Tre libri sopra il cielo

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RECENSIONE: “LA PRIMAVERA DELL’ACERO TRIDENTE” di Francesca Cay – 8 Luglio 2016

TITOLO: La primavera dell’acero tridente
AUTORE: Francesca Cay
CASA EDITRICE: Self Publishing
GENERE: Contemporaneo
E-BOOK: 
PREZZO: € 0,99 su Amazon (disponibile su KU)
PAGINE: 284
USCITA: 8 Luglio 2016
LIVELLO DI SENSUALITA’: Basso
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TRAMA: Un padre stringe in mano un regalo, è mal incartato ma fatto col cuore. Guarda il suo bambino dormire tra lenzuola candide, guarda il bianco del tessuto confondersi con la pelle sottile. Capelli ormai troppo lunghi gli ricadono sul viso, neri come il buio sferzano i lineamenti delicati. Non vuole, ma deve svegliarlo. Sarà un viaggio lungo e pesante per il piccolo Kaede ma non ha scelta, presto lasceranno quell’ospedale e il Giappone per sempre. C’è un aereo che li porterà lontano, verso la salvezza.
Da allora sono trascorsi dieci anni, e Kaede continua a osservare il mondo attraverso un vetro interiore, indispensabile barriera per sopravvivere al torpore della propria mente. Un letargo senza fine che lo protegge dal passato, ma che recide la sua umanità. Non ricorda nulla dell’infanzia, del tragico rapporto perduto con la madre. Uno spiraglio di luce sembra farsi strada nei cieli grigi di Londra quando la sua vita da studente universitario s’intreccia con quella di Rey, un giovane biologo australiano. Entrambi custodiscono un segreto, entrambi sembrano legati dal filo del destino.
Intanto si affaccia l’autunno, e il vecchio acero nell’ombra del terrazzo si prepara alla quiescenza. Intinge le sue foglie del colore del sangue prima di lasciarle andare. Poi si addormenta, e aspetta la primavera.

 

 

Quando mi è stato proposto di recensire questo libro, ho accettato perché la trama mi incuriosiva e, già dalla presentazione, s’intuiva uno stile narrativo particolare. Col senno di poi, posso confermare che la sinossi dà una valida idea degli argomenti e delle intenzioni. Questo non è il solito romanzo m/m: è un viaggio coinvolgente ma doloroso, un cammino fra presente e passato, un percorso di conoscenza e crescita dentro se stessi, fra le regole e le pretese della società, in lotta coi propri limiti, i propri demoni e il diritto alla felicità.

Il titolo ha molteplici valenze, perché in questa storia abbiamo tre personaggi che si chiamano ‘Acero’ – Kaede, in giapponese –  e sono protagonisti reali e spirituali della trama: Kaede, il giovane studente universitario con la passione per gli insetti; Kaede, il piccolo, rigoglioso bonsai che gli ha dato il nome e che, come uno spirito benefico, veglia su di lui e gli è d’ispirazione; Acero, il gatto randagio e lunatico che Kaede si ritrova improvvisamente ad accudire e che lo lega indissolubilmente al suo proprietario Rey.

Rey è l’altro nostro protagonista umano, un giovane insegnante universitario che è fuggito dall’Australia perché non riesce a venire a patti con un evento drammatico irreparabile. Sebbene si presenti solare e scanzonato, anche lui, come Kaede, deve compiere il proprio percorso interiore. Questi due uomini, giorno dopo giorno, trasformano il loro legame docente-discente in vicini di casa, la loro diventa un’amicizia, una confidenza che si consolida man mano e con non poche difficoltà.

Kaede è un’enorme incognita per qualunque osservatore esterno. Appare taciturno, impermeabile ai sentimenti e indifferente, quasi scostante. Rapportarsi con lui è una sfida che Rey accoglie volentieri, anche se è come camminare sulle uova. Pagina dopo pagina, viene disvelata la complessità di questo personaggio, ciò che lo ha condotto a essere così e i traumi subiti.

L’intera storia scorre su due binari, in continua rotazione fra presente e passato. Anche l’introspezione dei protagonisti si alterna, talvolta sovrapponendosi con piccoli sprazzi, ma in tal modo possiamo capire meglio azioni e reazioni.

Un accenno doveroso va alle famiglie dei nostri protagonisti e nasce spontaneo fare un paragone. Pur nel dolore, quella di Rey sa dimostrare amore e accettazione; quella di Kaede è ben più complessa. Per sua madre, ho solo parole di biasimo, malgrado le oggettive attenuanti che scoprirete leggendo. Per il padre di Kaede, benché non sia privo di colpe, riconosco però la mancanza di cattiveria e il sincero amore che nutre per il figlio.

Più o meno volutamente, il libro mette a confronto la società occidentale con quella nipponica, così come i rispettivi stili educativi, le pretese scolastiche, l’impianto sociale e la mentalità dominante. Fa rabbrividire il pensiero che, purtroppo, ci siano bambini che realmente provano quanto è narrato per Kaede, perché il sistema scolastico nipponico è iperselettivo e, a suo modo, spietato.

In questo suo libro d’esordio, Francesca Cay dimostra già uno stile fluido e coinvolgente, ricco di similitudini – spesso legate al mondo animale, ma non solo – che risultano originali e mai pedanti. Anche se un uso maggiore di virgole avrebbe reso alcune frasi più incisive, l’editing generale è buono e, se cercate una storia diversa dal solito, ve la consiglio.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 giugno 2017 da in Contemporaneo, Recensione, Romance con tag , , .

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