Tre libri sopra il cielo

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CORREVA L’ANNO… 1969

Cari amici e amiche del blog, vi siete mai chiesti perché i Pride si svolgono nel mese di Giugno? Io sì, ed ecco il perché dell’approfondimento di oggi.

Buona lettura.

Era venerdì 27 giugno 1969, poco dopo l’1,20 di notte, quando scoppiò la Rivolta di Stonewall (o moti di Stonewall).

I cosiddetti moti di Stonewall furono una serie di violenti scontri fra omosessuali e la polizia di New York. La prima notte degli scontri fu, appunto, quella di venerdì 27 giugno 1969 quando la polizia irruppe nel “Stonewall Inn”, un bar gay in Christopher Street, nel Greenwich Village.

oggi14“Stonewall” (così è di solito definito in breve l’episodio) è generalmente considerato, da un punto di vista simbolico, il momento della nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della “giornata mondiale dell’orgoglio LGBT” o “Gay Pride“.

 

 

 

Simbolo dei moti di Stonewall è diventato il transessuale Sylvia Rivera, che si vuole abbia iniziato la protesta gettando una bottiglia contro un poliziotto.

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UN PO’ DI STORIA

Le incursioni della polizia nei bar gay e nei night club fecero regolarmente parte della vita gay nelle città di tutti gli Stati Uniti fino agli anni sessanta, quando divennero marcatamente meno frequenti nelle città principali. Molti conclusero che il declino di queste retate possa essere attribuito a una serie di azioni legali e all’aumentata resistenza da parte del “movimento omofilo“, sinonimo sì di omosessualità ma anche riferibile a un individuo che accettasse gli omosessuali, o che fosse un sostenitore di alcune delle loro richieste, o che avesse pensieri positivi circa l’omosessualità o che fosse, infine, un sostenitore della loro accettazione sociale.

Prima del 1965, l’identità dei presenti al momento della retata veniva registrata dalla polizia e, in alcune occasioni, veniva anche pubblicata sui quotidiani. All’epoca, la polizia usava tutti i motivi che riusciva a escogitare per giustificare un arresto con accuse di “indecenza”, tra cui: baciarsi, tenersi per mano, indossare abiti del sesso opposto o anche il semplice essersi trovati nel bar al momento dell’irruzione.

oggi11È importante guardare a prima del 1969 ed esaminare il diverso atteggiamento esistente a New York nei confronti dei bar gay e dei diritti gay. Nel 1965 salirono alla ribalta due figure importanti: John Lindsay, un Repubblicano liberale eletto sindaco di New York con una piattaforma riformatrice, e Dick Leitsch che divenne presidente della Mattachine Society a New York, all’incirca nello stesso periodo.

La Mattachine Society, nata nel 1950, fu la prima organizzazione per i diritti degli omosessuali oggi10degli Stati Uniti d’America. Fu a lungo una sorta di società segreta che si richiamava a una setta medievale di giullari, che avevano l’abitudine di mettere alla berlina la società dell’epoca con spettacoli en travesti. Visto che nella California degli anni Cinquanta era severamente vietato agli omosessuali riunirsi in associazioni, come copertura vennero reclutate anche delle donne, ma servì a poco. Nel 1952 fu chiaro che non era più il tempo di giochetti carnevalizi e la Mattachine uscì allo scoperto, difendendo in tribunale un poveretto, adescato da un poliziotto che gli aveva teso una trappola.
Leitsch era considerato relativamente militante rispetto ai suoi predecessori e credeva nelle tecniche di azione diretta comunemente usate da altri gruppi per i diritti civili degli anni 1960.

oggi9All’inizio del 1966, a causa delle lamentele della Mattachine, erano cambiate le politiche grazie alle quali la polizia stava in strada anche per incastrare i gay e accusarli di atteggiamenti osceni.

Il commissario, Howard Leary, istruì le forze di polizia perché non adescassero i gay spingendoli a infrangere la legge e richiese inoltre che ogni poliziotto in borghese avesse un civile come testimone quando veniva arrestato un gay. Ciò pose quasi fine, a New York, al cosiddetto entrapment (la pratica dell’adescamento) con lo scopo di arrestare gli omosessuali.
Nello stesso anno, allo scopo di sfidare la State Liquor Authority (SLA) sulle sue politiche circa i bar gay, sempre Dick Leitsch condusse un “sip in” (il termine deriva da “sit in”, e sip significa “sorseggiare”).

Leitsch aveva avvisato la stampa e progettato un incontro in un bar con altri due uomini gay (un oggi8bar poteva vedersi revocata la licenza di vendita dei liquori se serviva da bere volontariamente a un gruppo di tre o più omosessuali), per verificare la politica della SLA sulla chiusura dei bar. Quando il barista del Julius li mandò via, essi reclamarono davanti alla commissione cittadina per i diritti umani.

A seguito del “sip in”, il presidente della SLA dichiarò che il suo dipartimento non proibiva la vendita di liquori agli omosessuali.
Inoltre, l’anno seguente, due distinte sentenze giudiziarie dichiararono che erano richieste “prove sostanziali” per poter revocare una licenza per gli alcolici. I baci tra due uomini non erano più considerati comportamento indecente e il numero di bar gay a New York crebbe stabilmente dopo il 1966.

Così, se nel 1969 i bar gay erano legali, perché allora ci fu l’irruzione allo Stonewall Inn? John D’Emilio, storico gay statunitense, fa notare che la città era nel mezzo di una campagna per l’elezione del sindaco e John Lindsay, che aveva perso le primarie del suo partito, aveva motivo di chiedere un repulisti dei bar della città. Lo Stonewall Inn forniva pretesti per un intervento della polizia. Operava senza licenza per i liquori, aveva legami con il crimine organizzato, e forniva dei “go-go boys” scarsamente abbigliati come intrattenimento.
Il vice ispettore Seymour Pine, che guidò l’incursione nel bar quella prima notte, sostenne che gli venne ordinato di chiudere lo Stonewall Inn perché era il luogo principale ove raccogliere informazioni sugli uomini gay che lavoravano a Wall Street: un incremento nel numero di furti organizzati in aziende di intermediazione di Wall Street aveva portato la polizia a sospettare che dietro a questi furti ci fossero gay che venivano ricattati.

PERCHE’ STONEWALL?

Gli avventori dello Stonewall erano abituati a queste retate e il personale era generalmente in grado di riaprire il bar la notte stessa o in quella seguente. Cosa rese allora diversa questa irruzione, rispetto a tutte le altre?

In proposito ci sono due spiegazioni:
La prima è quella storica, che sottolinea come la situazione fosse ormai matura per una ribellione, dopo la crescita del movimento anti-autoritario e di protesta del Sessantotto, specie quello contro la guerra del Vietnam, a cui avevano partecipato in altra veste molti dei gay che presero parte ai moti. Era nell’aria l’idea che le minoranze avessero il diritto di rivendicare una loro dignità.
oggi7Da questo punto di vista, il modello fornito dal movimento per i diritti civili dei neri influenzò molto i militanti gay della prima ora, come dimostra il fatto che lo slogan Gay power, che venne lanciato durante i disordini, derivava direttamente dallo slogan Black Power.

In tale contesto, bastava una scintilla per incendiare gli animi, e questa scintilla fu la retata dello Stonewall. In effetti, la rivolta del 28 giugno 1969 è considerata un momento di rottura nella storia della comunità omosessuale, proprio perché ciò che ne venne fuori aveva molte più somiglianze con i movimenti di lotta politica non gay di quegli anni, piuttosto che con i movimenti omofili che fino a quel giorno avevano condotto la lotta per i diritti degli omosessuali. La principale differenza fu che mentre il movimento omofilo cercava d’integrare gli omosessuali nella società così come essa era, il nuovo movimento, che si autodefinì, usando un termine gergale, “gay“, rifiutava l’integrazione in una società giudicata incapace di accettare le diversità, sostenendo che essa andasse rivoluzionata.

La seconda spiegazione è meno rigorosa dal punto di vista storico ma più popolare (e stereotipata), e collega i moti del giugno 1969 con la morte, avvenuta una settimana prima, di Judy Garland, un’importante icona culturale in cui si identificavano molti appartenenti alla comunità gay.

L’attrice divenne tale, suo malgrado, a partire dal momento in cui ha fatto la parte di Dorothy (nel oggi61939, a 17 anni) nel film Il mago di Oz. Qui canta Over the Rainbow (Oltre l’arcobaleno), in cui è descritto un luogo immaginario in cui tutti i sogni si avverano. Esso divenne presto un inno semi-ufficiale della comunità gay pre-moti di Stonewall.

Il palpabile lutto per la sua perdita culminò nel suo funerale, il 27 giugno, cui parteciparono 22.000 persone, di cui si stima 12.000 fossero gay. Molti degli avventori dello Stonewall quindi sarebbero stati ancora provati emotivamente quando quella notte avvenne oggi5l’irruzione. Questa è la tesi che venne sposata, e poi resa celebre, dal film Stonewall.
In realtà molti dei partecipanti alla rivolta dichiararono ripetutamente in seguito che la morte di Judy Garland non fu il fattore motivante.

LA RETATA

I dettagli su come ebbe inizio la rivolta variano. Secondo un resoconto, Sylvia Rivera scagliò una bottiglia contro un agente, dopo essere stata pungolata con un manganello. Un’altra versione dichiara che una lesbica, trascinata verso un’auto di pattuglia, oppose resistenza, incoraggiando così la folla a reagire. Comunque sia, la mischia si accese in mezzo alla folla, che presto sopraffece la polizia. Intontiti, i poliziotti si ritirarono all’interno del bar, a cui alcuni cercarono di appiccare il fuoco. Altri usarono un parchimetro come ariete per costringere gli agenti a uscire. La notizia della rivolta si diffuse rapidamente e molti residenti, così come gli avventori dei bar vicini, accorsero sulla scena.

A scene during the 1969 Stonewall riots, as seen in Kate Davis and David Heilbroner???s documentary STONEWALL UPRISING. A First Run Features Release. Photo by Bettye Lane.
Nel corso della notte la polizia isolò molti uomini effeminati e spesso li picchiò. Solo nella prima notte vennero arrestate 13 persone e vennero feriti quattro agenti di polizia, oltre a un numero imprecisato di dimostranti. Si sa comunque che almeno due dimostranti vennero picchiati selvaggiamente dalla polizia. Bottiglie e pietre vennero lanciate dai dimostranti che scandivano lo slogan “Gay Power!“. La folla, stimata in 2.000 persone, battagliò contro oltre 400 poliziotti.
oggi3La polizia inviò rinforzi composti dalla Tactical Patrol Force, una squadra anti-sommossa originariamente addestrata per contrastare i dimostranti contro la Guerra del Vietnam. Le squadre anti-sommossa arrivarono per disperdere la folla, ma non riuscirono nel loro intento e vennero bersagliate

da pietre e altri oggetti.

A un certo punto si trovarono di fronte a una fila di drag queen che le prendeva in giro cantando:

(EN)We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees
Above our nelly knees!
(IT)Siamo le ragazze dello Stonewall
abbiamo i capelli a boccoli
non indossiamo mutande
mostriamo il pelo pubico
e portiamo i nostri jeans
sopra i nostri ginocchi da checche!

Alla fine la situazione si calmò, ma la folla ricomparve la notte successiva. Le schermaglie tra rivoltosi e polizia proseguirono fino alle 4 del mattino.

Il terzo giorno di rivolta si svolse cinque giorni dopo la retata allo Stonewall Inn. In quel mercoledì, 1.000 persone si radunarono al bar e causarono gravi danni. La rabbia contro il modo in cui la polizia aveva trattato i gay nei decenni precedenti affiorò in superficie. Vennero distribuiti volantini con la scritta “Via la mafia e gli sbirri dai bar gay!

IL RETAGGIO

Le forze che ribollivano prima della rivolta non erano mai emerse in superficie. La comunità creata dalle organizzazioni omofile nei due decenni precedenti aveva creato l’ambiente perfetto per la nascita del Movimento di liberazione gay. Per la fine di luglio a New York si formò il Gay Liberation Front (GLF) e per la fine dell’anno il GLF comparve in città e università di tutti gli Stati Uniti.
Organizzazioni simili vennero presto create in tutto il mondo: Canada, Francia, Regno Unito, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Australia e Nuova Zelanda. In Italia, dove un movimento omofilo che preparasse il terreno non era mai esistito, si dovette aspettare fino al 1971. Il principale gruppo britannico per i diritti gay si chiama Stonewall in onore della rivolta.

oggi2L’anno seguente, in commemorazione dei moti di Stonewall, il GLF organizzò una marcia dal Greenwich Village a Central Park. Tra i 5.000 e i 10.000 uomini e donne vi presero parte.
Da allora, molte celebrazioni del gay pride in tutto il mondo scelgono il mese di giugno per le parate e gli eventi che commemorano “la caduta della forcina che si udì in tutto il mondo“.

oggi1

« We are everywhere!» « Noi siamo ovunque!»
(Slogan dei manifestanti durante i Moti di Stonewall del 1969.)

Selvaggiafonti: wikipedia

2 commenti su “CORREVA L’ANNO… 1969

  1. luigi8421
    6 aprile 2018

    bella tappa affascinante. sapevo già la storia ma mi piace sempre ricordarla

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 6 aprile 2018 da in Correva l'anno con tag .

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