Tre libri sopra il cielo

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RECENSIONE: “IL BACIO DEGLI OPPOSTI” di Armando Pirolli – 16 Ottobre 2018

TITOLO: Il bacio degli opposti
AUTORE: Armando Pirolli
CASA EDITRICE: Lupi Editore
GENERE: Narrativa
PREZZO: € 2,99 su Amazon (disponibile su Ku)
EBOOK: Si
PAGINE: 158
DATA USCITA: 16 Ottobre 2018
LIVELLO DI SENSUALITA’: Assente
LINK PER L’ACQUISTO: IL BACIO DEGLI OPPOSTI

TRAMA Dedicato tutte le persone che sfidano il mondo per amore, non esiste ragione che possa giustificare la rinuncia alla felicità.
Non esiste nessun medico e nessuna medicina per curare l’amore, ma per l’omofobia sì.
Chi ama è vivo, chi è se stesso non è marcio dentro. La vita in fondo è un viaggio, un ricordo, un’opportunità, un’occasione, la vita è un attimo e di quell’attimo bisogna  cercare di farne un capolavoro. Ci proviamo?

 

Il bacio degli opposti è la storia di Giacomo, che incontriamo sul finire degli anni ’80 del secolo scorso, sedicenne, e che lasciamo all’incirca ai giorni nostri, adulto ormai da tempo.

Giacomo, nato in paesino vicino Napoli, orfano del padre in giovane età, è omosessuale e, come tale, si vede opposto al concetto di normalità predominante, che impone, in base al genere di appartenenza con cui si nasce, ruoli, atteggiamenti e sentimenti già definiti e che concepisce come anomalo, deviato, osceno tutto ciò che vi si discosta.

Giacomo vuole solo poter vivere liberamente il proprio sentire, poter essere compreso e accettato al di là di stereotipi e preconcetti e, purtroppo, la realtà in cui si trova a vivere non è pronta a concederglielo. A scuola è vittima degli sberleffi dei compagni e la sua famiglia lo considera malato, motivo di imbarazzo, da sopportare e, se e quando possibile, allontanare.

Il racconto vero e proprio si dipana dal momento in cui Giacomo abbandona la scuola e si mette in cerca di un lavoro che possa affrancarlo dal vivere in una famiglia che sempre più lo tratta da reietto, ricerca che lo condurrà verso una vera e propria discesa agli inferi. Nessuna bruttura, crudeltà, orrore che può accadere ad adolescenti soli al mondo, privi del supporto di una rete familiare o amicale e di ogni mezzo di sostentamento, viene risparmiata al nostro protagonista.

Sarà solo grazie al gesto di un senzatetto, da qualcuno altrettanto dileggiato e oltraggiato dal destino, che arriverà, finalmente, la possibilità per Giacomo di risalire dall’abisso in cui si era trovato catapultato, a causa della giovane età e inesperienza.

Non è un romanzo che si legge facilmente. Tutto è narrato attraverso il protagonista, di cui conosciamo sentimenti, riflessioni e giudizi, aspirazioni e ambizioni; i dialoghi sono pochi, pochissimi, per di più resi difficoltosi da una punteggiatura non precisa.

È una lettura, dunque, poco dinamica, durante la quale seguiamo, volenti e nolenti, il brulicare dei pensieri e dei sentimenti di Giacomo, a cui vengono alternate descrizioni di ambienti, di panorami o di attività che, spesso, più che aiutare il racconto lo appesantiscono.

Giacomo è l’unico personaggio che viene approfondito, a cui l’autore ha cercato di dare un’anima, tutti gli altri rimangono solo ombre, con il mero ruolo di essere carnefici o salvatori, senza sfumature e vie di mezzo. Forse l’unica che assume una connotazione umana è Florinda, madre di colui che diverrà compagno e, poi, marito, di Giacomo o forse sono io che gliela ho voluta attribuire, avendo trovato orrenda la madre del protagonista, nonostante, durante il racconto, Giacomo cerchi di nobilitarla.

Immagino che Giacomo agli occhi dell’autore dovesse essere l’incarnazione di tutti coloro che non incasellandosi perfettamente nel puzzle di regole, comportamenti e dettami ritenuti normali, si trovano emarginati, abbandonati, in balia di ogni evento e che, nonostante ciò, riescono a essere forti e cercano, in ogni angolo, il motivo, sia esso persona, cosa o umano sentire, per continuare a vivere. Giacomo, ritengo, dunque, deve essere l’emblema della speranza, della rinascita, del credere che, sempre, comunque e nonostante, la vita vada vissuta, tributandole tanto delle aspirazioni e desideri giovanili, ma mai cedendole l’essenza vera del nostro essere e sentire.

Giacomo, però, non crea empatia, almeno per me. Come lettrice mi sono trovata atterrita di fronte alle cattiverie, ai soprusi, alle violenze subite dal protagonista, perché so che non appartengono al solo mondo della narrazione, ma non ne sono stata coinvolta. Ero il lettore inorridito, ma consapevole che tutto era finzione, così come, quando finalmente a Giacomo viene concessa un po’ di pace e la possibilità di conoscere qualcosa e qualcuno di bello e positivo, ho tirato un sospiro di sollievo, senza però gioirne.

Il romanzo è come se fosse stato sviluppato su due piani, uno troppo analitico e l’altro troppo superficiale, un amalgama, purtroppo non riuscito, di sentimenti e di fatti che dovrebbero intrecciarsi senza riuscirci, forse anche a causa di una scrittura non scorrevole e piuttosto prolissa.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 febbraio 2019 da in narrativa con tag , , , .

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