Tre libri sopra il cielo

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RECENSIONE: “MAROCCO SENZA VELI” di Flavio Ciabattoni – 20 Dicembre 2019

TITOLO: Marocco senza veli
AUTORE: Flavio Ciabattoni
CASA EDITRICE: Self Publishing
GENERE: Narrativa
PREZZO: € 2,99 su Amazon
DATA USCITA: 20 Dicembre 2019
LIVELLO DI SENSUALITA’: Basso

TRAMA: “Mohammed, il fatto che tanti musulmani, come te, vorrebbero trasferirsi in Europa significa che i cristiani e gli atei, che non hanno mai letto il Corano, hanno creato una società migliore dei musulmani, che invece ne seguono i precetti? Hesham, per te essere gay ed essere musulmani è una contraddizione? Marya, cosa pensi delle ragazze musulmane che non indossano il velo? Ahmed, qual è la differenza tra i terroristi dell’Isis e i neo-nazisti?” 

Marocco Senza Veli è il diario di un ragazzo che ha lasciato il posto fisso e una promettente carriera per inseguire il suo sogno di viaggiare in Medio Oriente. Pensereste che sia un libro pieno di risposte; su come scoprire le coordinate della felicità, su come trovare il proprio posto nel mondo, su come prendere la strada giusta. Invece questo è innanzitutto un libro di domande. Domande scomode, domande taboo, domande che bruciano; il genere di domande che invece di dare risposte fanno mareggiare nell’oceano del dubbio. Domande nate durante un viaggio in solitaria nelle profondità del Marocco, dall’Atlantico al Sahara, passando per città blu, oasi smeraldo, deserti rosa, fortezze dorate, il Ramadan e un té alla menta. L’unico punto di arrivo in questo libro è un ulteriore punto di partenza: aprire una finestra sull’Altro significa innanzitutto riaprire una porta su di Noi: Mediterraneo, Europa, Aristotele, Cristo, Sant’Agostino, Averroè, Alessandro Magno, Fallaci, Montanelli, Pasolini. E anche Calvino, che una volta scrisse: “L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà.”

 

Marocco senza veli è un libro che ho letto con molto interesse, che ho trovato davvero molto intrigante e appassionante.

L’autore, e protagonista, smessi i panni del lavoratore per una grande multinazionale in una altrettanto grande città cosmopolita, veste invece quelli del viaggiatore; una volta licenziatosi indossa il proverbiale zaino in spalla e si avventura verso il continente africano passando dalla Spagna, per poi arrivare a destinazione tramite battello per non perdersi niente del tragitto e immergersi gradualmente nell’atmosfera così particolare di un popolo che gli occidentali hanno sempre guardato con un po’ di diffidenza.

Devo ammettere che raggiungere il Marocco in battello, piuttosto che in aereo, ha il suo fascino. […] Dall’Andalusia al Marocco, dall’Europa all’Africa, nonostante si cambi continente, si può sentire l’energia che fluisce tra i due luoghi, come se il Mediterraneo ti sussurrasse nelle orecchie che centinaia di anni fa questi due angoli della terra condividevano spesso la stessa lingua, la stessa religione, la stessa cultura.

Il protagonista di questo viaggio lungo un mese ci porta con sé alla scoperta di usi e costumi, di usanze particolari, di un modo di fare così diverso, di un’atmosfera che si respira a pieni polmoni; ci porta con sé a visitare i monumenti più belli e maestosi, dei luoghi di culto in cui pare di entrare in un’altra dimensione, ci fa entrare nelle case degli amici che lo ospitano e ci fa sedere accanto a sé durante i pasti per osservare e perché no, confrontarsi con le proprie abitudini.

L’autore di questo libro/diario però non si limita a un racconto semplicistico delle sue avventure, degli imprevisti che possono capitare quando si viaggia specialmente in maniera così spontanea e avventurosa; quello che ho più apprezzato infatti è l’approfondimento per ogni singolo dettaglio, un andare al di là delle apparenze, un confrontarsi con le differenze e le uguaglianze senza giudicare a priori.

Il protagonista, durante tutto il suo viaggio, si confronta anche con se stesso, con i propri pregiudizi, con le cose che pensa di sapere ma che spesso non trovano riscontro con una realtà che credeva di conoscere; è un viaggio che serve anche a porre delle domande scomode ai ragazzi che in Marocco ci abitano e da cui non sono mai usciti, un viaggio che vuole sfatare dei luoghi comuni (o confermarli), facendosi aiutare proprio da chi è il destinatario di certi pregiudizi. Un viaggio che affronta molte tematiche, dalla religione alla politica, dalla sociologia ai diritti LGBT in un paese in cui essere gay è illegale ma che, alla fine, non applica più certe leggi barbare a patto che “certi comportamenti” avvengano nell’intimità delle proprie case.

Un viaggio appassionante, coinvolgente, approfondito ma non troppo pesante; singolare anche la scelta dell’autore di lasciare i dialoghi nella lingua in cui sono avvenuti: inglese, francese, spagnolo… tutti con le relative traduzioni, che potrebbero risultare forse un po’ ostici ma che comunque fanno parte di una scelta ben precisa dell’autore.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 27 febbraio 2020 da in Contemporaneo, narrativa, Recensione con tag , , , .

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