Tre libri sopra il cielo

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MATRIMONI E DINTORNI

MATRIMONI

 

Buongiorno amici e amiche di Tre Libri Sopra il Cielo, oggi per la rubrica “Matrimoni e Dintorni” non parliamo di un’unione civile o di una proposta di matrimonio… ma di qualcosa che avverrà in un futuro non molto lontano.

Infatti lo storico conduttore di Radio Deejay, Diego Passoni ha annunciato le sue nozze con il compagno Pier Mario Simula.

 

“Mi voglio prendere cura di Pier Mario per tutta la vita!”

Queste le parole usate da Diego in un’intervista su Vanity Fair, per annunciare la loro unione civile che si terrà proprio oggi, il 24 Giugno 2017, al Palazzo Reale di Milano davanti a parenti e amici. La coppia ha rivelato che punteranno sulla sobrietà per la loro cerimonia, in virtù di un gruppo di invitati già abbastanza colorito.

“Non faremo una festa in stile Boss delle Cerimonie. Vogliamo dare risalto alla parte istituzionale, all’esercizio del nostro diritto a unirci, e di come questo diritto sia un pezzo di un cammino lungo e mai finito”.

Diego e Pier Mario, che si sono conosciuti una prima volta nel 2008 per poi ritrovarsi anni dopo e iniziare una relazione, come segno del loro amore hanno scelto delle fedi classiche in oro giallo. Le fedi avranno però un incisione all’interno: il titolo di una serie TV, una frase semplice e rappresentativa, “Thi Is Us” (“Questi Siamo Noi”), che sarà anche l’hashtag ufficiale della giornata.

 

 

A voi l’intervista integrale rilasciata da Diego e Pier Mario a Vanity Fair.

Vanity Fair: Chi ha deciso di andare a nozze?

Pier Mario: “Ne parlavamo da tanto, da prima che fosse possibile”.

Diego: “Me lo ricordo bene io: un anno fa. Ho organizzato una festa a sorpresa per il suo compleanno in un orto botanico e passeggiando tra le piante ci è venuta voglia di matrimonio. Ci siamo detti: “Quando si potrà, lo facciamo?”. E abbiamo stilato la prima lista degli invitati. E’ rimasta quella”.

VF: Ma la proposta vera e propria c’è stata?

PM: “Sì, me l’ha chiesto in ginocchio lo scorso settembre, nel giorno del suo compleanno. Si è inginocchiato e ha rivolto verso di me l’anello. Ad assistere alla scena c’erano almeno 70 amici. Io sono scoppiato a piangere senza emettere un qualsiasi suono. Finché il pubblico ha urlato e sono stato costretto a dire “sì””.

D: “Ovviamente quando fai una cosa plateale, obblighi l’altro a dare una risposta affermativa (ride, nrd). In realtà, qualche giorno prima mi ero messo a pensare che a un certo punto bisogna ufficializzare, voglio che sia pubblico il progetto di vita. Mi sono svegliato, sono andato con mia madre a scegliere l’anello e la stessa sera gliel’ho dato”.

VF: Che cosa pensate della legge Cirinnà?

PM: “E’ un ottimo punto di inizio. E il fatto che finora le unioni omosessuali siano state meno del previsto, è un buon segno. L’importante era che ognuno fosse libero di scegliere, non è una carnevalata”.

D: “Puzza un po’ di concessione data così, ma va bene”.

PM: “Credo che questa legge possa salvare molte vite. Io sono cresciuto circondato da persone amorevoli, ma ho sempre pensato a quanto la mia vita sarebbe stata diversa se non fosse stato così. Da preadolescente ti senti in colpa, ti senti l’unico. O perlomeno negli anni ’90, in Sardegna, per me è stato così. Una legge – anche se zoppa e non perfettamente paritaria – può far capire a un ragazzo di 12-13 anni che due persone dello stesso sesso possono stare insieme. Che ci si può amare legalmente. A me a 13 anni una legge così avrebbe fatto un gran bene”.

D: “Vuol dire non solo che ci si può unire, ma che quel legame va tutelato. Se ci fosse anche una legge contro l’omofobia, nessuno si sentirebbe più in diritto di dire qualsiasi brutta cosa quando vede due che si tengono per mano. Purtroppo, succede, ancora”.

VF: Come vi siete conosciuti?

D: “A fine 2008, in un periodo non ottimale per me. Poco dopo avrei perso mio padre”.

PM: “Ci siamo conosciuti in leggerezza, ma capendo subito che c’erano delle cose importanti. Dopo pochi mesi, però, ci siamo salutati: non era il momento giusto. Col passare degli anni, l’ho ricercato io: volevo sapere se stesse bene. Siamo andati a cena e ci siamo ritrovati. Dopo qualche mese poi l’ho messo alle corde. “Io sono pronto, voglio stare con te. E tu?”. Lui ha dato la riposta giusta e siamo andati a vivere insieme”.

D: “Siamo la dimostrazione che i luoghi comuni non funzionano: la minestra riscaldata è molto buona. Tanto che la vogliamo per tutta la vita. Questo è il terzo round”.

VF: La convivenza è stata subito semplice?

D: “Si, siamo felici di annoiarci insieme. Alcuni pomeriggi più belli sono quelli che trascorriamo in casa. Sul divano, ognuno intendo a leggere il suo libro”.

 VF: Dopo il rito in Comune, sarà il momento della festa. Come l’avete immaginata?

D: “Subito dopo la firma delle carte, andremo a pranzo con i genitori e  i testimoni. La sera poi ci ritroveremo tutti insieme. E lì diremo le nostre promesse”.

VF: Qual’è la cosa più importante che volete promettervi?

PM: “Abbiamo deciso di unirci perché un bel giorno ci siamo detti che abbiamo voglia di invecchiare insieme, di accettare i rispettivi difetti, abbiamo voglia di esserci”.

D: “Ci uniamo per dire a tutti che c’è un progetto di vita”.

VF: Qual’è la vostra idea di famiglia?

PM: “Sono cresciuto con i miei nonni: uno mi accompagnava a scuola, l’altra mi faceva fare sempre il riposino. I miei genitori hanno sempre lavorato, ma questo non significa che mi sono mancati. Piuttosto il mio concetto di famiglia è sempre stato “allargato””.

D: “Io sono figlio unico di genitori che hanno sempre lavorato. Sono cresciuto dalle suore. E anch’io ho capito che le relazioni familiari sono più larghe del solito schema. Famiglia vuol dire avere un progetto di crescita e di responsabilità. A prescindere da quale tipo di matrimonio si sia celebrato”.

VF: Volete dei figli?

PM: “Ci sono stati dei momenti in cui ho sentito il desiderio, ma questo non è uno di quelli. Credo però che debba essere concessa a tutti – indipendentemente dalla preferenze sessuali – la possibilità di adottare. Ci sono tanti bambini che hanno bisogno di affetto, di una famiglia, di un aiuto per studiare e trovo abominevole che non si accelerino tali dinamiche”.

D: “A me non interessa fare un figlio e non ho nemmeno – per quanto mi riguarda – l’età per gestire un bambino piccolo. Una volta Barbara Alberti ha scritto che “i figli si fanno per morire un po’ meno” e sono d’accordo: un figlio di per sé nasce da un istinto egoistico. Detto questo non credo che questo desiderio cambi tra un omosessuale o un etero, una coppia o un single. Sono favorevole alle adozioni e all’affido. Mi piacerebbe nella vita poter avere l’occasione di offrire una parte del mio tempo e della mia emotività a un bambino “grande”, uno di quelli già cresciuto e solitamente non più “molto papabile” per un’adozione”.

VF: E voi che bambini eravate?

D: “Io volevo fare lo scienziato, col mio migliore amico dicevamo: “Andremo a lavoro in bici e avremo un osservatorio astronomico”. L’unica cosa che ho? La bici. Volevo fare anche il Santo, da vivo”.

PM: “Io invece ricordo un’estate alla Maddalena. Mi addormentavo in macchina e mi svegliavo in cameretta con mia nonna che mi accudiva. E volevo fare lo stilista”.

VF: Cosa vi ha fatto innamorare?

PM: (quando inizia a parlare, Diego si allontana per non sentire la risposta, ndr) “Il modo in cui lui si prende cura di se stesso. Mi sono innamorato di lui in un momento in cui non era una “bella persona”, era molto problematico. Mi sono innamorato di quella persona, ma la cosa che amo di più è il modo in cui è cambiato”.

D: “Davanti al mio peggio, non si è spaventato”.

 

VF: Diego, lei non ha mai nascosto il suo orientamento sessuale, né ne ha fatto una bandiera. E’ stata una scelta?

D: “Spesso, soprattutto in TV, c’è ancora una visione ristretta: se sei omosessuale vieni chiamato per parlare solo di quello. C’è ancora una sorta di “soffitto di cristallo” per gli omosessuali dichiarati, che possono aspirare a fare gli autori, o al massimo gli opinionisti. Raramente i conduttori. Io vorrei essere  un professionista che – nel bene e nel male – fa solo il suo mestiere”.

VF: Dove andrete in viaggio di nozze?

PM: In Israele e Giordania. Partiremo a fine luglio”.

VF: Ultima domanda: siete davvero tranquilli in vista del grande giorno?

D: “Non saremo vittime di alcun delirio. Niente colombe o carrozze. Ci piace l’idea di svegliarci insieme. Prepararci. Per me potremmo prendere anche la metro. Perché questi sono i mezzi di questa città. Pensa che bello: entrare in metro, mano nella mano, fino al Palazzo Reale. E lì siglare la nostra unione. E’ molto più poetico di un calesse”.

 

FONTI: https://www.vanityfair.it/people/italia/2017/06/14/diego-passoni-se-vieni-metro-ti-sposo

http://www.today.it/gossip/love-corn/diego-passoni-matrimonio-piermario-simula.html

http://www.gay.it/primo-piano/news/diego-passoni-sposa-pier-mario-simula

 

 Tonyella

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Questa voce è stata pubblicata il 24 giugno 2017 da in MATRIMONI E DINTORNI con tag , .

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