Tre libri sopra il cielo

Blog dedicato alla letteratura M/M e Lgbt in tutte le sue sfaccettature

ARTE E CULTURA… CHEM SEX

 

Buongiorno amici e amiche di Tre Libri Sopra il Cielo, questa settimana concludiamo la rubrica relativa al Chem Sex parlando di teatro e dello spettacolo “The Chemsex Monologues”.

Buona lettura.

 

Nel 2016 al Dragonflies di Londra viene portato in scena “The Chesex Monologues” scritto da Patrick Cash e narrato da Rich Watkins. L’opera teatrale parla di un ragazzo che viene introdotto nella scena gay londinese e incontra un’ampia varietà di personaggi collegati alla comunità LGBTQ, esplorando il lato oscuro del Chem Sex e delle persone che ne fanno uso.

“The Chemsex Monologues” è una raccolta di cinque monologhi e ognuno di questi affronta il Chem Sex da prospettive diverse, alcune delle quali non ti aspetteresti di trovare in un’opera sulla comunità gay maschile. Infatti troviamo la migliore amica donna, l’infermiere dagli occhi chiari, la pornostar e l’anima perduta, e i monologhi da loro interpretati non vogliono né shockare né creare sensazionalismi, ma esplorano l’animo delle persone che vivono la scena dei locali gay, gente che si può incontrare tranquillamente ogni giorno a Londra. Il narratore, Rich Watkins, recita la parte di un giovane che rientra a Londra dopo del tempo passato all’estero e ha una notte particolarmente alcolica a Soho, la quale sfocia in una ancora più “edonistica” in un club di Vauxhall, dove incontra un ragazzo attraente e dolce che lo introduce al GHB e passa un’incredibile notte con lui.

I monologhi e le storie raccontate sono tutte collegate tra loro e il filo conduttore che collega l’uno all’altro è rappresentato da un ragazzo, meglio noto come anima perduta che seduce e introduce al Chem Sex.

Rich Watkins in un’intervista rilasciata ad Attitude parla dell’opera, racconta della reazione dei media e della sua personale esperienza come ragazzo gay di Londra:

“Ho amato l’opera dal momento in cui l’ho letta. Ho passato ore a discutere i monologhi con Patrick Cash, lo scrittore. L’abilità di Pat nell’entrare nel cuore di ogni personaggio che descrive è veramente speciale. In un paio di frasi tu capisci esattamente chi sia il personaggio e quale vita lo ha portato fino a questo punto. L’opera è veramente divertente grazie alla capacità e al talento dei miei colleghi, ma diventa viva quando entra nella verità emozionale della situazione dopo i momenti di commedia. Grazie alla direzione di Luke Davis l’opera ti fa ridere e poi improvvisamente si capovolge e colpisce duro, il che riflette la verità del mondo Chem Sex dove è tutto divertimento e giochi… finchè non lo è più.

Senza entrare nella mia vita privata posso dire che questo è un mondo che ho vissuto più e più volte, così tanto che comincio a credere che il Chem Sex sia parte di Londra come il Big Ben e il Tube. Penso sia difficile trovare un uomo gay londinese che non ha sentito l’impatto dell’onda Chem Sex. Essa è dappertutto, nei clubs di Vauxhall, negli edifici di Soho, nei locali sottoterra di Shoreditch. Quindi quest’opera è veramente importante. Trovo giusto che i media parlino del problema Chem Sex e trovo che la maggioranza dei reportage abbiano fatto un buon lavoro nell’aumentare la consapevolezza. Però questo è un problema veramente complesso, che va oltre al binomio droga e feste: noi sappiamo che i media hanno un’attitudine al sensazionalismo e questo è un vero pericolo, perché fa dimenticare che ci sono persone che sono coinvolte nel problema del Chem Sex. Quello che viene spesso ignorato è come la salute mentale possa essere condizionata da questo trend. Le conseguenze sulla salute mentale meritano altrettanta attenzione rispetto alle conseguenze fisiche.

C’è una scena bellissima in cui l’infermiere riflette su questa questione, chiedendosi perché così tanti uomini gay sentono il bisogno di essere altro da loro stessi. L’opera non dà una risposta sul perché, semplicemente non esiste una risposta che vada bene a tutti. Invece l’opera mostra la varietà di casi che compongono quel mondo e incoraggia l’audience a farsi una propria opinione su questo tema, ampio e complicato.

Mi verrebbe da dire che il Chem Sex riguarda tutti gli uomini gay. Che tu preferisca una tazza di tè a una dose, siamo una comunità, una comunità senza solidarietà. Sono nostri fratelli quelli nei clubs e poi negli ospedali e nelle cliniche. È solo mostrando solidarietà umana che andremo avanti come comunità, e il primo passo di questo è imparare tutto su qualcosa che possiamo non perdonare o capire. Inoltre, l’opera è veramente coinvolgente: è un’uscita che merita, ed è molto meno costosa del mefedrone”.

 

 

“Sono i nostri amici quelli nei club, poi negli ospedali, poi nelle cliniche”.

 

 

FONTI: https://www.vice.com/it/article/vb9xd3/chemsex-in-italia-sesso-droghe

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/11/chemsex-cose-luso-di-droghe-per-migliorare-le-prestazioni-sessuali/4549684/

https://www.vanityfair.it/news/italia/16/03/09/intervista-chem-sex-omicidio-varani-roma

https://www.tpi.it/salute/chemsex-milano-boom-reportage-20190514313616/

https://www.gay.it/gay-life/news/sesso-droga-chemsex-teatro

https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://www.ayoungertheatre.com/review-the-chemsex-monologues-kings-head-theatre/&prev=search

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 17 ottobre 2019 da in arte e cultura con tag , .

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