Tre libri sopra il cielo

Blog dedicato alla letteratura M/M e Lgbt in tutte le sue sfaccettature

ARTE E CULTURA… CHEM SEX

 

Buongiorno amici e amiche di Tre Libri Sopra il Cielo, questa settimana parliamo di teatro e dello spettacolo “The Chemsex Monologues” andato in scena per la prima volta al Dragonflies di Londra nel 2016. Ma prima di parlarvi dello spettacolo teatrale cercherò di spiegarvi, per chi non lo sapesse, cos’è il Chem Sex.

Essendo un argomento molto delicato, e che secondo me meritava un approfondimento, la rubrica sarà divisa in due parti.

Buona lettura.

 

Il Chem Sex nasce a Londra all’inizio del Nuovo millennio nel mondo Msm – Men who want to have sex with men, ossia uomini che cercano sesso con altri uomini. Per Chem Sex si intendono feste private in cui gruppi di ragazzi, tendenzialmente gay ma è facile trovare anche uomini etero, si incontrano per consumare droghe per facilitare il sesso e aumentarne la durata. Il Chem Sex è distinto dall’uso di droghe che in seguito porta all’attività sessuale, il Chem Sex è l’assunzione di droghe e determinati farmaci al fine di fare sesso.  Per alcuni praticare Chem Sex è un’attività principalmente edonistica e aproblematica, non molto diversa dal perdersi tra un after e l’altro durante il weekend, per altri invece può diventare una forma di dipendenza che mette in crisi il rapporto con sé stessi e con gli altri, e allo stesso tempo facilita la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili perché i rapporti molto spesso sono non protetti.

Le sostanze assunte durante le feste sono principalmente GHB, definita comunemente “droga dello stupro”, coca basata, mefedrone, crystal meth e il PV ovvero l’MDPV, un empatogeno con effetti che ricordano un misto tra MDMA e speed. Queste sostanze, soprattutto se assunte in combinazione, rilassano ed eccitano allo stesso tempo in modo da rendere il sesso anale più facile e meno doloroso, inoltre le droghe ostacolano l’orgasmo ma rendono le persone molto eccitate, tenendole sveglie e in cerca di incontri per periodi molto lunghi, dalle 24 ore ai tre giorni. Durante il Chem Sex si ricorre anche al Viagra perché uno degli effetti collaterali di queste sostanze è quello di inibire l’erezione e molto spesso durante le feste si utilizzano cock ring e sex toy, oppure si apre Grindr in cerca di qualcuno in grado di mantenere l’erezione.

La pratica del Chem Sex è rischiosa perché immette nel corpo una serie di sostanze che possono rallentare e accelerare il battito cardiaco, possono creare dipendenza e, dato che sono illegali, è impossibile essere sicuri di ciò che contengono. Inoltre, come ho già detto, l’uso di droghe rende più inclini al sesso non protetto e il rischio non è necessariamente quello dell’Hiv, spesso i partecipanti utilizzano il PrEP come strumento di prevenzione, mentre c’è un forte rischio di contrarre altre malattie a trasmissione sessuale.

In altre parti dell’Europa il tema è trattato da diversi anni, mentre in Italia il Chem Sex è ancora piuttosto sconosciuto, sia nell’opinione pubblica che all’interno della stessa comunità LGBTQ. I media italiani ne hanno parlato in occasione di episodi di cronaca come il caso Varani.

 

Qui sotto troverete delle testimonianze trovate durante le mie ricerche, testimonianze che a tratti fanno quasi paura.

Mario, 35 anni, frequenta i circuiti milanesi di Chem Sex da molti anni e dice: “Ci si ritrova in gruppi che possono andare dalle tre alle venti persone. A volte si continua anche per più di tre giorni: si va avanti finchè si regge, con i soldi e con le forze. Fino a una decina d’anni fa c’erano i cosiddetti chill, ci si vedeva a casa di qualcuno dopo le serate e si faceva sesso tutti insieme. Ma ora è la componente droga a essere predominante. Si passa il tempo prevalentemente nudi, ma non è proprio un’orgia. Le situazioni possono essere più o meno spinte a livello di fetish, ma la costante è la ricerca di droghe e di gente. Tutto gira intorno all’attesa: l’attesa di trovare qualcuno su Grindr, l’attesa di mandare le foto, l’attesa che porti qualcosa, l’attesa che arrivi il pusher, l’attesa di poter rifare un giro di G. Sulle app chi cerca Chem Sex si riconosce facilmente perché usa nomi in codice come chem sex now, chmsx, kmsx4u. Il sesso, comunque, è non protetto anche tra sconosciuti. Se uno chiede il preservativo viene messo da parte. Ormai è molto diffuso in Italia ed è praticato dalle persone più insospettabili. A Milano, in particolare, è diffusissimo. Di solito ci si incontra alle serate frequentate dal carrozzone dei ragazzi del circuito dei party italiani ed europei. Puoi trovare il neolaureato alla Bocconi, lo spacciatore nordafricano, il personal trainer, l’infermiere 50enne che smette giusto in tempo per il turno, il maestro delle elementari e il visual merchandiser in malattia da cinque mesi. Io mi sono allontanato da questi circuiti perché voglio riprendere in mano alcune priorità. Ma non credo di voler smettere. Ho solo capito di avere esagerato, e vorrei avere di nuovo la situazione sotto controllo”.

Giulio Corbelli, vicepresidente della onlus Plus di Bologna, che si occupa di persone LGBTQ sieropositive racconta: “Io sono un consumatore, pratico Chem Sex e non ho sviluppato nessun tipo di problematicità. Anzi, per una certa nicchia gay si tratta di un vero e proprio rituale sociale, un modo per entrare in contatto con altre persone. Le feste hanno spesso delle dinamiche ritualizzate precise: la parte in cui si comincia, la lenta salita delle droghe, il sesso, le pause, le chiacchiere per conoscersi. Una volta a una festa un ragazzo si è sentito male dopo aver assunto troppo GHB, io mi sono preso cura di lui e poi lui si è aperto con me raccontandomi i suoi problemi con la coca basata. Con Plus abbiamo fatto un’indagine su un campione di 500 persone, ed è emerso che il 70-80 percento di chi fa Chem Sex non ha problemi di dipendenza. Io non avrei un approccio troppo allarmistico in proposito, rischia di andare a discapito di chi fa uso, che potrebbe venir subito additato socialmente come drogato. Per quanto riguarda la questione del sesso non protetto, invece, direi che non è una prerogativa del Chem Sex. Purtroppo succede in molti altri contesti, e penso sia ingiusto collegare troppo le due cose. Sono andato anche a feste in cui si faceva sesso protetto, con preservativi, guanti e tutti, ma certo non sono la maggioranza”.

Diego, oggi 25 anni, all’età di 18 anni si trasferisce a Londra dopo essere stato cacciato di casa dal padre e racconta a Vanity Fair i mesi in cui ha frequentato i Chem Sex londinesi, città dove i party sono frequentati e diffusi: “Frequentavo una discoteca famosa, che si chiama Gay. Una sera avevo bevuto un po’, ero brillo e avevo voglia di fare festa. Ho incontrato una ragazza e abbiamo cominciato a socializzare. Poi si erano fatte le 5, il sonno iniziava a farsi sentire e l’effetto dell’alcool scemava. Eravamo in fila al bagno e ho detto, per scherzare, “Ci vorrebbe una botta di cocaina”. Lei si è girata verso di me e mi ha offerto il Meth, una droga molto diffusa a Londra perché più economica della cocaina ma forse anche più “efficace”: ho aspirato e mi sono sentito elettrizzato, eccitato. C’era anche un altro ragazzo e mi hanno invitato a un party in casa, un festino di quelli che chiamano chill out. Il chill out è una festa a base di droga dove ho provato di tutto, ogni tipo di sostanza stupefacente. Era in una bella casa, e c’era anche un dj, un ragazzo che si era portato in impianto audio. Siamo rimasti lì fino alle 20 del giorno dopo, a ballare, drogarci e fare sesso. Ho visto di tutto, ricordo di un ragazzo che si credeva un animale e si metteva a quattro zampe, abbaiava. Un’esperienza che mi affascinava e mi spaventava. Ci sono tornato, sono diventato dipendente dal Meth e per me ogni weekend iniziava il giovedì e finiva la domenica. Usavo anche una droga che faceva venire voglia di fare sesso: il GHB, la droga dello stupro. La compravo per 5 o 6 sterline, costava meno dell’alcool. Il mix di droghe mi faceva provare pulsioni sessuali pressanti, addirittura verso persone dell’altro sesso nonostante io sia omosessuale. I party erano frequentati da etero, gay, ragazzi apparentemente tranquillissimi e li ho frequentati per alcuni mesi. Nel frattempo sono dimagrito 15 chili. Sono tornato in Italia e, a Milano, sono riuscito a trovare il Meth. Ho continuato con i festini fino a Capodanno 2012, ad un certo punto mi sono guardato attorno e ho visto gente buttata a terra, in stato quasi comatoso. Poi uno mi ha messo le mani al collo, ho percepito una sensazione di pericolo e ho deciso di smettere. Spendevo 200 o 300 euro a weekend, ci si dimentica di bere, di mangiare e il corpo sembra non esistere più. Ci si desensibilizza”.

Alessio, oggi 30 anni, da oltre cinque non assume più stupefacenti e ha condiviso con TPI la sua storia: “Ho cominciato a fare uso di sostanze da adolescente, ancora prima di finire il liceo: in discoteca, per divertirmi con gli amici. A un certo punto, però, ballare mi annoiava, così ho accettato l’invito a un party Chem Sex. Londra ha dato il via al Chem Sex, ma la principale piazza europea per reperire le sostanze che si usano in questi raduni oggi è Milano. Ci si incontra via chat, poi si organizza a casa di qualcuno. Si può fare in gruppi di due o tre, ma ad alcuni eventi partecipano anche 15 persone. Di solito, un paio di loro si conoscono già. Per il resto sono sconosciuti. Certe feste continuano per giorni, si ricorre alle droghe per fuggire dalle pressioni sociali che si subiscono quotidianamente in quanto minoranza, quelle che in letteratura scientifica sono definite minority stress, ma in molti casi è l’omofobia interiorizzata che spinge a questi comportamenti. Se sei tu il primo a non accettare le tue inclinazioni sessuali, ad autoimporti standard assurdi di presunta mascolinità, le sostanze possono aiutarti a vivere la tua sessualità senza pensieri. Amplificano tutto, anche il piacere sessuale. Danno sensazioni estremamente intense, è inutile negarlo, altrimenti la gente non ne farebbe uso. Quando da intrattenimento una tantum il Chem Sex si trasforma nella tua unica dimensione di vita, però è un problema. Col tempo fagocita tutto, pensi solo a quello: annulli gli appuntamenti con gli amici per continuare a partecipare a festini, disattendi gli impegni lavorativi. Finchè non va tutto a puttane e capisci che il piacere sessuale è solo una scusa che ti ripeti per non smettere, la verità è che il Chem Sex crea dipendenza. C’è il GHB, è liquida e si beve, in grandi quantità fa perdere conoscenza mentre a piccole dosi rende euforici, incrementa l’appetito sessuale e innalza la soglia del dolore. Pratiche sessuali come il fisting difficilmente sono fatte senza assumere Chem. Il mefedrone invece è in cristalli, si mangia, si sniffa o si inietta. Fa durare di più ma crea dipendenza psicologica. La droga peggiore però è il Crystal Meth. Ne basta una piccola quantità perché faccia effetto, ma a lungo termine ha controindicazioni devastante: causa tremori incontrollabili, perdite di memoria e fa marcire i denti. Fortunatamente nel nostro Paese costa tanto quindi si usa meno. Nel 2010 sono stato a Londra e si diceva che lì fossero più avanti, che si iniettassero anche sostanze endovena o intramuscolo. Vero. Ma ormai Milano non è da meno: due, forse anche tre persone su dieci, tra chi pratica Chem Sex, fanno slam, cioè si iniettano stupefacenti endovena. E quando cominci con le iniezioni, non ti puoi illudere che si tratti di un’esperienza sporadica, di un episodio. La siringa ti rende dipendente dal sesso, dai Chem Sex, dagli aghi. Con questi ultimi aumentano anche i rischi di contrarre Hiv o epatite C. Da quando ho smesso di usare sostanze collaboro con diverse realtà LGBTQ milanesi per far capire ai giovani che è possibile una vita diversa. Voglio fare in modo che tutta la merda che ho vissuto serva a qualcuno. Aver toccato il marcio di persona è utile, se vuoi aiutare altri ad uscire da una condizione simile. Ho l’Hiv, mi curo e vivo la mia vita tranquillamente. Ma in Italia essere sieropositivi è ancora uno stigma sociale”.

 

  • FINE PRIMA PARTE

 

FONTI: https://www.vice.com/it/article/vb9xd3/chemsex-in-italia-sesso-droghe

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/11/chemsex-cose-luso-di-droghe-per-migliorare-le-prestazioni-sessuali/4549684/

https://www.vanityfair.it/news/italia/16/03/09/intervista-chem-sex-omicidio-varani-roma

https://www.tpi.it/salute/chemsex-milano-boom-reportage-20190514313616/

https://www.gay.it/gay-life/news/sesso-droga-chemsex-teatro

https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://www.ayoungertheatre.com/review-the-chemsex-monologues-kings-head-theatre/&prev=search

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 10 ottobre 2019 da in arte e cultura con tag , .

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