Tre libri sopra il cielo

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NON TUTTI SANNO CHE… GRETA GARBO

Oggi per la rubrica NON TUTTI SANNO CHE…parliamo di un’attrice ammantata di mistero e di magnetismo: GRETA GARBO.

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Greta Garbo, la Divina, è stata l’unica, vera leggenda della storia del cinema, muto prima e sonoro poi, la meno diva di tutte. Non fu mai schiava dello star-system hollywoodiano, detestava la pubblicità e la stampa, non concedeva autografi e mal sopportava le interviste, tanto che le ultime sono della fine degli anni ‘20. Fuggiva dai fotografi e dai fans di cui non apriva mai le lettere che le arrivavano a migliaia, non sopportava le prove dei costumi di scena e non le importava niente degli abiti e della moda.

GLI INIZI E IL SUCCESSO

Greta era nata a Stoccolma nel 1905 e nella sua vita interpretò 28 film, dal 1924 al 1941, anno in cui si ritirò per sempre dalle scene, a 36 anni, quando era al culmine della carriera e ancora bellissima.
greta2A quattordici anni la piccola Greta fu costretta ad abbandonare la scuola per via di una grave malattia contratta dal padre e, alla sua morte, la futura attrice si ritrovò in ristrettezze economiche non indifferenti.
Nell’estate del 1922 il regista Erik Petschler entrò nel reparto di modisteria per acquistare dei cappelli per il suo prossimo film. È’ la stessa Greta a servirlo e grazie ai suoi modi gentili e disponibili, i due entrano subito in sintonia. Inutile dire che da subito la Garbo chiese di poter partecipare in qualunque modo a uno dei film del regista, ricevendone un assenso inaspettato e pur di seguire il suo sogno, decise di licenziarsi dal suo impiego comodo e sicuro.

Certo, gli inizi non furono entusiasmanti. Dopo una serie di fotografie pubblicitarie, la sua prima apparizione cinematografica la vide in una modesta parte di “bellezza al bagno” nel film “Peter il vagabondo”, passata praticamente inosservata. Ma la Garbo non si arrende. Si presenta invece all’Accademia Regia di Norvegia con la speranza di passare il difficile test di ingressgreta3o che permette di studiare gratis tre anni di drammaturgia e recitazione. Il provino riesce, entra nell’Accademia e dopo il primo semestre è scelta per un provino con Mauritz Stiller, il più geniale e famoso regista svedese del momento.

Notevolmente eccentrico e trasgressivo, Stiller sarà il maestro e il mentore, il vero e proprio pigmalione che lancerà la Garbo, esercitando una profonda influenza e una altrettanto profonda presa emotiva su di lei. La spiegazione risiede anche nella differenza di età, quasi vent’anni. La giovane attrice è infatti poco più che diciottenne, mentre Stiller ha superato la quarantina. Fra l’altro, risale a questo periodo il cambiamento di nome dell’attrice che, sotto la spinta sempre di Stiller, abbandonò il difficile cognome Lovisa Gustafsson per diventare definitivamente Greta Garbo.

Con il nuovo pseudonimo si presenta a Stoccolma per la prima assoluta, in teatro, di “La Saga di Gosta Berlin”, piéce tratta dal romanzo di Selma Lagendorf, rappresentazione che riscuote un buon apprezzamento da parte del pubblico ma non altrettanto dalla critica. Il solito, vulcanico, Stiller però non si arrende. Decide di farne una prima rappresentazione anche a Berlino dove raccoglie finalmente un consenso unanime. A Berlino Greta è apprezzata da un altro regista, Pabst, che si accinge a girare “La via senza gioia”. Il celebre cineasta le offrì una parte, che rappresentò il definitivo salto di qualità: il film diventerà uno dei classici da antologia del cinema e proietta, di fatto, la Garbo verso Hollywood.

Una volta sbarcata in America, però, si metterà in moto un meccanismo perverso, alimentato soprattutto dai primi film, che tenderà a etichettarla come “femme fatale” e a inquadrare la sua personalità in schemi troppo rigidi. Da parte sua l’attrice chiedeva a gran voce ai produttori di essere svincolata da quell’immagine riduttiva, chiedendo ad esempio ruoli da eroina positiva, incontrando rigide e sarcastiche opposizioni da parte dei tycoon hollywoodiani. Questi erano convinti che l’immagine da “brava ragazza” non si addicesse alla Garbo, ma soprattutto non si addicesse al botteghino (un’eroina positiva, stando alle loro opinioni, non avrebbe attirato il pubblico). Ed è durante questi anni che cresce e si alimenta la leggenda della Garbo, enigmatica sfinge, misteriosa sconosciuta, remota e imperscrutabile.

“Se mi sento osservata – confessò in un’intervista – mi sembra di essere una sciocca che fa le smorfie davanti all’obiettivo, e (…) così viene distrutta ogni illusione, si rompe l’incantesimo della scena che sto vivendo.”

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Aveva imparato con Stiller a tenere il set protetto, a difenderlo dal voyerismo e dall’invadenza. Quando lei recitava, Stiller allontanava tutti, tranne l’operatore e gli attori che dovevano partecipare alla scena e faceva recintare il set con una tenda scura. Queste misure di protezione saranno poi sempre pretese dalla Garbo una volta a Hollywood. Solo le persone indispensabili alla scena erano ammesse nell’area del set. I registi in genere preferivano lavorare davanti alla macchina da presa e non dietro, ma la Garbo esige che se ne stiano ben nascosti al di là della cinepresa. Non ammette nessuno sul set, nemmeno i grandi nomi o i grandi capi della produzione. Appena si accorge che qualche estraneo la guarda smette di recitare e si rifugia nel camerino. Un giorno il produttore Mayer porta sul set di Gran Hotel un importante giornalista della catena Hearst e si nascondono nella cabina del suono: la Garbo li vede, smette di lavorare e abbandona il set; a Mayer che cerca di imbonirla replica: “Io non andrei a spiare quel giornalista, dietro le sue spalle, mentre sta scrivendo un articolo”.

LA DIVINA FUORI DALLO SCHERMO

greta5Com’era dunque la Garbo nella vita di tutti i giorni? Greta era una donna piena di contraddizioni, timida e dispotica, spaurita e temeraria, insicura, influenzabile ma anche risoluta e testarda, che soffriva per la fragilità dei propri sentimenti. In lei c’era il duplice aspetto di dominatrice e dominata, sadismo e masochismo relazionale.

Di lei dicevano: “Non s’interessa di niente e di nessuno in particolare e diventa scorbutica ed egoista, (…) assolutamente incapace di scomodarsi per chicchessia. Sarebbe una compagna asfissiante, querula e piena di tragici rimpianti. È superstiziosa, sospettosa e non sa cosa significhi amicizia. È incapace d’amare.” Diversa la descrizione che fecero di lei alcuni amici: “È intelligente, semplice, senza pose e possiede un gran senso dell’umorismo (…), ciò che affascinava era la sua educazione, la sua cortesia e grande sensibilità“. E ancora: “Era una donna molto intelligente, sensibile, generosa, con un raffinato senso dell’umorismo“. Si diceva che la Garbo facesse imitazioni perfette delle sue colleghe, la Dietrich ad esempio, e che fossero irresistibili.

Greta era diversa dalle altre donne. Non si sposò mai e in lei c’era un lato maschile innato. Vestiva in maniera molto informale, e spesso indossava pantaloni, giacche da uomo, camicia e cravatta, scarpe maschili dal tacco basso.
Creò lei “la moda-Garbo” che influenzò tutte le donne della sua epoca. Quando Greta e Mercedes dgreta6e Acosta, poetessa e scrittrice ispano-americana ma soprattutto grande seduttrice, furono fotografate sull’Hollywood Boulevard in pantaloni, scoppiò uno scandalo! Il suo fisico era femminile, eppure ambiguo.

Parlava di se stessa in prima persona, come se fosse un uomo (“Quando ero un giovanotto”, “Oh, che uomo bizzarro sono“) e i suoi amici più intimi in privato la chiamavano Harry o Gurra, che era il diminutivo di Gustav. Questa confusione di generi nei suoi discorsi e nel suo abbigliamento alimentò voci di una presunta diversità sessuale, amplificata anche dai numerosi ruoli maschili che avrebbe voluto interpretare: Amleto, S. Francesco, Dorian Gray (con Marilyn Monroe nella parte di una ragazza giovane sedotta da Dorian). L’attrice non ammise mai pubblicamente di essere legata sentimentalmente a qualcuno, alimentando così voci e pettegolezzi di ogni tipo. Nemmeno dopo la sua morte i biografi sono riusciti a dissipare o a confermare i dubbi che ancora circondano questi aspetti della sua vita.

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LA DIVINA PRIVATA

Pare certo che la Garbo abbia avuto per amanti sia uomini che donne, secondo quanto si legge in autobiografie, ricordi e testimonianze di personaggi come Zsa Zsa Gabor e Luise Brooks, che hanno raccontato di certe avances non equivocabili. La fonte principale, tuttavia, del presunto lesbismo della Garbo è costituita dalle memorie di Mercedes de Acosta, ricca ereditiera ispano-americana che faceva parte della élite lesbo-chic di Hollywood, il cosiddetto “Circolo del cucito” che comprendeva anche bisessuali come Marlene Dietrich, Maria Huxley, Tallulah Bankhead e greta8Salka Viertel.

Negli ambienti lesbici Mercedes si vantava delle sue relazioni con la Garbo, la Dietrich e Isadora Duncan. Quest’ultima scrisse per lei una poesia erotica (“I miei baci sono come api che volano tra le tue gambe”) e l’attrice russa Alla Nazimova la preferì a Rodolfo Valentino; Marlene Dietrich la corteggiò con mazzi di tulipani e, quando lei glieli rimandò indietro dicendo che avevano una forma troppo fallica, cercò di farsi perdonare spedendole due volte al giorno rose rosa, con lo stesso messaggio: “Il nostro amore sarà eterno”. L’attrice anglo-danese Eva Le Gallienne le scrisse migliaia di lettere d’amore e con Eleonora Duse ebbe un flirt, suscitando molte gelosie. Mercedes de Acosta, celebre poetessa e sceneggiatrice della Hollywood anni Trenta e Quaranta, non nascondeva certo le sue preferenze e fece impazzire di passione le dive più belle e irraggiungibili del suo tempo. Allora la parola omosessualità non era pronunciabile in pubblico, ma lei frequentava i cocktail più esclusivi di New York e Los Angeles per vantarsi: “Riuscirei a rubare qualsiasi donna a qualsiasi uomo”. E quando Truman Capote le rispondeva di dimostrarlo, lei lo gelava: “Chiedi a mio marito. Perfino durante la nostra luna di miele mi sono portata dietro un’amica”.  Altri tempi.

E così nel 1931 la sua love story più importante venne consumata in un isolato chalet di montagna della Sierra Nevada, sei settimane e mezzo di delirio dei sensi e dello spirito, protette dalla discrezione delle major hollywoodiane. Al fianco di Mercedes de Acosta c’era la diva più enigmatica del cinema: Greta Garbo. Alcune fotografie color seppia ricordano quei giorni felici di “assoluta perfezione e di armonia con la natura intorno a noi”, come scrisse Mercedes. Sono immagini delle due donne, nude, ai bordi di un lago. greta9

Oggi la de Acosta è un personaggio dimenticato, ma allora era molto influente a Hollywood, ecco perché la Garbo e la Dietrich, assieme ad altre ragazze ambiziose, si lasciarono sedurre. Poi, quando iniziarono a non aver più bisogno di lei, entrambe cercarono di prenderne le distanze. Nel 1932 Greta e Mercedes vivevano insieme a Los Angeles, ma già la relazione scricchiolava. La grande diva, crudele e perfida, tormentava la sceneggiatrice di origine spagnola con dispetti e battute, facendosi rincorrere da un set all’altro e dicendole di essere una nullità, rimproverandole l’insuccesso di alcune sceneggiature scritte per lei.

Anita Loos, autrice di “Gli uomini preferiscono le bionde”, raccontò in una lettera: “La storia tra Greta e Mercedes è incredibile. Tra le due ci sono battaglie continue e a un certo punto la Garbo ha sbattuto la porta senza nemmeno dirle ciao; Mercedes l’ha inseguita a New York, ma non è riuscita a farsi ricevere”. Altri dissero: “Avrebbe accettato di fare la schiava. Mercedes avrebbe accettato di fare la schiava della Garbo”. Il fatto è che Greta non voleva essere amata. Aveva già iniziato la sua fuga dal mondo e dalla realtà. Così l’amore finì. E quando Mercedes, a corto di soldi, scrisse un’autobiografia citandola, Greta le tolse il saluto. Il fatto che il libro avesse venduto sì e no 2 mila copie non rendeva meno grave il “tradimento”. E Mercedes? Si consolò con Marlene Dietrich.

L’ angelo azzurro, dopotutto, la pensava come lei: “Faccio l’amore con chiunque mi piace. Non mi interessa se è donna o uomo”. greta10

Per conoscere Greta bisogna conoscere il Nord. Perché non puoi che definire nordico il suo carattere introverso. Per conoscerla bisogna conoscere, ma profondamente, vento, pioggia e oscuri meditabondi cieli“. Così Mercedes de Acosta descrisse la divina.

Greta Garbo muore a 84 anni, il 15 aprile 1990, è domenica, il giorno di Pasqua. Al New York Medical Center, a Manhattan, il portavoce dell’ospedale non fornisce altri particolari. Così aveva raccomandato Greta, riservata anche nella morte. La notizia esplode nel mondo: programmi radio e televisivi vengono interrotti per annunciarla. Il giorno dopo le pagine dei quotidiani italiani e stranieri sono invasi dai servizi sulla Divina. Fellini la definì “Fata severa” e Fondatrice di un ordine religioso che si chiama Cinema”.

Ecco la sua filmografia:

Gosta Berlin Saga.(La saga di Gosta Berlin) 1924, muto. Regia di Mauritz Stiller
Die Freudlose gasse (La via senza gioia) 1925, muto. Regia di G. Wilhelm Pabst
The Torrent (Il torrente) 1926, muto. Regia di Monta Bell
The Temptress (La tentatrice) 1920, muto. Regia di Fred Niblo
Flesh and the Devil (La carne e il diavolo) 1927, muto. Regia di Clarence Brown
Love (Anna Karenina) 1927, muto. Regia di Edmund Goulding
The Divine Woman (La Divina) 1928, muto. Regia di Victor Siostrom (perduto)
The Mysterious Lady (La donna misteriosa) 1928, muto. Regia di Fred Niblo
A Woman of Affairs (Destino) 1929, muto. Regia di Clarence Brown
Wild Orchids (Orchidea selvaggia) 1929, muto. Regia di Sidney Franklin
The Single Standard (Donna che ama) 1929, muto. Regia di Jonh S. Robertson
The Kiss (Il bacio) 1929, muto. Regia di Jacques Feyder
Anna Christie 1930, parlato. Regia di Clarence Brown; Versione in tedesco, Regia di J.
Feyder Romance (Romanzo) 1930, parlato. Regia di Clarence Brown
Inspiration (La modella) 1931, parlato. Regia di Clarence Brown
Susan Lenox, her Fall and Rise (Cortigiana) 1931, parlato. Regia di Robert Z. Leonard
Mata Hari 1932, parlato. Regia di George Fitzmaurice
Grand Hotel 1932, parlato. Regia di Edmund Goulding
As You Desire Me (Come tu mi vuoi) 1932, parlato. Regia di George Fitzmaurice
Queen Cristina (La Regina Cristina) 1933, parlato. Regia di Rouben Mamoulian
The Painted Veil (il velo dipinto) 1934, parlato. Regia di Richard Boleslawski
Anna Karenina 1935, parlato. Regia di Clarence Brown
Camille (Margherita Gauthier) 1937, parlato. Regia di George Cukor
Conquest (Maria Waleska) 1937, parlato. Regia di Clarence Brown
Ninotchka 1939, parlato. Regia di Ernest Lubitsch
Two Faced Woman (Non tradirmi con me) 1941, parlato. Regia di George Cukor

 

 FONTIhttp://www.wikipedia.it

http://www.biografineonline.it

 

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Questa voce è stata pubblicata il 9 maggio 2018 da in Non tutti sanno che con tag , .

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