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ARTE E MUSICA… DUSTY SPRINGFIELD

ARTE E MUSICA

 

 

Buongiorno amici e amiche, questa settimana torniamo a parlare di musica e di donne, dedicando il nostro appuntamento settimanale alla cantante Dusty Springfield, nome d’arte di Mary Isabel Catherine Bernadette O’Brien, nata a Londra nel 1939 e morta nel Marzo del 1999.

Dusty fu una cantante con un impatto sulla storia del costume e della musica popolare britannica del Novecento paragonabile a quello che Mina ha avuto in Italia, o Dalida in Francia.

Secondogenita di una coppia di immigrati irlandesi, la cantante cresce nel sobborgo di Ealing, a Londra e già da bambina si guadagna il soprannome di Dusty per il suo atteggiamento da maschiaccio. Eredita la sua passione per la musica dal nonno materno e dopo aver lasciato la scuola, nel 1958 si unisce al gruppo Lana Sister imparando l’armonia vocale, le tecniche di microfonia e di registrazione. Arrivano i primi spettacoli dal vivo, incide alcuni singoli, tra cui anche una versione inglese di “Tintarella di Luna”, e le prime apparizioni televisive.

Dusty lascia il gruppo un paio di anni dopo esserci entrata e insieme al fratello Dion, che prenderà il nome di Tom Springfield, e a Reshad Feild, forma il trio The Springfield, ispirandosi al folk americano e grazie al contratto della Philips piazzano alcuni successi nella classifica inglese e in quella americana. “Say I Won’t Be There” sarà l’ultimo singolo registrato dal trio e nonostante si piazzia nelle prime posizioni della classifica britannica, il gruppo sa di non poter reggere l’impatto con la nuova ondata beat e, dopo l’ultimo concerto al London Palladium, i The Springfield si sciolgono, ma Dusty è incoraggiata a seguire la carriera da solista.

Dusty realizza il suo primo 45 giri, “I Only Want to Be with You” pubblicato nel 1963, a cui segue “A Girl Called Dusty”, un album che sorprende per la coraggiosa scelta di autori non molto noti. Il suo successo la porterà ovunque, in Italia per lanciare la versione italiana di “Wishin’ and Hopin’” e a Città del Capo dove si esibirà di fronte a una platea mista di spettatori bianchi e di colore. La sfida di Dusty alla politica di segregazione razziale del governo sudafricano le costerà l’immediata espulsione dal territorio.

Nel 1965 Dusty viene invitata a Sanremo e gareggia al Festival della musica italiana con i brani “Di fronte all’amore” e “Tu che ne sai?”, ma i brani vengono eliminati e la cantante si ritrova esclusa dalla finale ma, tornata in Inghilterra, decide di interpretare la canzone a suo parere più bella della manifestazione, e così il brano “Io che non vivo (senza te)” viene adattato in inglese e diventa “You Don’t Have to Say You Love Me”. Il brano raggiunge il primo posto nelle classifiche di molti Paesi europei e ha successo anche negli Stati Uniti, diventando un evergreen.

Nello stesso anno Dusty conduce lo show televisivo “The Sound Of Motown”, programma che dava l’opportunità di dar voce in Gran Bretagna alle star emergenti del rhythm and blues ed è l’occasione per il lancio del suo secondo LP, intitolato “Everything’s Coming Up Dusty”.

Ma questi sono anni di forti cambiamenti nel mondo della musica, infatti se in Gran Bretagna i discografici privilegiano i gruppi dell’ondata beat, negli Stati Uniti Dusty viene confermata miglior cantante dell’anno e il brano “The Look of Love”, inserito nella celebre pellicola “James Bond 007-Casino Royale”, diventa un classico della musica lounge in America.

Nel 1968 la Springfield è nuovamente protagonista nelle classifiche del Regno Unito con il brano “I Close My Eyes And Count to Ten” e in televisione con il programma a puntate “It must be Dusty”. Alla fine dell’anno la cantante torna nuovamente negli Stati Uniti e qui la Atlantic Records le assicura un prestigioso contratto discografico mettendole a disposizione i migliori e più accreditati musicisti, per la realizzazione del primo vero album americano, “Dusty in Memphis”. Da questo album verrà estratto il brano “Son of a Preacher Man” inserito più tardi nella colonna sonora del celebre film “Pulp Fiction”.

Nel 1969 incide il suo secondo album “From Dusty With Love” e nel 1970 incide il suo terzo lavoro per la casa discografica statunitense. L’album “Longing” viene preceduto da un 45 giri per sondare il pubblico ma le disastrose vendite di quest’ultimo mandano a monte il progetto. I nastri originali saranno distrutti in un incendio ma il produttore Jeff Barry che aveva tenuto per sé delle copie non definitive farà uscire le incisioni come bonus-tracks in una riedizione postuma di “Dusty in Memphis”.

Durante la sua carriera Dusty ha tenuto gelosamente nascosta la sua vita privata, ma il fatto che avesse 31 anni e non fosse sposata e non avesse avuto una relazione con uomo alimentò i pettegolezzi. Nonostante all’epoca fosse impensabile intervistare un personaggio pubblico sulla sua vita privata, Ray Connolly, giornalista dell’Evening Standard, riuscì a farsi rilasciare una dichiarazione nella quale Dusty ammise di aver accettato con il tempo la propria omosessualità o, secondo alcuni, la sua bisessualità. Queste dichiarazioni in apparenza non influiscono sulla sua carriera ma sta di fatto che per tutti gli anni settanta non si sentirà parlare molto della cantante.

Scaduto il contratto con la Philips e con l’Atlantic, Dusty si trasferisce a Hollywood e dopo l’uscita dell’album “Cameo” decide di ritirarsi a vita privata, periodo in cui sembra si sia sottoposta a pesanti trattamenti antidepressivi, mirati a impedire gli atti di autolesionismo che spesso si infliggeva e a impedirle l’uso di alcool e droghe.

Dusty fu coinvolta in diverse relazioni pubbliche con donne e nel 1982 incontra l’attrice statunitense Teda Bracci a un incontro con gli Alcolisti Anonimi. La coppia inizia una convivenza e si scambiano anche dei voti durante una cerimonia di nozze, cerimonia non legalmente riconosciuta. Dusty e Teda hanno però una relazione tempestosa  e nel giro di due anni divorziano.

Nel 1978 torna sulle scene con l’album “It Begins Again” e l’anno successivo pubblica LP “Living Without Your Love” e per l’occasione compare sul palcoscenico in quella che sarà la sua ultima esibizione di fronte a un grande pubblico, in uno spettacolo di beneficenza che ha luogo alla Royal Albert Hall, in presenza della Principessa Margaret d’Inghilterra.

Dusty torna sulle scene alla fine degli anni ’80 grazie ai Pet Shop Boys che la vogliono come partner nel brano “What Have I Done to Deserve This?”. Dopo alcuni singoli che vengono utilizzati come sigle televisive, nel 1988 esce la sua raccolta ufficiale “The Silver Collection” che celebra i suoi 25 anni di carriera come cantante solista e nel frattempo decide di lasciare la sua residenza in America e di tornare a vivere a Londra.

Durante la registrazione del suo ultimo album, a Dusty viene diagnosticato un carcinoma al seno e le lunghe sedute di chemio e radioterapia avranno la meglio sulla malattia. In stato di remissione clinica Dusty si dedica alla promozione dell’album “A Very Fine Love” e per l’occasione ricompare in qualche show televisivo ma dopo circa un anno la malattia si ripresenta in forma più violenta e devastante.

Dopo una battaglia durata tre anni Dusty Springfield muore pochi giorni prima di ricevere l’onorificenza di Ufficiale dell’Impero Britannico (OBE), la medaglia sarà consegnata alla sua amica e manager Vicki Wickham. Le ceneri di Dusty verranno in parte conservate a Henley, la cittadina dell’Oxfordshire dove si era stabilita negli ultimi anni, e in parte verranno disperse da suo fratello Tom sulle rive del Mare d’Irlanda.

Vi lascio con il brano “You Don’t Have To Say You Love”.

FONTI:https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://en.wikipedia.org/wiki/Dusty_Springfield&prev=search

http://www.youtube.com

https://it.wikipedia.org/wiki/Dusty_Springfield

Tonyella

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Questa voce è stata pubblicata il 10 marzo 2017 da in ARTE E MUSICA con tag , .

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