Tre libri sopra il cielo

Blog dedicato alla letteratura M/M e Lgbt in tutte le sue sfaccettature

NON TUTTI SANNO CHE… J.E. HOOVER

non-tutti-sanno-che

 

Buongiorno amici e amiche di Tre Libri sopra il Cielo, oggi per la rubrica del “NON TUTTI SANNO CHE…” vi parleremo di un personaggio sicuramente poco conosciuto qui in Italia, ma che negli Stati Uniti ha intitolate scuole ed edifici: J.E. HOOVER. 

Non so se avete mai visto il bellissimo film girato da Clint Eastwood, dal titolo omonimo. Io ne sono rimasta folgorata, tanto da fare delle ricerche per avere conferma che “veramente” questo personaggio così importante e scomodo (e leggendo sotto capirete il perché), fosse gay.

Tengo come di consueto a precisare che ciò che ho raccolto non è farina del mio sacco (magari), ma frutto appunto di infinite navigazioni in rete. Purtroppo le notizie sull’argomento sono scarne e frammentarie, come sempre quando l’argomento è così controverso (l’Fbi ha sempre smentito queste “chiacchere”) e quindi non sono in grado di dire se ciò che ho trovato sia assolutamente vero oppure no, tuttavia mi piace pensare di sì, anche se non mi spiego perché.

Quindi… buona lettura (e se ne avete l’occasione, guardatevi il film).

J.E. HOOVER

Magari a un italiano il nome John Edgar Hoover dice poco, in realtà si tratta dell’uomo che, per quasi mezzo secolo, è stato uno dei più potenti e temuti degli Stati Uniti. Hoover è il fondatore del Federal Bureau of Intelligence, noto come F.B.I. o semplicemente, come lo chiamava Hoover, il Bureau. Hoover è stato ininterrottamente il capo della F.B.I. per 48 anni.

Giovane e reazionario, ambizioso e spregiudicato, venne assunto nel 1919 dal procuratore generale Alexander Palmer al Dipartimento di Giustizia e si incaricò con zelo di indagare su presunti rivoluzionari, bolscevichi o sovversivi, fossero solo sindacalisti o difensori dei diritti civili. Iniziò un’immensa opera di archiviazione di dati, documenti, informazioni riservate.

Sulla base di queste informazioni, il 7 novembre 1919 (secondo anniversario della rivoluzione sovietica) coordinò l’arresto di oltre 10.000 attivisti, in parte vennero incarcerati, molti espulsi, la maggior parte liberati. L’operazione spazzò via definitivamente il nascente partito comunista e consentì di schedare gli avvocati difensori e recuperare informazioni sui manifestanti, insomma di avere le basi per controllare tutti i focolai di protesta, le organizzazioni sindacali e i movimenti per i diritti civili negli anni a venire. La lotta al comunismo e ai presunti sovversivi che minacciavano i valori americani divennero un’ossessione per Hoover e portò lui stesso e il suo Bureau a utilizzare i più spregiudicati metodi di pedinamento, dossieraggio, ricatto, poco importa se era necessario violare le leggi.

Nominato vice direttore del F.B.I. nel 1921, ne diventerà direttore nel 1924 a soli 29 anni. Spazzati via raccomandati e corrotti, instaurate rigide regole di selezione e una disciplina ferrea, pur con l’iniziale scarsità di mezzi a disposizione, Hoover diede vita a una potentissima macchina di investigazione.

Fu infatti l’inventore delle moderne tecniche di investigazione basate su metodi scientifici, raccolta di informazioni, di prove, impronte, tracce. Queste tecniche, unite alla organizzazione e alla determinazione del gruppo, portarono innegabili successi nella lotta al crimine, sgominando le bande che dominavano gli anni venti del gangsterismo.

Carente nella lotta alla mafia di cui, come un Andreotti a stelle e strisce, negava l’esistenza, Hoover si distinse nella lotta al comunismo. Zelante braccio esecutivo del maccartismo, nel 1950 pubblicò il ‘Red Channels’, un opuscolo coi nomi di 151 tra artisti, registi, attori, scrittori, musicisti, da Orson Welles a Pete Seeger, da Leonard Bernstein a Dorothy Parker, che venivano indicati come comunisti e quindi messi al bando per attività anti americane. Negli anni ’50 dette vita al “Programma Cointelpro” un’immensa opera di schedatura di presunti attivisti bolscevichi, da Charlie Chaplin a Martin Luther King (negli anni sessanta creò un dossier anche su John Lennon).

Ma in quel periodo cominciò anche il suo declino personale. Sopportato dai presidenti che lo confermavano anche sotto ‘velati’ ricatti, Hoover iniziò a essere accusato di violare i diritti umani e di non osservare le leggi americane. Lasciò che i ghetti neri fossero invasi dall’eroina, permise attentati e violenze per accrescere il proprio potere personale e ci fu più di un sospetto sulla negligenza delle indagini sull’uccisione del presidente  John Fitzgerald Kennedy e di suo fratello Bob (con cui i rapporti erano pessimi).

Hoover scelse come suo vice Clyde Tolson, selezionato nonostante non soddisfacesse i requisiti del Bureau e fosse sospettato di omosessualità (e considerata la rete di informatori a sua disposizione, questa assunzione rimane quantomeno sospetta).

I due furono legatissimi per tutta la vita suscitando più di un sospetto che la loro relazione andasse ben oltre il legame professionale o la semplice amicizia. Chi azzardò insinuare pubblicamente che Hoover fosse omosessuale, come il giornalista Ray Tucker, veniva intimidito, attaccato a colpi di dossier, ricondotto nei ranghi e portato ad esempio per eventuali ‘ficcanaso’.

Quando morì nel 1972 sotto la presidenza Nixon, era ancora capo del Bureau. La segretaria personale Helen Tandy, che come Tolson aveva sacrificato la sua vita per la causa di Hoover, si affrettò a distruggere il temutissimo enorme archivio personale del Direttore, che infatti non fu mai trovato.
Il palazzo in cui ha sede l’F.B.I. è tuttora intitolato a J. Edgar Hoover, capo del Bureau per 48 anni, durante i quali passarono dieci presidenti senza intaccare il suo potere.

 

IL FILM

 

Clint Eastwood aveva da tempo nel cassetto il progetto di un film su Hoover e per farlo ha deciso di collaborare con lo sceneggiatore Dustin Lance Black, già premiato con l’Oscar per “Milk” e attivista LGBT. Il risultato è molto più di un biopic su John Edgar Hoover.

A Eastwood non interessa fare un film a tesi (Hoover reazionario e ricattatore, Hoover assetato di potere, Hoover omofobo e omosessuale, Hoover padre delle moderne tecniche di investigazione, Hoover eroe nazionale), né tantomeno proporre una mera ricostruzione storica del mezzo secolo di potere di Hoover. Ci regala invece una sorta di “Quarto potere”, che ribalta sui nemici (veri o presunti) suoi e dell’America, le sue ossessioni e l’autorepressione a cui lo hanno portato una madre (e una società) reazionaria e oppressiva.

Clint ci dice che nonostante i dossier, le registrazioni, le impronte digitali, non esistono verità univoche e oggettive. Esistono le ossessioni, le paure, le smanie di potere di un uomo che sono le stesse di un intero paese. Hoover è l’America che per difendere i suoi valori li perde di vista e li calpesta, fino a smarrire la propria identità.

Narrato come l’autobiografia che Hoover detta a un giornalista, il film fa salti temporali tra gli ultimi giorni dell’Hoover ormai invecchiato e gli avvenimenti portanti della sua storia, che è la storia degli Stati Uniti dagli anni Venti ai Settanta. Eastwood si concentra soprattutto sul lato umano del protagonista, evidenziando i problemi derivati dal rapporto con la madre e mostrandoci un uomo che per riscattare la propria vita privata, che ha scelto di non vivere, si trasforma in una sorta di persecutore delle vite private degli altri.

Il make up è pesante e vecchio stileniente digitalizzazione, sembra voler ostentare che è solo un trucco. Di Caprio lo regge e ne esce alla grande, trasformando i movimenti dell’Hoover giovane e determinato in quelli del mellifluo vecchio Hoover. Armie Hammer fatica di più a rendere credibile il vecchio Tolson. Naomi Watts (che interpreta la segretaria) è bravissima e bellissima e dispiace un po’ vederla con quel piastrone in faccia.

Il film è un racconto cupo (i personaggi, Hoover in primis, sono spesso avvolti dall’ombra e tagliati da bagliori che più che mostrare nascondono) e claustrofobico: Hoover è quasi sempre segregato nel suo ufficio fino a finirci i suoi giorni, praticamente sepolto in un mausoleo che ancora oggi porta il suo nome.
La sceneggiatura non ha sempre la mano leggerissima, con alcune svolte narrative un po’ forzate e personaggi secondari lasciati un po’ in disparte (soprattutto la figura della madre, un’ottima Jessica Tandy, una figura troppo monodimensionale), ma la forza del film sta nella mano magica di Clint Eastwood e nell’interpretazione magistrale di Leonardo di Caprio, che riesce a far vivere 50 anni dell’esistenza di un uomo modificando espressioni, movimenti, cadenza della voce senza cedere a eccessi e manierismi.

Eastwood coi suoi lievi movimenti di macchina che allargano quasi impercettibilmente il visibile, con il montaggio discreto che tiene uniti in un’unica visione i salti temporali, resta sempre vicino al suo J. Edgar, riuscendo a catturare l’empatia del pubblico per questo personaggio profondamente americano, così duro, gelido, per molti aspetti odioso. Eastwood non dà giudizi morali né giudizi storici, ma ci mostra la complessità di un uomo in fondo dotato di un’umanità insospettabile. J. Edgar non entrerà a far parte dei suoi capolavori, ma resta indubbiamente un film da non perdere.

A noi che non conosciamo a fondo la biografia di Hoover, apre gli occhi la meravigliosa scena in cui l’amato Clyde Tolson ricorda al vecchio Hoover e agli spettatori che quella che ci ha raccontato e che abbiamo visto è ‘solamente’ una versione di Hoover. La storia è inevitabilmente filtrata e accomodata. La verità è solo una verità possibile, una verità che (ci) raccontiamo.
L’amore represso tra Hoover e Tolson, 
evidenziato da un fazzoletto raccolto, da piccoli gesti, da sguardi imprevisti, è forse il tema principale del film, la lente che ci mostra la personalità vanamente soppressa di J. Edgar.

Selvaggia

fonti: http://www.lundici.it

http://www.wikipedia.it

 

 

 

 

2 commenti su “NON TUTTI SANNO CHE… J.E. HOOVER

  1. foxelyxyz
    9 maggio 2017

    Anche a me è piaciuto molto questo film e l’articolo è una bella analisi del personaggio.

    Mi piace

    • selvaggia
      9 maggio 2017

      Grazie Ely, è sempre bello quando qualcuno lascia un commento. Un abbraccio

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 9 maggio 2017 da in Non tutti sanno che con tag , .

Seguiteci su Twitter

Follow Tre libri sopra il cielo on WordPress.com

Categorie

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: