Tre libri sopra il cielo

Blog dedicato alla letteratura M/M e Lgbt in tutte le sue sfaccettature

NON TUTTI SANNO CHE… ROCK HUDSON

Buongiorno amiche e amici di Tre libri sopra il cielo, oggi riproponiamo una rubrica di qualche anno fa. Parleremo di personaggi famosi ma, in linea con il nostro blog, saranno solo personaggi lgbt.

Questo non vuole essere un reportage o un’inchiesta, anche perché non siamo giornalisti, quindi non vi dirò che è tutta e solo farina del mio sacco perché non sarebbe vero. Diciamo che ho fatto un po’ di ricerca in rete e prendendo spunto qua e là, ho cercato di mettere insieme qualche informazione interessante (così se un giorno vi venisse voglia di sapere qualcosa di più su un certo personaggio, vi sarete risparmiati un po’ di ricerca… eheheheh).

Il primo personaggio di cui vogliamo parlare è: ROCK HUDSON

CENNI SULLA SUA VITA

10930990_10200432717856799_3480301569518059416_nRock Hudson (1925-1985) o come lo chiama mia mamma “Ro Cazzon”, è stato uno degli attori più belli di Hollywood. Non a caso per gran parte della sua carriera ha interpretato il ruolo del “belloccio” nelle commedie romantiche, anche se non si è fatto mancare interpretazioni drammatiche di buon livello.

Sempre abbronzato, con i capelli scuri, fisico prestante, bei lineamenti… Diciamo che non gli mancava proprio niente. Tutto questo ben di Dio non fu a completo appannaggio della sfera femminile, infatti l’attore era omosessuale, anche se lo nascose per tutta la vita (ricordiamoci che ammettere la propria omosessualità in quegli anni avrebbe significato non poter più lavorare a Hollywood).

Chi negli anni ’80 era già grandicella (io c’ero già, purtroppo, il che significa che sono… sniff sniff… grandicella anche adesso) si ricorderà sicuramente del grande scalpore che fece la rivelazione dell’attore, quando nel 1985 dichiarò di essere malato di Aids. Fu il primo personaggio famoso a dichiarare pubblicamente di aver contratto il virus dell’HIV, negli anni in cui ancora poco si sapeva di questa malattia, le informazioni erano poche e confusionarie, e soprattutto era considerata la malattia di drogati e omosessuali, o comunque persone che conducevano uno stile di vita dissoluto.

Come già detto, l’attore non rivelò mai la propria omosessualità, che gli sarebbe valsa la carriera, ma a Hollywood comunque le voci giravano, e nel 1955 la rivista scandalistica Confidential scrj162932601isse un articolo in cui veniva insinuata l’omosessualità dell’attore. L’articolo venne acquistato direttamente dalla Universal (ai tempi la casa di produzione sotto cui l’attore era a contratto) per la modica cifra di $10.000, e non venne mai pubblicato. Per porre definitivamente fine a queste voci, nello stesso anno venne organizzato il matrimonio con Phyllis Gates, segretaria dell’attore. I due divorziarono nel 1958.

Nel giugno 1984 l’attore scoprì di aver contratto il morbo dell’Hiv in seguito a una visita dal dermatologo, ma tenne la cosa segreta. Voci sul fatto che fosse malato iniziarono a girare quando l’attore interpretò quello che sarebbe stato il suo ultimo ruolo, nella popolarissima soap Dynasty, che ironicamente era stata una delle pochissime serie televisive di quegli anni a trattare apertamente di omosessualità.

Hudson dimenticava le battute, al punto che era necessario scrivergliele ovunque, ma non fu questo a fare notizia, poiché tutti sapevano che era sempre stato smemorato. Furono il suo aspetto smagrito e i suoi problemi a parlare che misero in agitazione la stampa. Dapprima venne giustificata con anoressia, poi anemia e infine cancro. Ormai la malattia non poteva più essere tenuta nascosta e nel luglio 1985 l’attore emise un comunicato stampa in cui dichiarava la reale natura della sua malattia. In quel momento si trovava a Parigi, dove si recava spesso per essere sottoposto a cure. Il giorno stesso del comunicato, l’ospedale si svuotò per terrore del contagio (e questo la dice lunga sulla conoscenza della malattia negli anni ’80). L’attore ebbe Marc-Christian-MacGinnis-1953-2009-celebrities-who-died-young-36256066-320-234parecchie difficoltà anche per rientrare negli Usa: nessuna compagnia aerea si rese disponibile a ospitarlo a bordo, e dovette acquistare l’intero volo.
Non rivelò la malattia nemmeno al compagno Marc Christian, col quale continuava ad avere rapporti sessuali. Dopo la morte, Christian citò in giudizio gli eredi vincendo una causa di indennizzo milionaria. Morì il 2 ottobre 1985.

 

L’ATTORE GAY E LO STAR SYSTEM

A sessant’anni circa dall’inizio della sua carriera cinematografica, e a più di trenta dalla sua morte, il nome di Rock Hudson rimane più legato alla seconda che alla prima, benché sia stata una delle star più celebri degli anni ’50 e ’60. E in fondo a ragione: la sua importanza di attore costruito a tavolino dalle logiche dello star system di Hollywood, per quanto esemplare, non è paragonabile a ciò che la sua morte ha rappresentato per il superamento della vergognosa disattenzione di cui l’AIDS era vittima sotto l’amministrazione Reagan, e per iniziare un lento processo di rockhundsonrielaborazione culturale della malattia, cioè per ripensare tutta una serie di luoghi comuni e di paure collettive che alla malattia furono associati fin dal suo comparire sulla pubblica scena, nel 1981.

Al momento del suo outing (e non a caso uso questo termine), la stampa si eccitò ancora di, più oscillando con incoerente disinvoltura tra criminalizzazione (per aver nascosto la malattia a chi poteva rimanerne contagiato) e compassione, accuse di ipocrisia (per aver ingannato le sue fan) e sfruttamento indiscriminato dell’immagine dell’attore (uno scatto di Hudson sul letto di morte valeva cifre da capogiro).

I timori che avevano indotto Hudson a tenere segreta la malattia (perdere lavoro e fidanzato) in quegli anni erano più che realistici. Pensiamo cosa avrebbe significato il coming out di Richard Chamberlain se, invece che oggi, a carriera finita, fosse stato fatto nel 1983, quando l’attore era uno degli emblemi della maschia virilità eterosessuale grazie al suo padre Ralph di Uccelli di rovo. Ma il 1983 non era decisamente un buon momento: i mass media avevano

 

scoperto l’AIDS e la popolarità degli omosessuali era al suo minimo9501efd0-4e68-4d77-b68e-60b7d572d10c. storico.

Nonostante il prolungato silenzio, Hudson rimane pur sempre la prima celebrità ad aver rivelato al mondo di essere malato di AIDS. Virile, bianco, ricco e persino repubblicano, non sembrava avere nulla a che fare con gli stereotipi rilanciati con l’epidemia, dimostrando così che in quelle convinzioni, confortate dalle statistiche sulle cosiddette “categorie a rischio”, qualcosa non andava.

E fu un trauma enorme. Non solo perché Hudson era stato famosissimo, ma anche perché era profondamente amato dal suo pubblico e dai suoi colleghi: nonostante qualche problema con l’alcol, tutti lo descrivevano come un uomo buono e generoso. E soprattutto modesto: era consapevole dei suoi limiti di attore e aveva sempre affrontato il suo mestiere con professionalità, senza mai concedersi vezzi divistici. I rotocalchi lo mitizzavano come un uomo semplice, acqua e sapone, i colleghi lo descrivevano come un uomo senza nemici, che era impossibile non amare.

Fu un colpo anche per un altro attore, amico di Hudson, che si era messo a fare il presidente: Ronald Reagan stava a guardare con indifferenza l’AIDS, la malattia dei “froci e dei drogati”, mentre seminava morte, rifiutandosi persino di parlarne in pubblico e di finanziarne la ricerca. I soldi servivano per cose più serie: erano i tempi dello scudo stellare e i russi erano ancora cattivi. Con Hudson la conta dei morti per AIDS nei soli Stati Uniti era arrivata a 6945, ma Reagan sarebbe rimasto a guardarla salire fino a 20894 prima di intervenire.

Altri si mossero al suo posto. Hudson dichiarò che sperava almeno che la sua malattia servisse a far capire la gravità dell’AIDS e a stimolare la ricerca di una cura. Allo scopo donò anche una parte sostanziosa della sua eredità. Che fossero gesti sinceri o mosse studiate per rimettere insieme l’immagine pubblica dell’attore (probabilmente entrambe le cose), poco importa. Il fatto è che il caso Hudson servì, e molto. L’AIDS non era mai stato così al centro dell’attenzione della stampa e la ricerca non aveva mai ricevuto così tanti fondi come allora, grazie a una serie di campagne e di iniziative di beneficenza che partirono proprio da Hollywood, e in particolare da una combattiva amica di Hudson: Liz Taylor.

Molti malati decisero di non nascondersi più, seguendo l’esempio di Hudson. Negli ultimi mesi del 1985 si registrò un aumento del 270% nella copertura della malattia da parte dei media e il governo degli Stati Uniti, che prima del caso Hudson stava programmando un taglio di 10 milioni di dollari al budget già irrisorio destinato alla ricerca sull’AIDS, cambiò idea e invece lo aumentò di 100 milioni di dollari. Come Hudson aveva infine sperato, la sua morte, il 2 ottobre, non fu vana.

QUESTA LA SUA FILMOGRAFIA

1954 Magnifica ossessione (Magnificent Obsession)
1956 Il gigante (Giant – sua unica nomination all’Oscar)
1956 Come le foglie al vento (Written on the Wind)
1959 Il letto racconta (Pillow Talk)
1961 Torna a settembre (Come September)
1964 Lo sport preferito dall’uomo (Man’s Favorite Sport?)
1964 Non mandarmi fiori (Send Me No Flower)
1970 Operazione Crêpes Suzette (Darling Lili)
1980 Assassinio allo specchio (The Mirror Crack’d)
1984 Dinasty

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FONTI: http://www.wikipedia.it

 

Selvaggia

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Questa voce è stata pubblicata il 4 maggio 2018 da in Non tutti sanno che con tag , .

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