessuno, mio signore. Sei il mio re, non il mio padrone. Ma sono qui ora e ti apparterrò questa notte, se vorrai e se lo chiederai anche quelle a venire.”

Scivolano a terra anche i pantaloni, insieme alle stupide inibizioni di Oscar. Sono nudi, spogli di tutto.

Forse, per la prima volta, sono veramente Oscar e James.

Quella stanza diventa la loro piccola salvezza e via di fuga. Un luogo in cui non si parla troppo, si lascia che siano i corpi a farlo.

Gli unici suoni che si odono sono gli ansiti, i gemiti e mugolii. Forse lo scricchiolare delle doghe del letto o lo schioccare di una cintura.

E loro si appartengono per quella notte e per molte notti.

Ma qualcuno sa.

Qualcuno trama.

Le streghe di Macbeth sono sotto il letto e sussurrano i loro malefici.

Le figlie di Re Lear tramano la sua disfatta.

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Langue ora.

Dorme nel mio letto, il nostro letto, tra le lenzuola bianche stropicciate e le tende del baldacchino. Posso vedere la linea del suo corpo maschile non troppo sviluppato, per avere ventitré anni.

Ormai so molte cose di lui. Dalla prima volta, la prima volta in cui abbiamo consumato il nostro peccato, è passato molto tempo.

Lo conosco da un anno, fa parte integrante della mia compagnia. E dire che ricordo ancora i capelli resi ricci dal temporale, i vestiti zuppi di pioggia con cui si è presentato il giorno in cui cercavo nuovi attori.

L’aria persa con cui è entrato sul palco è stata sostituita subito da un’espressione più maliziosa. E quella voce che alla prima parola mi ha portato lontano attraverso le ere e i secoli.

Giace addormentato nel letto come un angelo, il mio Puck. Ma non è un angelo. Non sarà mai un angelo, non può essere un angelo.

Un angelo non ti tenta. Non ti fa peccare.

Sembra indifeso, innocente. Basterebbe così poco per farlo sparire dalla mia vita, ma non ho il coraggio.

Lui è tutto ciò che voglio e anelo. Penso a lui sempre e ora so che anche lui pensa a me. E non posso che esserne felice, pur sapendo che non c’è nulla di buono in quello che facciamo.

E lo so, maledizione, lo so che ho due figli, una moglie, un teatro e degli spettacoli da gestire, mentre fuori infuria la tempesta chiamata guerra.

Una guerra che, pare, rivoluzionerà molte cose.

Ma non me ne importa più nulla.

L’unica persona di cui m’importi è Puck.

L’unico teatro che voglio gestire è questa stanza da letto.

L’unico spettacolo che voglio ammirare e mettere in scena è lui.

La guerra, poi, quella è dentro di me.

E non posso fuggire o nascondermi, solo lasciarla arrivare e cercare di combattere.

E con Puck posso farlo. Possiamo combattere insieme e stare bene nei nostri sbagli.

Si è appena girato nel letto.

Voglio raggiungerlo, svegliarlo e tornare a farlo mio.

E ricominciare questa guerra.

La tregua è finita.

Oberon.

 

Un commento su “PAROLE NEL WEB: “DIARIO DI UN ADULTERO” di M.B. Sullivan

  1. M. B. Sullivan
    27 febbraio 2016

    L’ha ribloggato su Pensiero Satellite.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 febbraio 2016 da in Parole nel web, Racconti originali e talenti nascosti con tag , , .

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