Tre libri sopra il cielo

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CORREVA L’ANNO… 1978 HARVEY MILK

Buongiorno amici e amiche, oggi per la nostra rubrica del CORREVA L’ANNO, parliamo di una data di cui abbiamo già accennato nelle settimane precedenti, il 1978. Era l’anno di nascita della Freedom Flag, ma fu anche l’anno in cui venne assassinato un uomo che è tutt’ora considerato, con molti altri purtroppo, un martire della comunità gay e del movimento di liberazione omosessuale. Il suo nome era Harvey Milk. Buona lettura.

CORREVA L’ANNO… 1978

Precisamente era il 22 Novembre 1978 quando Harvey Milk venne assassinato all’interno del Municipio di San Francisco, assieme al sindaco George Moscone, dall’ex consigliere comunale Dan White. White aveva rassegnato le dimissioni pochi giorni prima, a seguito dell’entrata in vigore di una proposta di legge sui diritti dei gay, cui si era opposto.

Ma andiamo con ordine.

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Harvey Milk nasce il 22 maggio 1930 a New York, da una famiglia ebrea di origini lituane. Dopo aver terminato gli studi, si laureò in matematica all’Albany State College, nel 1951 si arruolò nella marina statunitense e partì per la guerra in Corea. Dalla Marina fu congedato con onore, sebbene in seguito egli avesse rivelato agli elettori di essere stato vittima di una delle molte “purghe” di omosessuali nelle forze armate.

Lasciata la marina nel 1955 con il grado di luogotenente, cominciò a insegnare alla George W. Hewlett High School di Long Island. Nel 1956 incontrò Joe Campbell, con il quale ebbe una relazione che durò sei anni.

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Dopo la rottura con Campbell, Milk frequentò in maniera clandestina Craig Rodwell, attivista gay. Quando Craig venne arrestato per aver preso parte a una delle prime rivolte dei gruppi omosessuali, Milk pose fine alla loro relazione, contrario alle posizioni politiche del compagno.

Craig Rodwell in his Oscar Wilde Bookstore in Greenwich Village in 1971. Credit: Kay Tobin Lahusen/ From

Craig Rodwell in his Oscar Wilde Bookstore in Greenwich Village in 1971. Credit: Kay Tobin Lahusen/ From “Out for Good” Published in The New York Times on the Web, May 29, 1999.

Intanto cominciò a lavorare a Wall Street come ricercatore per la Bache & Company. Il lavoro però non lo soddisfaceva, soprattutto perché costretto a nascondere la propria omosessualità.

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Stanco del conservatorismo del mondo finanziario e attratto, come tanti giovani dell’epoca, dal movimento hippie, nel 1972 si trasferì a San Francisco e, con il compagno Scott Smith, aprì un negozio di macchine fotografiche nel quartiere gay di Castro che, a partire dagli anni Sessanta, era diventato un punto di riferimento per la comunità gay e lesbica di tutto il paese. Lo stesso negozio divenne luogo di ritrovo del gruppo che lo avrebbe poi sostenuto nelle elezioni.

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Nella città californiana, Milk si sentì rinascere, spinto sempre più dal bisogno di vivere apertamente la propria vita. Nel 1973 si candidò per la prima volta come consigliere comunale, convinto della necessità di dare visibilità alla comunità omosessuale. Per questo motivo, incontrò non poche resistenze anche nella stessa comunità gay. Senza soldi, senza staff e senza particolare esperienza politica, il primo tentativo di Milk si rivelò un completo insuccesso: ottenne solo 16.900 voti, la maggior parte provenienti da Castro e da altri quartieri più liberali della città. Grazie però al suo impegno, divenne ben presto leader della comunità gay, fondando la “Castro Valley Association” dei commercianti locali e fungendo da rappresentante per gli interessi del quartiere nelle relazioni con il governo cittadino. L’associazione aveva il compito di sostenere l’economia che ruotava attorno alla comunità gay, appoggiando bar e favorendo l’assunzione di lavoratori omosessuali. Secondo Milk, infatti, i gay dovevano fare acquisti nei negozi gay. L’America degli anni ’70 era profondamente omofobica e a San Francisco i negozi gestiti da omosessuali erano boicottati e osteggiati dalla popolazione più conservatrice.

Cit. “Per noi non si tratta di obiettivi personali o di vittorie, stiamo cercando di cambiare la nostra vita. Lo capisci Dan? Io ho avuto quattro storie importanti e tre dei miei uomini hanno tentato il suicidio. Sai che vuol dire?”

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Nel 1974 organizzò la Fiera di Castro Street, per attirare più consumatori nel quartiere, guadagnandosi così l’appellativo di Sindaco di Castro. L’anno dopo si candidò per la seconda volta come consigliere comunale. Il negozio di macchine fotografiche diventò il centro della sua campagna elettorale, conquistando il sostegno di tutti i negozianti del quartiere.

Il liberale George Moscone venne eletto sindaco e riconobbe l’impegno di Milk offrendogli la carica di commissario, nonostante, per la seconda volta, non fosse riuscito a essere eletto consigliere. Tra le prime innovazioni del nuovo sindaco, vi fu la nomina di Charles Gain a capo della polizia, il quale aprì il dipartimento anche alle persone omosessuali. Secondo quanto pubblica il New York Times nella città californiana, negli anni ’70, risiedevano tra i 100 mila e i 200 mila omosessuali (su un totale di 750 mila abitanti). Milk era ormai il maggiore esponente della comunità gay e per la terza volta si candidò come consigliere, ma perse nuovamente per soli 4.000 voti. Per questo motivo venne soprannominato “Sindaco di Castro Street”.

Cit. “Senza la speranza, la vita non vale la pena di essere vissuta. Devi dare alla gente la speranza… gli devi dare la speranza.”

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In quegli anni, il clima era decisamente ostico per il movimento omosessuale. La cantante country Anita Bryant, alla guida di un movimento cristiano fondamentalista, al grido di “Save our Children” (Salviamo i nostri figli), accusò gli omosessuali di essere un pericolo per la società, forte anche dell’appoggio da parte del senatore conservatore della California, John Briggs, in corsa per la nomina di governatore (fulcro della sua candidatura era proibire l’insegnamento nelle scuole pubbliche a gay e lesbiche).

Intanto a Castro aumentavano le aggressioni e il 21 giugno dello stesso anno un ragazzo, Robert Hillsborough, morì dopo essere stato accoltellato, solo perché gay. Alcune settimane dopo, 250.000 persone si radunarono a San Francisco per il Gay Pride più numeroso mai organizzato fino ad allora.

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Milk nel 1977 provò ancora a candidarsi. Le sue posizioni diventarono più radicali perché non si accontentava più del sostegno dei liberali, ma voleva anche che i gay fossero rappresentati dai gay come unico modo per rivendicare eguali diritti e porre fine a centinaia di anni di persecuzione.

Ma i temi della sua campagna riguardavano anche sovvenzioni per l’assistenza sanitaria, trasporti pubblici gratuiti e la creazione di una commissione cittadina per supervisionare l’operato della polizia. Questa volta ce la fece e fu eletto supervisor (cioè consigliere comunale), risultando così il primo rappresentante eletto di una delle maggiori città degli Stati Uniti a essere apertamente gay.

Milk ottenne il sostegno del San Francisco Chronicle e riuscì a vincere le elezioni con il 30% dei voti in più rispetto agli altri sei candidati. Perse però l’appoggio del suo compagno Scott, che lo lasciò prima dell’ultima tornata elettorale, non più in grado di gestire le pressioni esterne. Come prima cosa, Milk fece approvare dal sindaco Moscone una legge per rendere illegale ogni forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Durante il Gay Pride del 1978, con quasi 350 mila persone, Milk tenne un famoso discorso, invitando i manifestanti a fare foto, filmare e dichiarare apertamente la propria omosessualità.

Cit. “Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato, quando poi intaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti ritroverai solo”.

In undici mesi da supervisor, si batté in difesa di una legge per i diritti dei gay per la Città. Fu decisivo nel rigetto della Proposition 6, supportata dal senatore dello stato Briggs, che avrebbe permesso il licenziamento degli insegnanti dichiaratamente gay in base alla loro identità sessuale. Milk dibatté pubblicamente con Briggs sull’argomento, rivelando arguzia e personalità di fronte alla nazione. Nel novembre 1978 la Proposition 6 fu fermamente rigettata dai californiani.

L’ASSASSINIO

Purtroppo tutto finì troppo presto. Dieci mesi dopo la vittoria elettorale, Harvey Milk venne assassinato all’interno del Municipio, assieme al sindaco George Moscone, dall’ex consigliere comunale Dan White. Era il 27 novembre 1978. White aveva rassegnato le dimissioni pochi giorni prima, a seguito dell’entrata in vigore di una proposta di legge sui diritti dei gay, cui si era opposto.

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White sperava di essere riconfermato dal sindaco Moscone, che inizialmente aveva considerato l’idea. Le pressioni della componente più liberale della città spinsero però il sindaco a non riconfermare White e a scegliere al suo posto un politico più liberale.

Quella sera, un’ora prima della conferenza stampa che avrebbe annunciato la nomina del nuovo consigliere, White entrò in municipio attraverso una finestra aperta del seminterrato, per evitare di essere scoperto con la pistola e con i 10 caricatori che aveva in tasca. Dopo essersi fatto strada fino all’ufficio del Sindaco, incontrò Moscone e cercò di convincerlo a riconfermarlo. Non riuscendoci gli sparò ripetutamente. White ricaricò l’arma e si aprì la strada fino alla parte opposta dell’edificio dove, con la scusa di parlargli, invitò Milk nel suo studio e gli sparò tre colpi di pistola, uno alla mano destra e due al petto. Milk cadde a terra e White lo finì con due colpi a bruciapelo alla testa, come confermò il medico che eseguì l’autopsia. Milk aveva 48 anni e Moscone 49. White negò la premeditazione ma Milk, consapevole del rischio che correva, dopo aver ricevuto numerose lettere e telefonate di minaccia, aveva registrato numerose audiocassette da ascoltare nell’evenienza che gli fosse successo qualcosa. La sera dell’omicidio dal quartiere di Castro a San Francisco partì un corteo spontaneo di oltre 30 mila persone a lume di candela, in memoria del consigliere Harvey Milk e del sind

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aco George Moscone.
LA SENTENZA

White fu riconosciuto colpevole di omicidio volontario (imputazione meno grave dell’omicidio premeditato di cui era stato accusato), con l’attenuante della seminfermità mentale, e condannato a sette anni e otto mesi di prigione, una sentenza da più parti ritenuta troppo lieve e motivata dall’omofobia.

Gli avvocati difensori avevano infatti impedito a chiunque fosse favorevole ai diritti dei gay di far parte della giuria. Avevano inoltre chiamato uno psicologo per dimostrare la depressione di White. Lo psicologo a questo scopo argomentò che il consumo di “cibo spazzatura” (quello dei fast food) da parte dell’imputato era insolito per una persona molto attenta alla forma fisica ed era quindi un sintomo della sua condizione di abbattimento. Ciò portò al diffondersi della voce, errata, secondo cui White sarebbe stato giudicato non completamente capace di intendere e di volere come conseguenza del consumo di “cibo spazzatura” in quanto tale. (Al seguito del diffondersi di tale voce, la tattica di sostenere la diminuita responsabilità dell’imputato a causa dell’ingerimento delle sostanze più varie, dalle vitamine al caffè, ha preso, proprio da questo caso, il nome di Twinkie defense).

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Dopo la sentenza, la comunità gay si scatenò, inferocita, nelle sommosse notturne contro White dette White Night Riots, in cui più di 160 persone finirono in ospedale, ricordando una delle frasi celebri dello stesso Milk: “Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese“.

Dopo la scarcerazione nel 1984, White scontò un anno di libertà vigilata, i primi mesi del quale furono trascorsi nascondendosi a Los Angeles. Ritornò poi a San Francisco, contro l’auspicio pubblico del sindaco Dianne Feinstein e in questa città si suicidò nel 1985 nel garage della casa di sua moglie, asfissiandosi coi gas di scarico. Nel 2009, il Presidente Barack Obama consegnò a Stuart Milk, nipote di Harvey Milk, la Presidential Medal of Freedom.

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MEDAGLIA

L’IMPATTO CULTURALE

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Molte istituzioni della collettività gay statunitense sono intitolate a Milk, tra cui scuole a favore dei gay, come la Harvey Milk School di New York, piazze, vie. Un ristorante, presso l’Università di Warwick è stato chiamato “Harvey’s”. L’assemblea degli studenti dell’Università di Leeds ha chiamato un locale notturno “Harvey Milk Bar”.

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Il 25 febbraio 2011 il consiglio comunale della città di Pescara ha approvato con una larga maggioranza la proposta, presentata il 17 maggio 2010 (Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia), di intitolare una via cittadina ad Harvey Milk, ma a tutt’oggi questa via ancora non è stata individuata.

Nel 2008 è uscito nelle sale un biopic (film biografico) sulla vita di Harvey Milk intitolato semplicemente Milk, diretto da Gus Van Sant ed interpretato da Sean Penn, il quale ha vinto l’oscar come miglior attore protagonista.

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Nel 2014, lo United States Postal Service, l’agenzia del governo statunitense responsabile del servizio di posta nel paese, ha diffuso il disegno di un francobollo dedicato a Harvey Milk, che è stato messo in vendita a partire dal 22 maggio, che è anche

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l’Harvey Milk Day, una giornata che si celebra in California in memoria di Milk e istituita dall’ex governatore dello stato Arnold Schwarzenegger nel 2009. La sua prima emissione sarà a San Francisco o a Washington DC.

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fonti: wikipedia
http://www.biografieonline.it

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Questa voce è stata pubblicata il 30 marzo 2018 da in Correva l'anno con tag .

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