Tre libri sopra il cielo

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SEXY FOOD – Il desiderio in cucina

SEXY FOOD

Salve amici e amiche, oggi per la rubrica “Sexy food – Il desiderio in cucina”, parliamo del Re degli Eccitanti (anche se a me personalmente NON piace), il TARTUFO.

Buona lettura.

tartufo

Dal punto di vista storico, i Romani conoscevano e mangiavano i poco profumati “tartufi della sabbia” provenienti dall’Africa, ma già all’epoca la loro origine rappresentava un enigma. Plinio li inseriva fra le piante prodigiose e Apicio (importante gastronomo della Roma Antica) li proponeva nella sua raccolta di ricette.
In Europa, per quasi tutto il Medioevo, i tartufi non vennero considerati ma dalla seconda metà del Quattrocento vi fu un’inversione di tendenza.

Black truffles on a white background

Questi tuberi, specialmente i neri raccolti lungo gli Appennini, divennero in Italia un cibo ricercato e molto apprezzato dai potenti.
Numerosi fonti indicano che si utilizzavano le scrofe per cercarli e che erano cotti sotto la cenere o saltati in padella, per essere poi mangiati senza una precisa collocazione durante il pasto. A quel tempo, ai tartufi s’iniziarono ad attribuire anche virtù afrodisiache e Michele Savonarola (medico tra i più noti del ‘400 e nonno del più famoso Girolamo) li consigliava come alimento ideale per i vecchi che avevano una bella moglie.
Plàtina, erudito e gastronomo dell’epoca, non solo assegnò al tartufo un alto potere nutritivo ma lo definì: “un eccitante della lussuria…  servito spesso nei pruriginosi banchetti di uomini ricchi e raffinatissimi che desiderano essere meglio preparati ai piaceri di Venere”.
L’efficacia dei tartufi era così proverbiale da meritare una testimonianza letteraria di Pietro Aretino (drammaturgo e scrittore, autore dei “Sonetti Lussuriosi“), riferita a un vecchio che non riusciva a godere dei piaceri amorosi: “né per tartuffi, né per carcioffi, né per lattovari puoté mai drizzare il palo, e se pur l’alzava un poco, tosto ricadeva giuso…”.
Tutti i medici italiani del tempo concordavano sul potere afrodisiaco dei tartufi e alcuni ciarlatani preparavano e vendevano con lauti guadagni elisir d’amore a base della sua essenza.
I trattati italiani di gastronomia del Seicento parlavano del potere rinvigorente del tubero come un fatto scontato e la sua virtù non venne dimenticate neppure nelle memorie di Casanova.
Secondo Brillat Savarin (gastronomo francese), fino al 1780 il tartufo scarseggiava sopra le mense francesi ma nel 1825, anno di pubblicazione della sua “Fisiologia del Gusto“, grazie alla corroborante fama il suo consumo si era ormai diffuso.

Montona_4

In Italia, nella seconda metà dell’Ottocento, Paolo Mantegazza (antropologo e igienista) nel suo libro “Igiene dell’amore”, elencando gli alimenti afrodisiaci metteva in cima i tartufi. Poiché lo scienziato era il primo italiano a trattare e divulgare argomenti scabrosi, la sua notorietà diventata enorme contribuì a consolidare la fama del tubero.
Negli ultimi decenni del Novecento è stata avanzata un’ipotesi scientifica sulla virtù di stimolante sessuale del tartufo. Secondo questa teoria il suo odore, dovuto soprattutto all’androstenone, sostanza presente anche nel feromone del porco maschio, attirerebbe irresistibilmente le scrofe. Per analogia fra mondo animale e umano, si è ipotizzato che i tartufi avrebbero un effetto eccitante anche sul genere umano.

Ora la nostra ricetta per un primo piatto raffinato, molto semplice e veloce da preparare:

PAPPARDELLE AL TARTUFO E MASCARPONE

INGREDIENTI (per 4 persone):
330 gr di pappardelle all’uovo
250 gr di mascarpone
5 filetti sott’olio di acciughe
1 spicchio d’aglio
sale q.b.
tartufo pulito
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva

PREPARAZIONE

Fate dorare a fuoco dolce uno spicchio d’aglio con poco olio extravergine d’oliva, poi eliminatelo. Aggiungete i filetti di acciuga e fateli sciogliere per bene. Unite quindi il mascarpone e mescolate per amalgamare tutti gli ingredienti. Stemperate per pochi minuti a fuoco dolce e aggiustate di sale. Fate cuocere le pappardelle in una pentola capiente, con abbondante acqua salata e scolatele al dente. Unite la pasta alla crema al mascarpone e fatela saltare qualche istante in padella. Guarnite con delle scaglie sottili di tartufo nero e mescolate bene per fondere il tutto. Servite le pappardelle al tartufo con crema di mascarpone ben calde, guarnendo i piatti con le lamelle di tartufo grattugiate al momento.

Buon Appetito.

 

Selvaggia

fonti: http://www.wikipedia.org

http://www.taccuinistorici.it

http://www.socialchannel.it

 

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 20 novembre 2015 da in sexy food con tag , .

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