Tre libri sopra il cielo

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RECENSIONE: “IMBABAH” di Francesca Preziosi – 23 Luglio 2020

TITOLO: Imbabah
AUTORE: Francesca Preziosi
CASA EDITRICE: Self Publishing
GENERE: Contemporaneo
EBOOK:
PREZZO:  € 2,99 su Amazon
DATA DI USCITA: 23 Luglio 2020
LIVELLO DI SENSUALITA’: Alto
LINK PER L’ACQUISTO: Imbabah

TRAMA:  Sabbia. Sporco. Baracche.

È questo che Malik ha davanti agli occhi ogni giorno quando si sveglia nel suo tugurio a Imbabah, quartiere povero de Il Cairo. Ed è contro tutto questo che lotta per sopravvivere.  La vita è dura per i ragazzi come lui e la fame logora la forza di volontà fino a cancellare ogni sogno, desiderio, speranza. Rimane solo il bisogno di resistere, di arrivare alla fine della giornata, di portare a casa qualcosa da mangiare. Con ogni mezzo possibile. La prostituzione sembra l’unica, dolorosa, soluzione. Vendere il proprio corpo ogni notte, cercando di tenere in salvo il cuore per non impazzire, per rimanere integri e conservare un briciolo di dignità.

Ma tutte le sere, nel degrado di Imbabah, c’è qualcuno che torna a cercare Malik. Qualcuno che tiene a lui, nonostante le occhiaie profonde, la magrezza, le ferite invisibili. Raja è per Malik l’unica possibilità di lasciarsi alle spalle il Quartiere e la sua povertà, per sempre. Ma allora, perché è così difficile accettare il suo aiuto, afferrare la sua mano tesa e arrendersi?

La felicità sembra irraggiungibile nelle strade polverose di Imbabah, ma Raja è determinato e disposto a tutto pur di riprendersi la persona che ama e che gli appartiene da sempre. Perché a Imbabah se non combatti, muori. E Raja non lascerà che questo accada a Malik. Mai.

 

WARNING: Scene di violenza

 

Imbabah è il nuovo libro di Francesca Preziosi, un libro che si discosta decisamente dalle ambientazioni piene di vita che aveva raccontato fino a questo momento.

Il libro parla di storie di vita difficili, drammatiche, in cui la speranza non ha più dimora e quello che i vari personaggi sperimentano è la miseria più cupa; la miseria vera, la povertà più assoluta, il non avere da mangiare e da bere, il non potersi lavare, il non sapere se il giorno successivo ci sarà la possibilità di portarsi a casa qualche spicciolo per non morire di fame. Tutto questo in un contesto amaro e drammatico, in una periferia estremamente povera, un pezzetto di terra dimenticato da tutti dove non esiste umanità, ma è solo la legge del più forte a farla da padrone.

Qui Malik sopravvive a stento, in una baracca fatiscente che lui chiama casa e che è l’unica cosa che gli appartiene… nemmeno il suo corpo è più suo ma gli serve per raccattare quei pochi soldi che gli permettono di non morire di stenti, che usa spesso per pagare qualcuno che ha acqua in casa per farsi lavare i pochi stracci che ha, perché per vendersi serve essere pulito. Una tristezza che traspare e che rende questa storia drammatica e senza speranza, attraverso le parole di un protagonista che non ha più niente da perdere. La vita di Malik però si è incrociata, quando era solo un bambino, con quella di Raja, che fin da quando si sono conosciuti ha rappresentato per lui l’unica oasi in un deserto di miseria, l’unica luce capace di rischiarare il buio della sua vita; lui e Raja sono cresciuti insieme, si sono innamorati ma Raja era destinato a qualcosa in più, a non farsi inghiottire dalla periferia fatiscente e così il loro rapporto è andato deteriorandosi.

Una storia che inizia davvero in maniera drammatica, con un’ambientazione particolare che trasmette tristezza ma che alla fine diventa una storia di nuove occasioni, di speranza; una storia abbastanza utopica nel suo genere e nel contesto in cui è raccontata, forse permeata da un po’ di irrealtà ma ho apprezzato comunque il non voler accanirsi e permettere a questi due personaggi di avere un lieto fine.

La scrittura scorrevole permette di leggere in maniera godibile questo libro, nonostante appunto la storia così permeata di tristezza, ma ho notato purtroppo molte ripetizioni, sia di concetti espressi dai due protagonisti – concetti che vengono ripetuti numerose volte sempre alla stessa maniera – e la ripetizione del posto in cui è ambientata la storia; Imbabah viene ripetuto moltissime volte, e i personaggi ripetono davvero molte volte di trovarsi a Imbabah, di essere nati a vivere a Imbabah, di essere cittadini di Imbabah… insomma una ripetizione che ho trovato snervante da leggere.

A parte questi dettagli, è una storia interessante di nuove speranza e di rinascita, di riscatto per due protagonisti che, nati nella povertà e cresciuti nel disagio, riescono a riscattarsi e a vivere la propria vita.

 

 

 

 

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 28 luglio 2020 da in Contemporaneo, Recensione, Romance con tag , , , .

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