Tre libri sopra il cielo

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RECENSIONE IN ANTEPRIMA: “LA STATUA DI SALE” di Gore Vidal – 28 Giugno 2018

TITOLO: La statua di sale
TITOLO ORIGINALE: The city and the pillar
AUTORE: Gore Vidal
TRADUZIONE: Alessandra Osti
CASA EDITRICE: Fazi Editore
GENERE: Narrativa qlgbt
EBOOK: Si – anche cartaceo
PAGINE: 201
PREZZO: € 7,99 su Amazon
DATA USCITA: 28 Giugno 2018
LIVELLO DI SENSUALITA’: Basso
LINK PER L’ACQUISTOLa statua di sale

TRAMALa statua di sale è la storia di Jim Willard, figlio “normale” di una famiglia della media borghesia del Sud: bello, atletico e schivo. E innamorato del suo migliore amico. Dopo un weekend d’amore insieme a lui, Jim trascorrerà molti anni ricercando Bob ostinatamente, e nel frattempo nessuno dei suoi amanti riuscirà ad avere il suo cuore: né Ronald Shaw, corteggiatissimo divo di Hollywood, né Paul Sullivan, scrittore giramondo, né Maria, affascinante ereditiera dalla quale Jim è inutilmente attratto. Fino all’incontro finale con Bob, l’amore della sua giovinezza, che riserva un potente colpo di scena.

L’AUTORE: Nel 1947 Gore Vidal era un giovane di ventidue anni, già apprezzato dalla critica per Williwaw, un romanzo di guerra. Lanciato sulle orme del nonno verso una brillante carriera politica, si trovò a un bivio: aveva finito di scrivere The City and the Pillar – tradotto con La statua di sale per rispettare la citazione del passo di Lot dalla Genesi –, un romanzo dichiaratamente omosessuale. Con questo romanzo Vidal scandalizzò l’America, suscitando reazioni isteriche. Il suo editore newyorchese, E.P. Dutton, lo odiò. Un vecchio editor gli disse: «Non sarai mai perdonato per questo. Tra vent’anni ti attaccheranno ancora». Il «New York Times» rifiutò di pubblicizzare il libro, nessun giornale americano lo recensì e «Life» (che l’anno prima aveva fotografato Vidal in uniforme accanto alla sua nave) lo accusò di aver fatto diventare omosessuale la più grande nazione del mondo. In poche settimane il libro divenne un bestseller.

È stato l’ultimo grande intellettuale americano. Straordinario saggista e polemista, ha sempre svolto un ruolo di testimone scomodo della vita americana. Nel 1993 ha vinto il National Book Award per la raccolta di saggi United States: Essays 1952-1992. Amante dell’Italia, che ha sempre considerato una seconda patria, ha vissuto tra Los Angeles e Ravello, sulla costiera amalfitana.

 

La Statua di Sale di Gore Vidal, che ho letto in veste rinnovata grazie a Fazi Editore, vede per la prima volta la luce nel 1949 e successivamente viene riscritto dallo stesso autore e pubblicato nuovamente nel 1965. Il libro è dedicato a JT, Jimmie Trimble, primo amore di Vidal, morto prematuramente durante la guerra.

Come è facile immaginare questo libro scandalizzò non poco l’opinione pubblica ma anche l’editore stesso, che ne rimase sconvolto, e i maggiori quotidiani che si rifiutarono anche solo di parlarne. Le stesse persone vicine a Vidal gli diedero del pazzo per aver osato scrivere, e soprattutto pubblicare, un romanzo sull’amore omosessuale, che all’epoca rappresentava un argomento scabroso da evitare e l’omosessualità in generale era ritenuta una malattia mentale, una deviazione pericolosa che potesse infettare chi stava vicino a queste persone. Vidal invece, con questo romanzo, intende spezzare questo schema fatto di pregiudizi e stereotipi mostrando due uomini qualunque senza considerarli strani o addirittura malati.

“Fino a quel momento, i romanzi americani sulle ‘Inversioni Sessuali’ avevano trattato di travestiti o di ragazzi solitari e cerebrali che avevano contratto matrimoni infelici e si struggevano per i marine. Io ruppi quello schema.”

Eugene Luther Gore Vidal (vero nome dell’autore) scrisse The city and the Pillar – titolo originale che è stato poi adattato – dopo Williwaw, un romanzo di guerra, con cui decise di scandalizzare l’America attirando le ire su di sé e suscitando reazioni di profondo sdegno. Contro ogni più infausta previsione però il romanzo di Vidal divenne un vero e proprio Best Seller che ancora oggi, quasi settanta anni dopo, rimane ancora molto attuale.

Il romanzo racconta, con uno stile e un linguaggio inaspettatamente moderno, la vita di Jim Willard, figlio della media borghesia e di una famiglia non propriamente entusiasta della vita. Un padre autoritario che ha occhi solo per la figlia femmina, l’unica a incarnare l’ideale, non ben precisato, del padre e una madre succube del volere del marito, che finisce per odiarlo e sentirsi più che sollevata nel giorno della sua dipartita. Jim rimane, nella sua famiglia, l’elemento estraneo, diverso, colpevole di non volere le stesse cose a cui anelano tutti, come il matrimonio, e di essere di bell’aspetto, a differenza di tutta la sua famiglia descritta dallo stesso protagonista come grigia e un po’ smorta.

Il libro inizia col raccontare l’amicizia di Jim con Bob Ford, suo coetaneo, che culmina in un fine settimana di passione velatamente accennata e che altrettanto rapidamente ha la sua fine con l’arruolamento di Bob. Jim invece, alla ricerca di emozioni che gli permettano di dimenticare l’attrazione verso il suo amico, viaggia per il mondo, collezionando avventure e relazioni con personaggi eccentrici; relazioni però che lo lasciano sempre con la sensazione che nessuno sarà all’altezza del sentimento provato con Bob, rendendo quelle persone solo dei pallidi sostituti.

Il libro ha una struttura circolare in quanto all’inizio troviamo Jim adulto che ripensa al suo rapporto con Bob, alle sue avventure, alle relazioni che ha avuto con altri uomini e donne, e il suo ritorno a casa dopo sette anni in cui finalmente ritrova Bob ma si accorge, e noi con lui, che Jim aveva idealizzato quel rapporto rendendolo molto più importante e profondo di quello che veramente era.

Il romanzo ha uno stile semplice e asciutto, e proprio nella sua schiettezza risiede la bellezza di questo libro; il linguaggio è diretto, senza fronzoli e riesce a essere attuale nonostante sia stato scritto così tanti anni fa.

Come dicevo una struttura circolare perché alla fine ritroviamo il Jim adulto, il Jim che affoga nell’alcool la colpa di cui si è macchiato e che rappresenta il punto di rottura della sua vita.

C’è da dire che la prima versione pubblicata aveva un finale d’impatto e molto scioccante perché ritrovando Bob, sposato e quasi indifferente ai patimenti d’animo dell’altro, Jim lo strangola mettendo fine a quella storia mai veramente iniziata, che però aveva influenzato così tanto il protagonista; in questa versione, che è quella riscritta, il finale è molto diverso ma altrettanto drammatico e lascia una sensazione di amarezza e anche di incompiutezza, sentimento generale che avvolge il protagonista per tutto il libro.

È stato un romanzo rivoluzionario e scandaloso per l’epoca in cui è stato scritto e lo consiglio assolutamente.

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 22 giugno 2018 da in narrativa, Recensione con tag , , , .

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