Tre libri sopra il cielo

Blog dedicato alla letteratura M/M e Lgbt in tutte le sue sfaccettature

RECENSIONE: “SUGAR BABY” di Sonja Kjell – 1° Aprile 2019

TITOLO: Sugar Baby
AUTORE: Sonja Kjell
CASA EDITRICE: Self Publishing
GENERE: Contemporaneo
E-BOOK:
PAGINE: 181
PREZZO: € 2,99  su Amazon
USCITA: 1° Aprile 2019
LIVELLO DI SENSUALITA‘: Medio Alto
LINK PER L’ACQUISTO: Sugar Baby
 

TRAMA: Lavorare in un nightclub come spogliarellista non è mai stata l’aspirazione di Elliot, eppure è quello che sta facendo da ben due anni. Quando anche quella carriera arriva al capolinea, il suo salvatore arriva a prestargli una giacca e a proporgli un nuovo impiego: lavorare come sugar baby. È una pessima idea, ma Elliot è un maestro nell’accettarle. 
Lavorare per Shawn è facile, fin troppo. Riuscire a non innamorarsi di lui, invece, è una bella gatta da pelare.

 

I gap, le differenze sociali, professionali, culturali o più semplicemente situazioni in cui alcuni personaggi risultano subalterni e in qualche modo più indifesi rispetto ad altri, sono argomenti che possono piacere o meno ma che sono sempre più frequenti anche nei romance MM.

Personalmente sono temi che mi piacciono molto perché rendono la storia spesso più problematica, più complessa, con un livello più tortuoso per arrivare a un happy ending ma anche perché, specialmente quando è presente una grande differenza di età, si risveglia il “mito dell’eroe”, quella persona in grado di salvarne un’altra in virtù del proprio status sociale e della propria esperienza di vita.

In particolare la dualità Escort/Cliente è uno dei temi che sono stati affrontati maggiormente, fino a poco tempo fa solo nei romance FM, ma che si è modernizzato velocemente facendo la sua comparsa anche quando i protagonisti sono due uomini.

È proprio per questa appartenenza a un sottogenere che amo molto trovare nelle mie letture che mi aspettavo forse qualcosa in più da questo libro, con dei personaggi maggiormente di spessore, e invece purtroppo non sono riuscita ad apprezzarlo fino in fondo per tutta una serie di motivi.

I personaggi principali, Elliot, lo Sugar Baby e Shawn, lo Sugar Daddy non sono riusciti a coinvolgermi pienamente, complice una scelta narrativa poco incisiva che hanno reso la prima parte un po’ lenta e macchinosa, e poco coinvolgente.

Elliot è un ragazzo povero, come lui stesso ripete spesso, che da un paio d’anni fa lo spogliarellista in un locale non esattamente chic e il suo aspetto, dal fisico magro e quasi adolescenziale, ha sempre attirato l’attenzione di uomini che cercavano ragazzi minuti e non proprio virili. Elliot però sa che il suo tempo come spogliarellista sta volgendo al termine perché non riesce più a essere un’attrazione abbastanza interessante da attirare nuovi clienti, e un nuovo lavoro, quello appunto di Sugar Baby, gli capita all’improvviso, da parte di una persona che fino a quel momento credeva essere un semplice cliente del locale.

Shawn, il cliente che gli offre il lavoro e l’altro protagonista, si rivela essere un vero gentiluomo, a dispetto proprio della sua offerta lavorativa abbastanza insolita, e per Elliot diventa un “lavoro” da sogno.

Il personaggio che ha sicuramente meglio incarnato il suo ruolo, con un approfondimento maggiore e una caratterizzazione un po’ più elaborata, è soprattutto Elliot, di cui possiamo seguire minuziosamente tutti i pensieri.  La narrazione affidata esclusivamente a lui però lo rende, specialmente nella prima parte, un po’ pedante e ripetitivo, e non riesce a dare un vero contributo alla storia ma complessivamente rimane il personaggio più coerente, e anche ovviamente più presente.

Il personaggio di Shawn è quello che ho apprezzato meno proprio per la sua vena un po’ troppo pacata, così tranquilla, quasi sommessa e che non riesce a risaltare nel ruolo di Sugar Daddy, ma sembra seguire la scia di Elliot senza avere una caratterizzazione ben precisa. È un personaggio che rimane sullo sfondo, che non risalta, che non ha una presenza scenica definita e nella prima metà del libro è totalmente offuscato dall’altro protagonista, riuscendo a imporsi un po’ di più solo alla fine.

Mi è mancato un approfondimento maggiore proprio per il suo personaggio, un personaggio che ha una storia dietro a cui però non si dà la giusta importanza, e che rimane un po’ sottotono rispetto alla sua controparte.

Più in generale ho sentito la mancanza di mordente in questa storia, come una sensazione di trattenimento e di poca spontaneità, con i personaggi che sembrano legati da un filo invisibile e che non permette loro di lasciarsi andare.

Mi è piaciuta la svolta finale, una sorta di colpo di scena che movimenta tutta la storia e smuove anche i personaggi, risvegliandoli e dandogli un po’ di carica. Una storia che non sono riuscita ad apprezzare pienamente ma che, come al solito, vi consiglio di leggere per farvi una vostra personale opinione.

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 15 aprile 2019 da in Contemporaneo, Recensione, Romance con tag , , .

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